“SIAMO UN PO’ DEI BRYAN FERRY CON CORAZZE D’ACCIAIO”: SCOPRIAMO MEGLIO IL MONDO DEI FAVOLOSI TIN WOODMAN

 
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14 novembre 2018
 

Dannati Tin Woodman. Uno arriva a novembre e pensa di aver già compilato a dovere la lista dei dischi dell’anno. Sbaglio colossale. Impossibile non fare i conti con le creazioni sonore retro-futuristiche di Simone Ferrari e Davide Chiari, che, aiutati dal robot Tin, hanno realizzato uno dei dischi più accattivanti e appiccicosi dell’anno. Si va a scuola di pop qui e, mentre ci sorprendiamo per le mille influenze che sentiamo, cercando di capire come diavolo hanno fatto a pescarle e mixarle in questo modo delizioso, ecco che i nostri piedi e la nostra testa vanno (giustamente) per i fatti loro e il dancefloor casalingo diventa una necessità più che un dato di fatto.

“Azkadellia” ci apre le porte del mondo sonoro di Tin Woodman. Il nostro consiglio è di darci una sbirciata al più presto, magari iniziando proprio da questa piacevolissima chiacchierata…

Ciao Simone e Davide, come state? Da dove ci scrivete?
D&S : Ciao a tutti! Stiamo molto bene, vi scriviamo da un piccola birreria-paninoteca, in un
piccolo paesino a sud di Brescia. Dopo le prove ci rifugiamo sempre qui. E’ caldo, confortevole, wifi free e mettono i video di Prince.

Allora, partiamo dalla domanda più scontata, ma doverosa. Come si è passati da
Jules Not Jude e Alley ai Tin Woodman?
S : Per caso, per puro caso. Durante l’ultimo tour sia dei JnJ che di Alley, Io e Davide ci
incontravamo spesso nei locali bresciani. Davide insisteva perché andassi a vedere il suo
studio di registrazione “completamente” analogico. Ho pensato fosse un’ idea carina e nuova, insomma mi aveva incuriosito. E’ durante quell’ incontro che è nata l’idea di suonare insieme, con un registratore a nastro. Un attimo dopo, c’era Tin Woodman, un Robot musicista venuto da Wautah con un registratore nella pancia, un anima arcade che strizza l’occhietto alla West Coast.

L’uomo di latta nel Mago di Oz vorrebbe un cuore nuovo, ma forse il vostro Tin
Woodman un cuore musicale decisamente eterogeneo ce l’ha sempre avuto fin dalla sua creazione, o sbaglio?
D : Si, non abbiamo fatto altro che rimettere in funzione il suo registratore magnetico Fostex E16. Quest’ultimo batteva forte per Prince, Run DMC, Beach Boys e Roxy Music ed ora non può che fare lo stesso per la musica che facciamo assieme a lui, ci piace che una macchina come Tin possa provare in qualche modo questo tipo di emozione e preferenza, come noi del resto.

Suonare in giro senza avere ancora un disco da promuovere potrebbe non essere facile, voi invece ci siete riusciti, in un momento in cui trovare date è tutt’altro che
semplice. Qual’è stato il vostro segreto?
S: Segreto? Nessun segreto. Solo un sacco di perserveranza. Avevamo in mano una manciata di canzoni, un Ep dal titolo intrigante, un Robot e l’ Etichetta Discografica di un Gatto (‘Bello Records’) che ci ha sostenuto fin dall’ inizio. Il resto è venuto da sé ed è stato divertentissimo!

L’EP “Metal Sexual Toy Boy” era stato il vostro intrigante biglietto da visita. Era già “chiaro” che sarebbe arrivato un disco o stavate ancora tastando il terreno?
S: Macchè! Sapevamo di voler fare un disco ma non avremmo mai immaginato che dopo
meno di anno ci saremmo trovati a pubblicarne uno sul serio. In un periodo poi dove
nessuno li pubblica piu ;).
Invece dopo pochi mesi dall’uscita dell’ Ep, i ragazzi di Bello Records ci han chiesto se avessimo pronto anche un disco. Non nell’ immediato ma dopo tre musica matta e disperatissima avevamo “Azkadellia”.

Dal disco traspare una vivacità esplosiva e coinvolgente, eppure a tratti siete
magicamente psichedelici e onirici, mentre in altri frangenti ci trascinate in pista a ballare e sudare come forsennati. Due facce di una sola medaglia direi, che ne
pensate?
D: Tin, io e Simone siamo dei lupi di mare, degli animali notturni e a noi piace l’azione. Ma
dentro di noi un cuore beat e new romantic sprigiona protoni d’amore ad ogni battito.
Viene di conseguenza che l’arpeggio ed il sentimento hanno spazio fondamentale come l’hard beat che scuote le nostre e le vostre natiche sul dancefloor. Siamo un po’ dei Bryan Ferry con corazze d’acciaio.

Simone, fin dai Jules Not Jude hai sempre avuto in mente una tua idea di pop, con
riferimenti ben precisi. Ora mi permetto di dire che, grazie all’interazione di Davide, la parola pop ha assunto nuove forme e colori cangianti, ma quello che è semprerimasto vivo è lo spunto melodico: cambia la forma ma l’obiettivo melodia non manca mai, vero?
S: Non è proprio questo il concetto di POP? La mia idea di pop aveva dei riferimenti che si sono sposati con totale naturalezza ai riferimenti di Davide. Ho voluto sperimentarmi, vedermi in altra veste, vedere la mia musica con un abito differente. Ho potuto lavorare anche su musica non mia. E’ un po’ smontarsi e ricostruirsi, scoprire poi di essere gli stessi ma nuovi. E piacersi di più, perché in quel momento va così.

Gli anni ’80. Da meta ripudiata a punto di arrivo decisamente ricercato, in questo
periodo storico. Voi non avete mai fatto mistero di apprezzarli, ma li “sporcate” con sonorità che indicano un retaggio e una cultura musicale altissima. Che l’uomo di latta, in quanto robot, abbia una vasta conoscenza è scontato, ma voi, umani, ci sorprendete per un gusto davvero enciclopedico che abbraccia 40 anni di musica…
S : Credo sia il complimento più bello che mi abbiano fatto, supera di gran lunga quello sul
fatto che ho dei capelli lisci e morbidissimi.
D : Granpa Woodie diceva sempre a Tin: “L’uomo è come una spugna, lo imbevi di acqua
e lui ti restituirà acqua. Cammina accanto a Dave e Simon, due new romantics veri…tu
darai loro acqua e ti restituiranno essenza di rose e oro e sapienza.

Posso dirvi che “Barber Lover” meriterebbe di essere inclusa di getto nella colonna sonora di ‘Flashdance’? Il maestro Moroder apprezzerebbe di certo…
S : Certo che puoi dirlo! Da piccolo avrò visto ‘Flashdance’ almeno un migliaio di volte (ho
una sorella che è ballerina di danza classica). “Maniac” di Michael Sembello mi è stata
tatuata nel cervello! Moroder? Dici? Troppo, troppo non riesco nemmeno ad immaginarlo.

Certo che la chiusura con “Zephyr” (e la successiva ghost track) è davvero suggestiva. Dopo tante battute incalzanti ecco un finale perfetto, che sembra fatto apposta per liberare la mente e scaricare, con una specie di rilassamento, energie fisiche accumulate. Non credo proprio che il disco si chiuda così per caso.
D: Noi ce ne andiamo così: con la sigaretta accesa, sul finire della notte mentre l’alba si prende nuova luce da dietro l’orizzonte. Camminando, ma facendolo sempre a tempo. I titoli di coda scendono come zaffiri luccicanti dalle stelle…insomma, capisci che l’immaginario non è per nulla simile ad un “Ciao, ciao…è stato bello, bene, bravi!”. Una serata sbagliata, come quella che inizialmente descrive la canzone, non può inghiottirti nelle sue tenebre…solo tu, che allontani il male da te e da tutt’intorno soffiando il fumo fuori dai tuoi polmoni, puoi salvare il mondo.

Mondo sonoro ma anche mondo visivo, estetico ed iconografico quello di Tin Woodman. Quanto conta (se conta ovviamente), oggi giorno, anche lavorare su questi aspetti?
S: Ho sempre pensato che la musica non fosse solo un concetto strettamente legato al senso dell’ udito. E’ la forma d’arte più completa secondo me. E’ quindi doveroso, per una band, un lavoro anche sulla propria immagine, sul mondo che desidera rappresentare.
Sull’ estetica del proprio progetto e tutto ciò, per noi, conta molto. Ad inizio anni ’90 ci si è allontanati tantissimo da quest’ idea, ottenendo però l’effetto contrario creando un’ estetica
generazionale che si porta avanti da decenni. Quindi si, è molto importante lavorare su questi aspetti. E’ un lavoro ponderato, attento e sentito non un “atteggiamento”, idea superficiale per pochi frettolosi.

Ma lo sapete che pure David Lynch è un grande fan del ‘Mago di Oz’? Dite che potrebbe anche diventare un fan della vostra musica?
D: Sarebbe bellissimo se gli piacesse la nostra musica. E se Tin dovesse finire in una cittadina di montagna dove accadono strani fenomeni? E se il pavimento si allungasse sotto i piedi di un nanetto dal linguaggio incomprensibile? Se Laura Palmer dovesse baciare Tin legato ad una sedia piccolissima?

 

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