THE BEAUTIFUL ONES: I DISCHI CHE CI SONO PIU’ PIACIUTI A SETTEMBRE 2018

 
di
8 ottobre 2018
 

Con un altro mese ormai alle spalle ci concediamo un piccolo ma prezioso recap: The Beautiful Ones raccoglie le uscite discografiche, pubblicate negli ultimi 30 giorni, che più abbiamo apprezzato.

PAUL WELLER
True Meanings

[Parlophone]
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L’album non presenta criticità, sia a livello compositivo che di registrazione. A gusto personale non apprezzo particolarmente “Bowie” (nome non solo dell’artista, ma anche del figlio di Weller), ma, ripeto è meramente una questione personale. In conclusione, ascolto quasi obbligato, sia per chi apprezza da sempre ‘The Modfather’, ma anche da parte di chi non lo ha mai apprezzato più di tanto. Un disco dai toni autunnali che non potrà non emozionarvi. Concedetevi questo bel viaggio verso un ideale ‘Tranquility Lane’.
[Gioele Maiorca]

LOW
Double Negative
[SubPop]
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C’è ancora una verità, e vale la pena di lottare. “Double Negative”, lo ripetiamo, è un disco difficile, spirituale, da codificare,forse il passaggio più difficile degli ultimi tempi; i Low osano e rischiano tantissimo, ma creano qualcosa di fondamentale, a cui solo il tempo – e ne servirà – darà un valore oggettivo: il nostro compito è quello di entrarci dentro il prima possibile.
[Anban]

WILD NOTHING
Two, Geography
[42 Records]
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Un disco educato ed elegante, “Two, Geography” dimostra ancora una volta come il gruppo di stanza a Milano, nonostante la sua giovanissima età, sia dotato di classe e sappia regalare emozioni intense: un sophomore bello e decisamente convincente.
[Antonio Paolo Zucchelli]

BEAK>
>>>
[Invada]

I Beak> stanno facendo passi in avanti, aumentando le loro esibizioni live in giro per il mondo, e pur restando una band difficile al primo ascolto, si stanno lentamente muovendo verso il grande pubblico.
Terminato l’ascolto di “>>>” resta la sensazione di un album vero, nel quale i musicisti esprimono liberamente la loro creatività senza strizzare l’occhio all’ascoltatore, cosa oggi tanto apprezzabile quanto rara.
[Fabrizio Siliquini]

RICCARDO SINIGALLIA
Ciao Cuore
[Sugar]
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“A cuor leggero” corrisponde esattamente al concetto di perdita.
Un volo pindarico destinato tristemente all’abisso. Salire vertiginosamente e precipitare inesorabilmente.
“Perdersi sempre, ancora, prima di non perdersi mai più”.

Si chiude così “Ciao Cuore”.
Uno schiaffo fermo, stordisce e ci lascia a terra.
Poi magari torna lei, pronta a tenderci la mano.
Oppure forse la troveremo solo alla fine del nostro stesso braccio, la mano…[Francesco Staino]

SPIRITUALIZED
And Nothing Hurt
[And Nothing Hurt]

“And Nothing Hurt” tratteggia un mondo interiore non sempre facile, così come non lo è sempre stata la vita di chi lo ha creato. Trasuda di umanità, mai di perfezione; ispira riflessione, mai apatia.
Un altro, bellissimo gradino della scala di Pierce verso il compimento di se stesso e della sua musica.
[Giulia Zanichelli]

VILLAGERS
The Art Of Pretending To Swim
[Domino]
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Un album coraggioso e interessante, anche se non sempre perfetto, “The Art Of Pretending To Swim” porta Villagers a progredire in maniera evidente nel suo cammino, lasciando comunque intatta quella sua classe, sempre presente in ogni suo lavoro.
[Antonio Paolo Zucchelli]

 alt=MARISSA NADLER
For My Crimes
[Bella Union]
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Ma il meglio la Nadler lo da quando va oltre l’ordinario, descrivendo il momento in cui la storia d’amore diventa una violenta prigione in un gruppetto di canzoni da brividi come “Lover Release Me”, “All Out of Catastrophes” e “You’re Only Harmless When You Sleep”. Poche persone riescono a essere distanti come gli ex amanti scriveva tempo fa uno scrittore scozzese che si chiamava William McIlvanney. La Marissa Nadler di “For My Crimes” sarebbe perfettamente d’accordo.
[Valentina Natale]

THE CHILLS
Snow Bound
[Fire]
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Parlando di questo disco Martin Phillipps ha detto di voler creare una sorta di “Tapestry” di Carole King per punk con qualche primavera ormai alle spalle. Quelli che non possono più permettersi la cresta e non possono più ignorare i ragazzini che si fanno un selfie per strada ma restano anarchici e ribelli con dolcezza, capaci di reagire anche quando ricevono una brutta notizia dal medico. Ci è perfettamente riuscito. E il ritornello di “Bad Sugar” (“Even bad sugar makes bitter taste sweet”) è un’ottima filosofia di vita.
[Valentina Natale]

PRINCE
Piano & A Microphone 1983
[NPG, Warner Bros.]
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Un microfono, un pianoforte e una sensibilità unica: al Prince dei tempi migliori bastava davvero poco per dar vita a qualcosa di straordinario e imperdibile.
[Giuseppe Loris Ienco]

 

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