WEEKLY RADAR #36: IN DEED

 
di
28 novembre 2018
 

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Ogni settimana vi racconteremo una band o un artista ‘nascosto’ che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…

Ci sono storie che vale la pena raccontare.

Come quella degli In Deed, gruppo svedese che ad inizio anni 2000 piazzò un ottimo singolo dal tiro jangle pop (“Apologize”) con relativa buona diffusione radiofonica specie in terra d’origine, e un seguente album (“At 4000 Meters”) bello luccicante, con evidenti influenze britpop, qualche tocco di shoegaze, melodico, divertente e dagli agganci furbi e ben riusciti.

E da lì, il silenzio. E la sensazione dell’ennesimo, dimenticato, fuoco di paglia. Con la cantante Linda Karslberg che nel mentre si sposa con il batterista della band, Marcus Segersvard, ed ognuno che si fa la propria vita, e la propria famiglia.

E’ con interesse quindi che ritroviamo ai giorni d’oggi questi non più giovani scandinavi, appassionati come un tempo e come se oltre 16 anni non fossero passati, rimettersi in gioco con l’entusiasmo degli esordi creando ancora del power pop solare e contagioso quindi uscirsene con l’album “Everest” (2017) e singoli come “Heart Attack” e “Don’t Need Don’t Care”, con aggiunta di nuovi membri e la conferma del chitarrista/compositore Richard Ohm a tracciare comete abbaglianti di elettrica dal sapore ’90s come niente fosse. E quella facilità innata e mai sopita nel trovare i giusti inneschi e le seguenti code melodiche, con naturalezza, gusto, attrattività.

E con l’album, riecco per il 2018 anche le esibizioni dal vivo, alcune date in Inghilterra – compresa quella allo storico The Cavern Club di Liverpool – e un’armonia ritrovata. O che, forse, non era mai stata perduta.

Perché il tempo scorre ma la passione, quella no, non ha età e non conosce orologi e calendari.
Il nuovo video è, saggiamente, riservato alla sonica e graffiante “Heart Attack”, con queste chitarre che ci rombano e fischiano intorno, senza perdere un grammo dello spunto melodico.

Quindi, bentornati In Deed! Con la speranza che, stavolta, il seguito ci sarà quanto prima…

 

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