OGGI “VS.” DEI PEARL JAM COMPIE 25 ANNI

 
19 ottobre 2018
 

La pecora immortalata sulla copertina di “Vs.” rappresenta alla perfezione lo stato d’animo dei Pearl Jam nell’autunno del 1993. Un animale chiuso in gabbia ma tenace, pronto a lottare con tutte le forze per difendere la propria dignità di essere nato libero. In questo loro secondo lavoro in studio Eddie Vedder e compagni iniziano a mordere la rete del mainstream, mostrando i denti a un’industria discografica che, dopo l’immenso successo del debutto “Ten”, non voleva altro che spremere fino all’ultima goccia le mammelle dell’ennesima vacca grassa proveniente da Seattle.

In tutta risposta il quintetto consegnò ai dirigenti della Epic un album dal potenziale commerciale molto inferiore – se non nullo – rispetto al fortunatissimo predecessore, privo di singoloni da piazzare nelle heavy rotation radiofoniche e, soprattutto, videoclip per accaparrarsi l’attenzione della MTV Generation. Quello che sulla carta poteva trasformarsi in un terribile suicidio artistico si rivelò invece una scelta coraggiosa e coerente che impressionò favorevolmente i fan statunitensi che, ad appena cinque giorni dall’uscita di “Vs.”, consegnarono a Eddie Vedder, Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament e Dave Abbruzzese lo scettro di Paperon de’ Paperoni del grunge.

Vendere 950mila copie di un album in meno di una settimana è un’impresa che oggi non riuscirebbe neanche a regine del marketing quali Adele o Taylor Swift. Nel 1993, invece, tale risultato da Guinness dei primati (nessun disco prima di “Vs.” aveva mai venduto così tanto e così velocemente negli Stati Uniti) arrivò dopo una campagna pubblicitaria ridotta all’osso. Con la potenza di un ariete e la fame di un lupo, i Pearl Jam asfaltarono la concorrenza e raggiunsero la vetta della Billboard 200 (restandoci per un mese abbondante!) con un lavoro tosto, grezzo e sporco come non ne avrebbero più fatti in seguito.

Basso profilo e “cinque contro uno” per spezzare il monopolio della musica usa e getta: far partire il seguito di “Ten” – che, come sicuramente ben ricorderete, si chiudeva sulle note della splendida ballad “Release” – con granate incendiarie del calibro di “Go” e “Animal” mise subito in chiaro una cosa: i Pearl Jam non volevano assolutamente ripetersi. Chi sperava in nuovi inni da stadio sullo stile di “Alive” o “Even Flow”, si ritrovò travolto da bordate funk/punk di estrema violenza (“Blood”, ancora oggi uno dei brani più abrasivi mai prodotti dai nostri), rantoli grunge (in “Leash” al buon Eddie per poco non gli partono le corde vocali), tonnellate di percussioni tribali (“W.M.A.”) e hard rock viscido e lurido come la coda di un ratto (“Rats”, per l’appunto).

In questo apparentemente inscalfibile muro di decibel, tuttavia, è la luce più soffice che filtra timidamente dalle crepe a lasciare davvero il segno. Non c’è “Just Breathe” che tenga: la melensa ballata che pochi anni fa fece scoprire la band a una generazione cresciuta a Vasco e Ligabue impallidisce di fronte alla magnificenza acustica di due gioielli folk come “Daughter” e “Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town”. E alla solitudine e alla desolazione che tingono di blues il lento lamento psichedelico di “Indifference”, fa da contraltare il sollievo di lasciarsi alle spalle qualche spiacevole ricordo e vederlo rimpicciolire in lontananza dallo “specchietto retrovisore”.

Un riff ossessivo e alienante che esplode in uno dei ritornelli più belli ed emozionanti della storia recente del rock: “Rearviewmirror” è un capolavoro di energia e melodia reso ancor più indimenticabile dall’epico assolo di chitarra di Mike McCready e dall’ennesima prova da gigante di Eddie Vedder dietro il microfono. Cara Rita Pavone, tu lo hai mai scritto un pezzo così?

Pearl Jam – “Vs.”
Data di pubblicazione: 19 ottobre 1993
Tracce: 12
Lunghezza: 46:11
Etichetta: Epic
Produttore: Brendan O’Brien, Pearl Jam

Tracklist:
1. Go
2. Animal
3. Daughter
4. Glorified G
5. Dissident
6. W.M.A.
7. Blood
8. Rearviewmirror
9. Rats
10. Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
11. Leash
12. Indifference

 

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