OGGI “UNDER A BLOOD RED SKY” DEGLI U2 COMPIE 35 ANNI

 
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7 novembre 2018
 

Ci sono live che nascono per esigenze di contratto, perché “bisogna farlo” per raccattare gli ultimi soldi, ma anche live che vengono trasportati su audio perché si deve “completare l’opera”. Io, in questo caso, la vedo così. “Under A Blood Red Sky” ha questa funzione fondamentale: il punto esclamativo, il mattone finale, dopo la trilogia iniziale degli U2. Dischi vivi, sentiti, fisici e nello stesso tempo spirituali, album che hanno segnato il passaggio dall’infanzia all’età adulta. E’ il momento di guardarsi allo specchio e di vedere quale volto e quali cicatrici ha lasciato questo trittico meraviglioso.

Bene, questo mini-album uscito nel lontano 1983 incarna perfettamente questa mia visione appena descritta. E’ il momento di far sapere a tutti che, in casa U2, non è cresciuto solo il bimbo innocente che era sulla copertina di “Boy” e che poi si ritrova, spaurito, su quella di “War”, no, sono cresciuti anche quei 4 musicisti irlandesi che ora hanno fiato, forza e personalità per gridare a pieni polmoni la loro musica, il loro rock. Si, perché “Under A Blood Red Sky” è una testimonianza maiuscola, energica e intensa di quello che è il rock viscerale dei primi U2, quello diretto, quello che ti entra dentro ed esplode nella ritmica di Larry e Adam, così come nelle chitarre rabbiose e cariche di The Edge e sopratutto nella voce ancora grezza e potentissima di Bono.

Solo 8 pezzi che vanno a pescare da tre differenti live, ovvero Denver (Colorado), Boston (Massachusetts) e Sankt Goarshausen (Germania). Un live che non può non essere completato dalla visione del video del concerto, perché quel filmato, a tratti sgranato e con la pellicola rovinata, è elemento di completamento assolutamente necessario per capire, ancora meglio, cosa riuscivano a trasmettere “quegli” U2 nei loro live e per vedere anche l’impatto iconografico, incentrato sulla bandiera bianca.

In questi 35 minuti troviamo i punti più conosciuti di quei primi lavori, insieme a una perla come “Party Girl” (era una b-side) che spesso ricorrerà nei futuri live e “11 O’Clock Tick Tock”, anche in questo caso un singolo non contenuto sugli album. La potenza di “Gloria” e “Sunday Bloody Sunday” (introdotta dalle parole di Bono che diventano subito leggenda), la trascinante “I Will Follow”, tutto è così d’impatto che lascia senza fiato perché l’empatia è immediata e fortissima, ma se dobbiamo citare un brano, beh, non possiamo esimerci dal farlo per la splendida “The Electric Co”, esplosione post-punk/wave che canalizza rabbia e potenza nel lavoro sublime di The Edge. Da notare come nella versione americana (sicuramente per questioni di diritti) manchi il frammento in cui Bono intona “la la la la America“. Durante “New Year’s Day”, Bono cambia un pezzo di testo, non ripetendo il titolo del live ma, vista la giornata decisamente ostica dal punto di vista climatico, dicendo “Under a thunder cloud and rain“. Scelta decisamente azzeccata.

Si chiude con la toccante e morbida “40” (brano in cui Adam s’improvvisava chitarrista e Edge bassista), con il pubblico che intona la melodia finale e ogni volta è da pelle d’oca: con tutto il rispetto, parere personale sia chiaro, un brano così farebbe ancora la sua ottima figura in chiusura di live, piuttosto che l’attuale “13 (There Is a Light)”, eccessivamente melodrammatica.

Dopo quel cielo rosso sangue gli U2 cambieranno pelle e sonorità. Sarà però ancora il rosso a indicare la via maestra, il rosso di un fuoco che sarà, fin da subito, indimenticabile…

U2 – “Under A Blood Red Sky”
Release Date:
7 novembre 1983
Durata: 35:22
Etichetta: Island Records
Produttore: Jimmy Iovine

Tracklist:
Gloria
11 O’Clock Tick Tock
I Will Follow
Party Girl
Sunday Bloody Sunday
The Electric Co.
New Year’s Day
40

 

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