“PENSO CHE ‘ISLANDS’ CATTURI L’ESSENZA DELLA BAND”: NE PARLIAMO CON MARK HAMILTON, BASSISTA DEGLI ASH, FRA POCO IN ITALIA

 
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26 novembre 2018
 

Immortali Ash. Tim Wheeler, Rick McMurray e Mark Hamilton sembrano avere trovato la formula della perenne giovinezza, se non altro dal punto di vista dell’approccio e del piacere di fare quello che amano, ovvero suonare. Poi in realtà l’ultimo album “Islands” sa anche essere decisamente riflessivo e maturo. Il 3 dicembre questi paladini del rock irlandese (ricordiamo che si sono formati nel 1992) saranno al Legend Club di Milano: quale migliore occasione per scambiare due chiacchiere con loro in vista del live?

Ci risponde, con grande gentilezza, il bassista Mark.

Ciao ragazzi, come va? Da dove state scrivendo?
Ciao e buona giornata anche a te! Al momento siamo seduti su un treno velocissimo che viaggia a 283 km all’ora verso Tokyo, sgranocchiando snack, dopo uno spettacolo trionfale a Osaka la scorsa notte.

Inizierò con una domanda che mi è rimasta li da un po’ di tempo: perché (nel 2007) avevate annunciato che “Twilight Of The Innocent” sarebbe stato il vostro ultimo disco? Vi sentivate davvero alla fine della corsa per il formato tradizionale degli album o eravate proprio stanchi della solita routine “singolo/album/tour…”?
Ci eravamo annoiati del ciclo classico di, ogni 3 anni, album / tour e volevamo cambiare e provare qualcosa di diverso. All’epoca le vendite degli album stavano precipitando e lo streaming non era ancora nemmeno nei pensieri. Pensavamo che un servizio in abbonamento fosse un’idea interessante e avere delle uscite regolari, ogni settimana, che ci avrebbe eccitato ad entrare in studio e ad affrontare quella che poi divenne la serie “A-Z”, 26 singoli usciti nel corso di un anno. Abbiamo finito per registrare oltre 50 canzoni, il momento più prolifico di tutta la nostra carriera. Dopo aver intrapreso un progetto di quella scala, beh, siamo stati abbastanza felici di tornare di nuovo agli album.

L’anno scorso ho avuto la fortuna di intervistare gli Otherkin, una giovane band di Dublino che amo. Mi hanno detto che guardano agli Ash con ammirazione e come punto di riferimento. Come ci si sente ad essere un simbolo per le band irlandesi così giovani?
Quei ragazzi sono proprio bravi, con loro abbiamo suonato in una bella serie di show. È decisamente bello essere tenuto in grande considerazione da altre band più giovani di “casa tua”. Noi guardavamo a gruppi come Therapy? e agli U2 ed è bello aiutare o spingere altre nuove band a fare il primo passo. Cerca i Brand New Friend, faranno con noi gli show irlandesi alla fine dell’anno. Hanno canzoni pop davvero orecchiabili e sono molto divertenti dal vivo.

Il nuovo album ha punti in contatto con il passato (il ritorno ad Infectious, per esempio, che per molti fan avrebbe potuto significare un disco puramente pop-punk), ma allo stesso tempo, mostra novità nel suono (questa volta non sempre avete il piede premuto sull’acceleratore) e nei testi di Tim, che sono spesso pieni di rimpianti (anche se “Buzzkill” mostra il tuo lato più spensierato). Tutto questo per dire che, forse come non mai, siete in perfetto equilibrio: uno sguardo al passato, la consapevolezza della maturità e il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo. Cosa ne pensi?
È davvero bello da parte tua dire che abbiamo trovato il nostro equilibrio. Penso che “Islands” catturi l’essenza degli Ash, ma con fiducia per provare anche alcune direzioni diverse. Lo giudico anche un album molto personale con intuizioni sulla vulnerabilità e il dolore della rottura con una persona.

In molte recensioni, anche in Italia, si nota come il tour con i Weezer abbia, in qualche modo, influenzato il vostro suono per questo disco. Pensi che sia successo? Forse anche inconsciamente?
Abbiamo sempre amato i Weezer e siamo stati in tour per la prima volta nel ’96 con loro. Penso che entrambe le band amino le forti melodie pop con chitarre altissime e sia Rivers che Tim sanno come gestire un assolo! Anzi, penso che un epico assolo tra quei due sarebbe il “duello del secolo”!

C’è qualche vostra canzone classica che, ogni tanto, vi piacerebbe rimuovere dalla scaletta di un concerto ma poi pensi…”se non la suoniamo, i fan saliranno sul palco e ci picchieranno”?
Non proprio…adoriamo tutte le nostre canzoni. Sono tutti i nostri bambini.

La parola “isola” mi ricorda “isola deserta”. Quali sono i 5 dischi che porteresti su un’isola deserta?
Nevermind (Nirvana). Goo (Sonic Youth). Pinkerton (Weezer). Bossanova (Pixies). London Calling (The Clash).

La copertina dell’album è davvero un omaggio a “Star Wars”? Puoi confermarlo?
Quella è Skellig Michael, al largo del Kerry, e sì, è un tributo all’isola in cui si trova in esilio Luke nei nuovi film di Star Wars.

Avete realizzato molti video nella vostra carriera. A volte mi chiedo se il tuo preferito, Mark, rimane “Oh Yeah”, visto che in quel video passi molto tempo a baciare una bella ragazza, se non ricordo male.
Ah, ero così ubriaco di Gin durante quella ripresa che non ricordo più nulla di tutto quello che è successo!

Vi ho visti live molte volte in questi anni e mi sono sempre divertito molto. Eppure ho un incredibile ricordo della prima volta che vi incrociai: marzo 1996, eravate a Milano, seduti tra il pubblico al concerto degli Oasis. È stato incredibile vedervi lì. Ricordo di aver fatto delle foto con voi e Tim mi ha detto che amava gli Oasis, ma che un giorno ci sarebbe stato Ash su quel grande palcoscenico. Il tempo è passato, gli Oasis se ne sono andati, gli Ash ci sono ancora. Pensi ancora con affetto a quegli anni?
Gli anni ’90 sono stati per noi un momento molto emozionante, c’erano così tante grandi band in quel periodo e un sacco di dissolutezze e pazzie da ricordare con affetto. Quei tempi sono ormai lontani, ma ripensiamo al tutto con piacere e ridiamo di come, a volte, facevamo davvero delle cose assurde. Stare in giro con gente come Black Grape e Menswear a terrorizzare il personale dell’hotel con gli estintori. Ahahah. Eravamo giovani e stupidi!

Grazie ancora ragazzi. C’è una canzone in questo album che vi piace particolarmente e che possiamo usare come colonna sonora per concludere questa intervista?
Grazie a te. Sul brano direi “Confessions In The Pool”, una delle canzoni migliori dell’ultimo album, con un buon video fuori di testa.

 

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