DIANA – AND YOU CAN’T BUILD THE NIGHT

[ Manita Dischi - 2018 ]
7
 
Genere: Elettronica
Tags:
 
28 novembre 2018
 

C’è un mashup su YouTube ormai abbastanza datato, si parla di sette anni fa, con più di trecentomila views; un po’ una chicca trash per cultori, insomma, ma che vale la pena rispolverare ogni tanto. La canzone incriminata è la fusione tra “Felicità” di Albano e Romina e “New Error” dei Moderat mixata dai PSNZZT (qui il video). “An you can’t build the night” di Diana, progetto nato nel 2015 di Roberta Arena, fa venire in mente, a chi scrive, questo scontro/incontro tra due sonorità opposte.

Non è uno scherzo, né tantomeno una critica, “Felicità Moderat(a)”, apparentemente un divertissement, apre a livelli musicali particolari. Musica italiana su basi esclusivamente elettroniche: Cosmo vi dice niente? La tipica canzone italiana, cantata da sei o sette generazioni, si incontra con i mostri sacri dell’elettronica, idm, o qualsivoglia genere si voglia inserirli. Il risultato se da una parte fa ridere, dall’altra porta la gente (italiana) che va ad un concerto dei Moderat a canticchiare “Felicità” sopra la musica della band tedesca, questo vorrà pur dire qualcosa.

Diana lega sapientemente questi due ambiti in un esordio discografico già maturo. Canta in italiano e in inglese e in“Se l’amore non è un’astronave” le utilizza entrambe, fonde bene l’elettronica con strumenti analogici, come la chitarra, e riesce a trasmettere in pieno la sua personalità. Emergono in pieno questi due aspetti se si confrontano l’acustica “And you can’t build the night”, che dà nome all’album, e “Lost”, brano di apertura, decisamente tra i più riusciti.

Melodie fresche, come nel singolo “He was angry”, nel quale occorre evidenziare i brillanti riff di chitarra, o nel successivo “Feel you”, si fanno portatrici di una sonorità malinconica, ma efficace. Tentativo riuscito anche in “Ottanta”, sia con gli accordi dissonanti della chitarra che con i vocalizzi nel ritornello.

L’unica critica, se si vuol definire tale, è l’andamento un po’ ripetitivo, ma, ragionando in un’altra ottica, diventa funzionale, se visto in un contesto di trance, di psichedelia elettronica, di immersione totale all’interno della musica di Diana. “Se l’amore non è un’astronave” è il manifesto di questo concetto.

“Life is bad” prosegue sulla scia malinconica di cui sopra: troppi input, troppi stimoli esterni pesano come un macigno sulle strofe, per poi frantumarsi sul ritornello, anche in questo caso arricchito dai motivi elettrici.

“And you can’t build the night” ha la sua ragion d’essere: “Gli uomini mediocri, quelli cioè che i Romani solevano chiamare “vulgares” o che da se stessi si autodefiniscono pratici, per il fatto che non riescono ad elevarsi da alcuni dati della conoscenza empirica ai principi universali del Sapere” (Giuseppe Mannarino, ”La Ragion d’essere della Filosofia”) e Roberta Arena, Diana, non è per niente mediocre, essendo riuscita a fondere più sonorità guardandole da una prospettiva più ampia. In un’intervista ha raccontato di aver composto nei ritagli di tempo, quando poteva; a volte l’ingenuità e il lasciarsi trasportare dalle sensazioni senza cercare la perfezione o il mestiere ripaga.

Tracklist
1. Lost
2. Ottanta
3. Nostalgia di Saturno
4. He Was Angry
5. Feel You
6. Se l’amore non è un’astronave
7. Life is Bad
8. And You Can’t Build the Night
9. Festival
 
 

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