““A PLACE IN THE SUN” è UN TITOLO CHE RIASSUME IL DISCO.” LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON DYLAN MONDEGREEN IN VISTA DELL’USCITA DEL SUO QUINTO ALBUM

 
8 novembre 2018
 

A distanza di oltre due anni dal precedente, “Every Little Step”, il norvegese Dylan Mondegreen tornerà in questi giorni (venerdì 9 novembre) con un nuovo LP – il suo quinto – chiamato “A Place In The Sun”. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per contattare via e-mail il gentilissimo Børge Sildnes, questo il suo vero nome, e farci raccontare qualche dettaglio sul suo nuovo lavoro, sulle sue influenze, sulla sua collaborazione con il produttore Ian Catt e anche sui suoi possibili programmi futuri. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Dylan, benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies.com. Il tuo quinto album, “A Place In The Sun”, sarà pubblicato tra pochi giorni: sei contento? Ci puoi raccontare cosa è successo in questi due anni e mezzo tra la pubblicazione del nuovo disco e quella del tuo precedente, “Every Little Step”?
Grazie! Sono sempre contento quando esce un nuovo disco e sono molto ansioso di farlo ascoltare. Dal mio ultimo album la cosa più importante che mi è successa è stata ovviamente la nascita di mio figlio. Ho avuto un permesso di quattro mesi per paternità, in cui sono potuto rimanere a casa e registrare chitarra e voce, mentre il piccolo dormiva. Oltre a fare musica ho due figli e un lavoro a tempo pieno, così le ore che ho a disposizione per creare sono piuttosto limitate. Comunque l’album era quasi completato circa un anno fa. Ci è voluto del tempo per mettere i ritocchi finali e anche per realizzare il prodotto fisico.

Nei giorni scorsi stavo riguardando il video della title-track del tuo nuovo disco: sembra che la ballerina georgiana Nadia Bunturi si adatti perfettamente alla canzone. C’è un senso di armonia universale nel suo modo di danzare, lo stesso che si puo’ trovare anche all’interno della tua canzone. Sei d’accordo?
Sì, sono molto contento di quel video. L’idea venne alla regista Katalina Bakradze, che voleva lavorare insieme a Nadia da tanto tempo. Credo che si adatti molto bene alla canzone. I testi sono un po’ politici, ma parlano anche del senso di appartenenza e del trovare casa. Penso che il video enfatizzi l’ultima parte in modo sottile. Credo che ciò si adatti con l’universo di Dylan Mondegreen. Si parla soprattutto della sottigliezza e non delle sensazioni e delle espressioni esagerate.

Ian Catt (Saint Etienne, Stars) ti ha aiutato a produrre il tuo nuovo album: come ti sei trovato a lavorare con lui? Avevi già collaborato con lui, quindi penso che per te fosse una buona scelta: è così?
Avevo lavorato con lui sul mio terzo album, “Dylan Mondegreen” ed ero rimasto molto soddisfatto del suo risultato. L’ultima volta volevo fare qualcosa di un po’ più veloce che avesse un live feeling e non pensavo che Ian si potesse adattare perfettamente a ciò. Per “A Place In The Sun”, invece, credo che fosse la scelta perfetta. E’ un disco molto dettagliato ed elaborato, con più strati e con paesaggi sonori pieni di arrangiamenti. L’altra volta avevamo lavorato insieme nel suo studio, ma questa volta ci siamo mandati i file avanti e indietro tra il Regno Unito e la Norvegia, così l’intero processo è stato più lungo. Credo che comunque all’inizio avessimo una sensazione reciproca su come questo disco avrebbe dovuto suonare. Voglio anche menzionare Rune Berg qui in Norvegia, che si è occupato della maggior parte delle registrazioni di base e in seguito mi ha dato parecchi input durante il processo di produzione.

“A Place In The Sun” è veramente un titolo molto brillante e devo ammettere che mi piace molto: ti posso chiedere da dove viene? Credi che ci sia un significato positivo dietro a questo?
Non sono sicuro su come sia uscito questo titolo, è finito in qualche modo nel testo della title-track e credo che dica qualcosa di bello sull’appartenere a qualche luogo e trovare la pace. E guardando ai testi finiti del disco sento che tutte quelle canzoni possono essere connesse con quel titolo.

Finora abbiamo ascoltato un paio di canzoni dal tuo nuovo disco, “A Place In The Sun” e “The Best Thing”. Per favore puoi dire ai nostri lettori qualcosa di più sul tuo album? Quali sono stati i principali cambiamenti rispetto ai tuoi lavori precedenti? Di che cosa parlano i tuoi testi?
Ci sono nove canzoni sul nuovo disco. Credo che i testi siano cambiati molto. Alcuni sono un po’ politici, ma sempre in un modo sottile. Negli ultimi miei due album mi ero concentrato soprattutto sulla famiglia e sul diventare padre. Su questo disco sembra che ciò vi faccia parte, ma non in modo molto ovvio, forse solo in una canzone. Come ti dicevo prima “A Place In The Sun” è un titolo che riassume il disco. Parla molto di trovare il posto a cui appartieni, di dove sei a casa e di dove vuoi essere nella vita.
A livello musicale è probabilmente il mio disco più prodotto. Ci sono molti arrangiamenti e suoni diversi. Inoltre c’è anche una fantastica orchestra d’archi di trenta elementi che suona in maniera fantastica. Volevo che l’arrangiamento fosse ritmato, ma allo stesso tempo molto leggero, così ci sono molte percussioni che prendono più spazio rispetto alla batteria. E’ nostalgico, malinconico e ha ritmo – ovviamente in una maniera molto sottile.

Parlando del tuo nuovo disco, ci puoi dire quali sono state le tue maggiori influenze musicali? Che cosa stavi ascoltando, mentre scrivevi il tuo nuovo album?
Ho ascoltato così tanta musica, è veramente difficile da dire. A dire il vero non ascoltavo musica, mentre scrivevo il disco, ma nella mia mente pensavo spesso a “Moon Safari” degli Air e a “A Grand Love Theme” di Kid Loco. Magari puoi sentire ciò in alcune parti, come negli archi, nelle percussioni e in alcune delle chitarre. Inoltre ho ascoltato molta musica classica / ambient contemporanea come Nils Frahm, Biosphere e A Winged Victory For The Sullen. Ci sono cose più atmosferiche sull’album e lo puoi sentire specialmente negli intro delle canzoni.

Hai già programmato qualche concerto in Europa per i prossimi mesi? Ci sarà possibilità di rivederti anche qui in Italia, magari nel 2019?
No, non ho ancora programmato nessun concerto per ora. Non è facile viaggiare e stare molto in tour in questo periodo, così scelgo i miei concerti in maniera saggia. Ho fatto un piccolo tour in Italia nel 2013 e sicuramente prenderò ancora in considerazione qualcosa del genere, se qualcuno me lo dovesse chiedere.

Ho visto che realizzerai il tuo album anche in Giappone (via Fastcut Records): che reazione ti aspetti dai tuoi fan giapponesi? Hai già una fanbase solida là? C’è qualche possibilità che tu vada in tour in Giappone il prossimo anno?
Sì, la Fastcut realizzerà il mio disco in vinile. Hanno realizzato tutti i miei dischi in Giappone e sono stato in tour là già tre volte. E’ una fanbase piccola, ma fedele. Sono molto gentili ed educati e mi diverto molto ad andare in tour là. Non ho ancora in programma di andare in Giappone per il momento, è un viaggio lungo, ma mi piacerebbe tornare.

Ho visto che realizzi la tua musica in vinile: che cosa ne pensi di questo formato che è ritornato ancora in auge dopo parecchi anni? Ti piace?
Mi piace l’aspetto e la sensazione del vinile e credo che il mio nuovo LP abbia davvero un aspetto molto bello. Onestamente, però, sono un problema da produrre. Così tante cose possono andare storte e sono costosi da produrre e da spedire. Il nuovo album sarà pubblicato anche in cd. Credo che i cd siano sottovalutati!

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa intervista?
Deve essere “A Place In The Sun”.

 

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