LOW
Double Negative

[ Sub Pop - 2018 ]
8.5
 
Genere: slowcore, rock alternativo
Tags: ,
 
di
24 settembre 2018
 

25 Anni di attività, dodicesimo album: quantità e qualità per coloro che sono identificati come alfieri dello slowcore non sono mai mancate.

La co-produzione porta la firma di BJ Burton, il disco è stato registrato negli studi di Justin Vernon in Wisconsis: caratteristiche che avevano già contraddistinto il precedente “One and Sixes” del 2015, dove i paesaggi sonori tipici delle ultime evoluzioni Bon Iver avevano trovato un intrigante incastro col pianeta Low.

Premessa però fondamentale: “Double Negative” non è il seguito di niente, ed è un disco difficile. Molto difficile.

Il set strumentale è minimale, e diverso da quello del ricettario storico: pochissimi, quasi impercettibili i momenti di basso, batteria e chitarre. Effettistica, elettronica, synth, questo è l’armamentario di base.

Non devono trarre in inganno nemmeno le prime due tracce “Quorum” e “Dancing and Blood”: tra effetti sonori in repeat e le voci di Alan Sparhawk e Mimi Parker robotizzate, come campionate, modificate e distorte, la prima sensazione è quella di trovarsi al cospetto di un rito di iniziazione abulico, metafisico e pagano che prende forma e passo, con il suo cuore che comincia nitidamente a pulsare con “Fly”, dove è la melodia a farci lievitare, roteando su noi stessi in una dimensione sconosciuta ma che pare protettiva, calmifica, incantatrice.

E’ un movimento quasi impercettibile, e “Tempest”, così disturbata, aliena ed apocalittica, graffia il sistema nervoso come a ricordarci di respirare, ma ancora non sappiamo con certezza dove e chi siamo: continuiamo a lievitare senza gravità con la dolcezza di Mimi in “Always Up” che ci lascia lì, inermi, storditi.

Con “Always Trying to Work It Out” che cominciamo, lentamente, a muovere occhi,mani e braccia per capire quanto spazio abbiamo intorno, l’atmosfera è ancora rarefatta, dilatata, ma prende luce con le prime scariche elettriche, e le piccole dosi di ossigeno di “The Son, The Sun”: è un messaggio? Che siamo umani e non ologrammi? Possiamo, dobbiamo fare qualcosa?

Delicata la chitarra di “Dancing and Fire” disegna finalmente un paesaggio davanti a noi che prende colore rispetto alla scala di grigi che finora riuscivamo a percepire soltanto: siamo vivi, <…non è la fine, è solo la fine della speranza> canta Sparhawk per poi scomparire. Abbiamo un posto, finalmente, ma sembra ancora vuoto. Siamo soli. Esiste anche un tempo, e sembra poco, in esaurimento, questo vuole forse comunicarci “Poor Sucker” con la sue atmosfere spettrali. E’ il momento di reagire? E’ forse troppo tardi, ma c’è tempo. Perché i Low, da sempre impegnati e politicizzati, avranno sempre la loro visione cupa, negativa e nichilista, potranno anche dirci che non c’è speranza, ma questo non ha fermato loro, non deve fermare noi.

Troviamo la terra sotto i piedi finalmente, con “Rome (Always in The Dark)” ci possiamo alzare . L’aria è tossica, la luce poca, il tempo forse meno, la batteria assume traiettorie marziali, l’aria si fa più piena, la chitarra ferrosa e tagliente, prendiamo vigore: <… Let’s turn this thing before they take us out>, senza rabbia, cinico e spietato, Sparhawk è vicino a noi. No, non siamo soli, e ce la dobbiamo, possiamo fare. Abbiamo perso tanto, ma non tutto. Le armonie vocali di “Disarray” si muovono nel caos, il messaggio è chiaro adesso: il Male ci ha accecato, ha provato a ferirci con piccoli tagli fino a farci morire dissanguati, tutto quello che avevamo intorno è stato distrutto e non avevamo la lucidità di rendercene conto, ci ha depistati, confusi, storditi, corrotti, drogati. Non c’è speranza, ci dicevano; per poi però lasciarci l’ultimo, decisivo, imperdibile messaggio:  you’ve to learn to live a different way.

C’è ancora una verità, e vale la pena di lottare. “Double Negative”, lo ripetiamo, è un disco difficile, spirituale, da codificare,forse il passaggio più difficile degli ultimi tempi; i Low osano e rischiano tantissimo, ma creano qualcosa di fondamentale, a cui solo il tempo – e ne servirà – darà un valore oggettivo: il nostro compito è quello di entrarci dentro il prima possibile.

Tracklist
1. Quorum
2. Dancing and Blood
3. Fly
4. Tempest
5. Always Up
6. Always Trying to Work It Out
7. The Son, The Sun
8. Dancing And Fire
9. Poor Sucker
10. Rome (Always in the Dark)
11. Disarray
 
 

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