OGGI “LAST SPLASH” DEI BREEDERS COMPIE 25 ANNI

 
31 agosto 2018
 

Che band strana sono i (o le?) Breeders! Lo realizzo proprio ora che si celebra il quarto di secolo di questa pietra miliare, “Last Splash”, album che contiene uno dei più bei brani alternative di sempre, “Cannonball”.

La band nasce inizialmente come progetto parallelo, mentre Kim Deal milita nei Pixies ma viene tenuta ai margini del processo creativo da un sempre più egocentrico Blake Francis o Frank Black.
Allora con l’amica Tanya Donnelly dei Throwing Muses da vita alla prima formazione di The Breeders e registra alcuni demo, che propone ai manager della 4AD che già la contrattualizza coi Pixies. Ottiene un finanziamento di 11.000 dollari coi quali registra “Pod” a Edimburgo, assieme a Steve Albini.

L’album pubblicato nel 1990 e, pur piacendo alla critica, ottenne uno scarso successo commerciale.
Gli artisti tornano quindi alle band originarie, ma i Pixies ormai sono in parabola discendente e la Deal nel ‘91 decide di richiamare la sorella con la quale da bambina aveva già formato le Breeders per gioco. Le gemelle Kim e Kelley Deal cominciano a scrivere i brani dell’EP Safari e vanno in tour con i Nirvana nel 1992. La Donnelly poi fonda i Belly ed il line up si completa con Josephine Whigs al basso e Britt Walford (Slint) alla batteria, rimpiazzato poi sul filo di lana da Jim MacPherson.
Ascoltare The Breeders per tutti gli orfani dei Pixies era una sorta di rifugio, nel tentativo di sentire il prosieguo del sound unico e sublime dei folletti di Boston.

Quindi l’uscita di Safari prima e “Last Splash” poi l’avevo salutata con enorme entusiasmo.
Una registrazione low cost, tra Hollywood, San Francisco e Dayton, con produzione Kim Deal / Mark Freegard. Un sound dadaista, post punk, post college rock, post tutto; forse semplicemente “post”.
Già perché dopo tutto se ascoltiamo Cannonball non la riusciamo a classificare temporalmente né a capirne il genere: il batterista suona su tutto, anche l’asta dei piatti, c’è un fischio subacqueo, delle chitarre pesanti, i cori Pixies, un basso invadente, ma che strana cosa è questa?
E quel fiume in piena di “Divine Hammer”, una power ballad chitarrosa, cosa ci rappresenta? E quei suoni esotici di “No Aloha”?
La bizzarria di questo disco lascia spiazzati anche 25 anni dopo, ascoltandolo col senno di poi, forzatamente maturi ma ancora puerili nell’entusiasmo.
Ed ora mi sembrano più digeribili quelle ballate tipo “Do You Love Me Now”? oppure “Invisible Man”, avvolte in pattern di chitarre piuttosto pesanti. Oppure quelle scorribande che sanno di Beach Boys tipo “Flipside”.
Il brano che però consegna l’album alla storia per me rimane “Roi”, una ballad dal sound ruvido, con la voce lontana, sprofondata tra le sovrincisioni di chitarra e nella ritmica scomposta, con tanto di reprise nel finale.

Un altro pezzo di storia raggiunge un anniversario importante, le nozze d’argento con il nostro gusto post punk e alternative. Un album che ha segnato il definitivo tramonto di quei Pixies e tutto quello che hanno rappresentato, consegnandoli definitivamente alla leggenda, la cui ciliegina sulla torta è senz’altro l’ultimo scoscio, Last Splash.

The Breeders – “Last Splash”
Release Date:
31 agosto 1993
Durata: 39:38
Etichetta: 4AD
Produttore: Kim Deal, Mark Freegard

Tracklist:
1. New Year
2. Cannonball
3. Invisible Man
4. No Aloha
5. Roi
6. Do You Love Me Now?
7. Flipside
8. I Just Wanna Get Along
9. Mad Lucas
10. Divine Hammer
11. S.O.S.
12. Hag
13. Saints
14. Drivin’ on 9
15. Roi (Reprise)

 

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