WEEKLY RADAR #37: GERRY CINNAMON

 
di
5 dicembre 2018
 

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Ogni settimana vi racconteremo una band o un artista ‘nascosto’ che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…

In patria, qualcosa di simile ad un working class hero.

Parliamo di Gerry Cinnamon, all’anagrafe Gerry Crosbie, un ragazzotto 33enne scozzese cresciuto ascoltando Beatles, Bob Dylan, Oasis e (verrebbe da dire…) Stone Roses.

Il primo gruppo (i Cinnamons, appunto), qualche concerto in piccoli locali che pian piano enumerano il pieno, quindi la crescita con due anni di fila al T in The Park (2015 e 2016) ed al TRNSMT (2017 e 2018), un premio come migliore performance live agli Scottish Alternative Music Award quindi due album (il minialbum “Kampfire Vampire”, due tracce, ed “Erratic Cinematic”, LP del 2017 che entra nei primi 10 posti delle charts scozzesi). Ed un pubblico sempre più affezionato ed entusiasta, che riempie ogni singola data in giro per la Scozia e non solo.

Fortemente critico nei confronti dell’attuale industria musicale, specie per la mercificazione ad essa connessa e l’esaltazione di personaggi sempre più qualitativamente mediocri, Gerry Cinnamon è uno di quegli artisti che fanno bene al cuore e che si vedono sempre più raramente, chitarra acustica a tracolla ed armonica a supporto, pronto a scaldare le folle con ballate energetiche e senza tempo, fischiettando e cantando con quell’accento spiccatamente scottish testi su sentimenti semplici, quotidiani, a volte nonsense, dal gusto marcatamente folk e provinciale, che puntano dritto alla folla fatta di gente comune, abbracciandola nell’anima.

Provare per credere la contagiosa e genuina “Sometimes” o pezzi come “Lullaby”, con la voce/sampler di Peter Finch come intro e il suo sangue country, che non possono che farti muovere, ballare, sorridere, sognare; ma il talento si nota anche quando ci si addentra in territori più sconsolati ed intimi come in “Erratic Cinematic” e il suo arpeggio da focolare notturno stile vecchio West o il carico nostalgico di brani come “Keysies” o “Diamonds in the Mud” che ti cullano e ti accarezzano.

Signore e signori, qua le chiacchiere stanno a zero: siamo di fronte a delle perle. E ad un fenomeno che non ha nessuna intenzione di fermarsi. La strada è segnata, imboccatela il prima possibile, non ve ne pentirete.

 

 

 

 

 

 

 

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