““WHERE WE WERE TOGETHER” LETTERALMENTE SIGNIFICA CHE C’ERA QUALSIASI COSA CHE POTEVAMO CONDIVIDERE TRA DI NOI”. LA NOSTRA INTERVISTA CON I SAY SUE ME

 
2 novembre 2018
 

I Say Sue Me sono una band indie-pop proveniente da Busan in Corea Del Sud. Negli ultimi anni il giovane gruppo asiatico si è fatto apprezzare per la sua sensibilità melodica e il recente secondo album, “Where We Were Together”, uscito lo scorso marzo, gli ha dato una buona visibilità e gli ha fatto ottenere parecchi consensi. Ora i Say Sue Me sono in tour in Europa e domenica 4 novembre suoneranno al Circolo Ohibò di Milano per la loro unica data nel nostro paese. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere con loro via e-mail e farci raccontare del recente album, delle influenze, dei vinili e anche del SXSW di Austin. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao, come state? Benvenuti sulle pagine di Indieforbunnies.com. Per prima cosa vi chiedo gentilmente di introdurre la vostra band ai nostri lettori. Quando avete iniziato a fare musica insieme?

Sumi (voce, chitarra): Siamo i Say Sue Me, una band indie-rock di quattro elementi di Busan, Corea Del Sud. Alle scuole elementari il nostro chitarrista Byungkyu ha incontrato il nostro bassista Jaeyoung e ha pensato: “Perché il naso di questo ragazzo cola così tanto?”. Sono diventati amici e hanno suonato la chitarra insieme fino a quando non hanno incontrato il nostro vecchio batterista, Semin, alla high school. Per alcuni anni loro tre hanno suonato insieme in alcune band fino all’inverno del 2012. In realtà io (Sumi) ero una loro fan e a loro è piaciuta la mia voce, così mi hanno offerto un posto come cantante in una nuova band, che sarebbe poi diventata i Say Sue Me.

Suonerete a Milano tra pochi giorni. Credo che sia la vostra prima volta qui in Italia, non è vero? Che cosa vi aaspettate dalla vostra data italiana? Siete contenti di venire a suonare nel nostro paese?

Forse un anno fa o poco più non avremmo nemmeno immaginato che saremmo venuti a suonare in Italia. C’è questo stereotipo che vede gli italiani come molto entusiasti, quindi speriamo che il nostro concerto venga seguito con grande passione.

Il vostro secondo LP, “Where We Were Together”, è uscito lo scorso aprile: vi posso chiedere da dove proviene questo titolo? C’è un significato particolare dietro a questo nome?

Il titolo è stato preso dal testo di “Just Joking Around”. Questa è una canzone che abbiamo scritto pensando a Semin (che ha dovuto lasciare la band, dopo un incidente che lo ha tenuto in uno stato di semicoma per due anni, ndr) e a come speravamo di ritornare in tutti quei posti in cui lui era stato. La canzone è stata completata appena prima di registrare il nostro secondo album, “Where We Were Together”, e la registrazione è stata effettuata nello stesso momento.
“Where We Were Together” letteralmente significa che c’era qualsiasi cosa che potevamo condividere tra di noi, come i posti in cui ci vedevamo, le persone con cui avevamo festeggiato alla follia, tutte le cose delle quali condividevamo lo stesso gusto, le conversazioni che avevamo e la musica che abbiamo suonato insieme. Spesso ci accorgiamo che i ricordi dei posti e delle persone sono collegati tra loro e abbiamo tanta nostalgia dei luoghi che abbiamo frequentato insieme, così abbiamo deciso di usare questo titolo.

A parte il forzato cambio del batterista, quale pensate siano stati i principali cambiamenti rispetto ai vostri lavori precedenti? Come etichettereste il vostro sound?

Non è cambiato molto. Le persone che ascoltano la nostra musica parlano spesso del mare, quindi sembra che la nostra musica sia disegnata da quel mondo di luce solare, onde e spiagge illuminate dalla luna, come pensare a vecchi ricordi in modo triste ma disorientato, solitario ma strano.

Quali sono state le vostre maggiori influenze, sia musicali che non musicali, per il vostro nuovo album? Di che cosa parlano i vostri testi?

La sensazione della nostra musica dipende veramente dalla stagione e dal tempo metereologico con cui abbiamo scritto una canzone. Per quanto riguarda i testi ci sono principalmente due casi: ci piace lamentarci dei problemi quotidiani, ma ci piace anche eleogiare le cose che amiamo. In questo momento la maggior parte dei nostri testi parla del nostro ex batterista, Semin. A dire il vero la metà del nostro secondo album parla di lui.

Il vostro singolo pù recente, “Just Joking Around”, è abbastanza diverso rispetto al vostro materiale precedente: è influenzato dall’alt-rock anni ’90 e da band come Pavement e Pixies. Credete che sia qualcosa che potrete ripetere in futuro?

Byungkyu (chitarra): Probabilmente sì. Ho scritto la maggior parte di “Just Joking Around” quando suonavo ancora nella band prima dei Say Sue Me. A dire il vero sono un grande fan di Stephen Malkmus e dei Pavement. Stavo ascoltando molto spesso un album di Stephen Malkmus & The Jicks, chiamato “Real Emotional Trash”, quando ho scritto la canzone e sono stato influenzato molto dal suo stile di scrittura.

Che cosa ci potete dire del processo creativo all’interno della vostra band? C’è qualche persona in particolare che scrive i testi o la musica o si tratta di un processo collaborativo? Di solito cosa arriva prima, la musica o i testi?

Il nostro chitarrista Byungkyu scrive una canzone e prepara le linee guida, poi la condivide con gli altri componenti della band e, una volta che la musica è pronta, Sumi aggiunge i testi.

Ho visto che pubblicate il vostro materiale anche in vinile: che cosa ne pensate di questo formato? Vi piace collezionarli?

Il vinile è sempre molto bello. La gente pensa che la nostra musica sia nostalgica e quindi sembra funzionare perfettamente con il vinile. Nessuno di noi colleziona vinili. Alcune volte mi capita di comprare un disco da regalare.

Suonerete al SXSW di Austin nel marzo del prossimo anno: siete contenti di ciò? Avete già suonato lì anche quest’anno: che cosa ne pensate di questo festival? Vi piace o lo trovate troppo caotico?

Ci sono tantissime band davvero interessanti che suonano lì e noi siamo molto contenti di essere parte di quel festival. Sebbene ci siano veramente molte persone, credo che proprio questa sia la principale attrazione del festival.

Un’ultima domanda: potete scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa intervista?

In realtà è difficile scegliere una canzone da raccomandare, perché tutte potrebbero andare bene, ma se ne dobbiamo sceglierne solo una, allora raccomandiamo “One Week”. Non sappiamo perché, ma “One Week” ha il ritmo più divertente.

 

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