MERCURY REV: IL NUOVO ALBUM SI CHIAMA “BOBBIE GENTRY’S THE DELTA SWEETE REVISITED”

 
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14 novembre 2018
 

I Mercury Rev annunciano oggi il loro nuovo album “Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited” in uscita l’8 febbraio su Bella union. L’album è una rivisitazione del capolavoro dimenticato di Bobby Gentry e vede la collaborazione di numerose cantanti, tra le quali Norah Jones, Hope Sandoval, Beth Orton, Lucinda Williams, Rachel Goswell, Vashti Bunyan, Marissa Nadler, Susanne Sundfør, Phoebe Bridgers, Margo Price, Kaela Sinclair, Carice Van Houten e Laetitia Sadier.

“Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited” è il tributo devoto e affettuoso ad un album che aveva anticipato di ben tre decadi il loro album definitivo del 1998 “Deserter’s Songs”, una spedizione nell’America trascendentale. Dal loro rifugio per registrare, nelle Catskill Montains di New York, i membri fondatori Jonathan Donahue e Grasshopper con Jesse Chandler (precedentemente nella band texana Midlake) onorano il trionfo creativo di Gentry con ingegno ed eleganza.

Nell’LP del 1968 Gentry apre con un richiamo esultante, “Okolona River Bottom Band”, come se stesse conducendo un ballo in un granaio con i Rolling Stones e gli Hot Five di Louis Armstrong. Norah Jones introduce se stessa con sensualità, come Sarah Vaughan a capo di un coro. In “Sermon” (il singolo), Margo Price canta come una sopravvissuta all’esplosione di colore e groove innescata dai Mercury Rev: un pezzo forte nella storia del band, con “The Light In You” del 2015 e “See You on the Other Side” del 1995.

Gentry è ancora presente nonostante i cambiamenti. Il suo altalenare dall’orgoglio al dolore nella confusione malinconica di “Penduli Pendulum” (“When goodbye serves as/My one amusement”) è ancora più esplicito nella versione di Vashti Bunyan che con la sua intimità si pone in contrasto alla brillantezza giovanile di Kaela Sinclair, ora parte del progetto elettronico M83. E in “Courtyard”, il finale disperato di archi e arpeggi di chitarra diventa, grazie ai Mercury Rev un krautrock dove la cantante inglese Beth Orton vaga, come Gentry, attraverso le rovine di una perdita profonda e memorie lontane.

“Ode To Billie Joe” non c’è nella versione del ’68 di “Delta Sweete”. Ma i Mercury Rev tornano a quel tavolo imbandito per la cena, con Lucinda Williams, creando un legame ispirato, richiamando i fantasmi e i problemi del Sud, ancora presenti. Gentry, che si ritirò dalle scene negli anni ’70, pare che viva ad un paio d’ore di macchina dal ponte che la rese famosa, mentre gli spiriti che libera con “The Delta Sweete” sono ancora irrequieti e coinvolgenti come 50 anni fa.

 

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