OGGI QUADROPHENIA DI THE WHO COMPIE 45 ANNI

 
19 ottobre 2018
 

Quarantacinque  anni fa il 19 ottobre 1973 usciva “Quadrophenia”, sesto album dei The Who, opera rock che narra le vicissitudini di Jimmy, un giovane dalle molteplici  personalità che, incapace di accettare la mediocre realtà in cui è costretto a vivere crede di trovare il significato della propria esistenza nel movimento dei Mods, per poi restarne inevitabilmente  deluso .

Il titolo dell’album fa ovviamente riferimento al termine schizofrenia, e nell’intenzione di Pete Townshend , che firma in solitaria tutti i brani, c’era non solo la volontà di descrivere il protagonista di questo album ma anche di citare  le diverse personalità dei componenti della band.

Che tra gli Who la pazzia fosse una componente quasi leggendaria, lo testimoniano le loro esibizioni degli anni 60 nelle quali spesso distruggevano tutto quello che c’era sul palco, o gli ingenti danni che provocavano agli hotel che avevano la sfortuna, o forse fortuna, di ospitarli.

Nonostante le loro intemperanze, The Who sono tra le band più grandi della storia del rock, spesso non ricordate abbastanza, formidabili in ogni singolo componente: Roger Daltrey, frontman di grande impatto ed energia, dotato di una voce incredibilmente unica e potente, Pete Townshend chitarrista dalla tecnica teatrale e precisa ed autore delle maggior parte delle canzoni, John Entwistle che ha riscritto la storia del basso ed è stato ed è fonte d’ispirazione per ogni bassista del mondo, e per finire il mitico Keith Moon il miglior batterista di tutti i tempi, il podio se lo contende  con John Bonham dei Led Zeppelin, personaggio incredibile scomparso prematuramente .

The Who avevano già firmato quella che può essere considerata la prima grande opera rock di successo, “Tommy”, capolavoro assoluto poi trasformato in un altrettanto formidabile film, diretto da Ken Russell, pieno di star internazionali.

Rispetto a “Tommy”, “Quadrophenia” ha una dimensione decisamente più rock, una costruzione più complessa e la presenza di una costante sensazione di tragedia incombente.

Il raffronto fra le due opere è sotto certi punti di vista molto interessante, se in “Tommy” il protagonista è un bambino che a causa di uno shock emotivo perde il contatto con la realtà diventando sordo, cieco e insensibile a qualsiasi sollecitazione, per poi ritrovarla da adulto ed essere guidato e sfruttato, in “Quadrophenia” abbiamo un percorso inverso in cui le certezze si rilevano effimere fino a far sprofondare il protagonista in una depressione paranoica irreversibile.

L’album firmato interamente da Pete Townshend è una grande opera rock che concede meno alla melodia pop per offrire una costruzione lirica unica, intensa e drammatica.

Quando l’album uscì il movimento Mod era già finito da anni e  la narrazione sembrava voler indicare la volontà di una netta chiusura con il passato, come a voler sottolineare che il movimento degli anni 60 non rappresentava nulla oltre a quello che era stato.

Townshend sembrava voler comunicare ai fans della prima ora degli Who e ai suoi compagni di avventura che l’età dell’adolescenza era finita, e che come Jimmy bisognava crescere o morire .

Se il tentativo era questo il risultato fu del tutto diverso, l’album, insieme all’ottimo film che verrà prodotto alcuni anni dopo, con un giovane e carismatico Sting ad interpretare Ace Face, una specie di re dei Mods, consegnò il movimento alla leggenda.

Per questo lavoro scegliere i brani migliori è praticamente impossibile poiché la qualità risulta alta in modo omogeneo , ma mi permetto di citare le mie preferite tra le quali “The Punk And The Godfather”, dove Jimmy è deluso dai suoi idoli musicali che cominciano a rivelarsi per quello che sono e non gli eroi che lui credeva, “I’m One” e la consapevolezza di poter contare solo su se stesso, “Bell Boy” con  l’incontro con Ace Face, mitico “re” Mods, vocalmente interpretato da Keith Moon, e infine “Love, Reign O’er Me” dove simbolicamente la pioggia lava ogni dolore e l’amore traccia finalmente una  speranza .

“Quadrophenia” nella sua claustrofobica e opprimente costruzione lirica, nel suo atteggiamento tragico, nella sua ricerca di un motivo di speranza e cambiamento,  è un opera universale che può benissimo essere  riletta con soddisfazione anche oggi,  sotto certi aspetti un capolavoro unico e sicuramente uno degli episodi più riusciti nella carriera degli Who  e nella storia del rock.

The Who – “Quadrophenia”
Data di pubblicazione:
19 ottobre 1973
Tracce: 17
Lunghezza: 81:42
Etichetta: Epic / Virgin
Produttori: The Who

Tracklist
1. I am the Sea
2. The Real Me
3. Quadrophenia
4. Cut My Hair
5. The Punk and the Godfather
6. I’m One
7. The Dirty Jobs
8. Helpless Dancer
9. Is It in My Head
10. I’ve Had Enough
11. 5:15
12. Sea and Sand
13. Drowned
14. Bell Boy
15. Doctor Jimmy
16. The Rock
17. Love, Reign O’er Me

 

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