TOP TEN ALBUM 2018 DI SERGIO APPIANI

 
22 Dicembre 2018
 

#10) SPIRITUALIZED
And Nothing Hurt
[Polyvinyl/Transgressive]
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Jason Pierce è riuscito nell’impresa si creare un capolavoro stando seduto su una poltrona ed utilizzando un computer anzichè una vera sala d’incisione. Il risultato è straordinario con brani che si trasformano in sinfonie: sicuramente destinati a fare da colonna sonora durante il pranzo di Natale! Ultimo album Spiritualizzato? Speriamo proprio di no…

#9) RON GALLO
Sturdust Birthday Party
[New West]
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La ricerca interiore per evolversi è il tema di questo sophomore dell’artista americano che sta creandosi uno spazio compositivo del tutto personale che varia dal classico punk rock per dirigersi verso suoni che ricordano i Talking Heads del mitico Byrne. Certo il paragone potrebbe essere azzardato ma Ron non teme confronti e se l’evoluzione continua teniamoci forte.

#8) DREAM WIFE
Dream Wife
[Lucky Number]
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Le tre ragazze di Londra che formarono un gruppo con il sogno di andare in Canada a fare un Tour non solo ce l’hanno fatta ma hanno pure inciso un diabolico album dove Rakel Mjöll ci ipnotizza con quel modo di cantare suo caratteristico, forse esaltando il suo accento islandese. Che dire di Alice Go ed il suo modo personalissimo d’interpretare il pezzo con riff seducenti e ruffiani. Il tutto condito da una strepitosa sezione ritmica dove Bella Podpadec padroneggia con maestria le quattro corde. Ascoltatevi F.U.U. ed il femminismo in salsa indie è servito.

#7) GRAHAM COXON
The End Of The Fucking World (Original Songs & Soundtrack)
[Autoprodotto]
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Forse perchè la serie televisiva mi aveva affascinato parecchio, forse per premiare uno dei chitarristi più influenti -ma immeritatamente lasciato nell’ombra dai riflettori sempre puntati sul Damon Albarn– che ho particolarmente apprezzato questo album (o colonna sonora). A cinque anni da “A+E” queste sedici piccole perle ci regalano un Coxon poliedrico. Possiamo apprezzarlo con brani tipicamente Blur per spaziare in atmosfere western alla Tarantino o classicamente country. Spesso facendosi accompagnare dall’acustica Graham appare in splendida forma, libero di svariare ci fa omaggio di attimi di gradite distrazioni…

#6) SHAME
Songs Of Praise
[Dead Ocean]
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La band di Londra raccoglie in questo album d’esordio i brani scritti negli ultimi due anni. Charlie Steen, leader della band, ha il coraggio di esprimere tutta la sua rabbia nei testi, proprio come negli anni d’oro del punk. Musicalmente sono perfetti: suonano insieme sin dai tempi delle scuole medie, un post punk dove la voce di Steel si esalta e soprattutto sa coinvolgere e esaltare chi lo ascolta. Dopo i Fat White Family da Brixton un’altra bella realtà!

#5) FUCKED UP
Dose Your Dreams
[Merge]
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Quando si nomina, parlando di un disco, il termine “opera Rock” ci si rizzano le orecchie per l’importanza e il valore che tale disco innegabilmente dovrebbe avere. Ebbene sì, Mike Haliechuk (autore della parte musicale) e Damian Abraham (testi e storico urlatore) sono artefici e causa di un’opera degna di tal nome. 18 capitoli per una storia fantastica dove David Eliade ed i sogni sono protagonisti, che lo spettacolo abbia inizio!

#4) IDLES
Joy As An Act Of Resistance
[Partisan]
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Mi sono tremendamente piaciuti sin dal loro primo album “Brutalism”. Mi attrae quel loro essere così crudi e soprattutto il coraggio del leader Joe Talbot nello scrivere testi di denuncia ma anche l’aver trattato di esperienze personali, come la perdita di un figlio. Coinvolgenti e trascinanti, una vera forza della natura dal vivo, insieme a Shame e Cabbage sono una solida realtà del panorama post-punk inglese. Non è una difficile scommessa prevedere il brillante futuro della band di Bristol.

#3) FLASHER
Constant Image
[Domino]
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Con il loro debutto “Constant Image” i Flasher hanno fatto centro. Forse per il mio grande amore per i Priests da cui il chitarrista Taylor Muliz proviene (nei Priests era il bassista), ho ascoltato con grande interesse questo lavoro, un post-punk moderno, frenetico ma non impaziente, con melodie pop ammiccanti e con l’utilizzo sapiente ed armonizzante delle tre voci (con gli altri due componenti, il bassista Danny Saperstein e la batterista Emma Baker). La già florida scena punk di Washington si arricchisce di un nuovo diamante, ma noi, in questo caso, dell’abbondanza non ci lamentiamo di certo…

#2) ROLLING BLACKOUTS COASTAL FEVER
Hope Downs
[Sub Pop]
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Sono una forza della natura questi cinque ragazzi di Melbourne che dopo un ben accolto EP uscito nel 2017 hanno sbalordito critica e pubblico con questo superbo “Hope Downs”, album che segna anche il loro debutto sulla lunga distanza. La particolarità della band è la presenza di tre chitarristi che sanno come amalgamarsi senza farsi ombra l’un con l’altro. Spiccato senso melodico e ritmi molto veloci fanno di “Hope Downs” un album freschissimo ed attuale. Una bellissima sorpresa.

#1) PHANTASTIC FERNITURE
Phantastic Ferniture
[Polyvinyl/Transgressive ]
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Julia Jacklin si era già meritata una buona notorietà con i suoi lavori solisti. Con questa nuova esperienza (essere parte di una band) l’artista di Sidney ha potuto spogliarsi degli abiti fin troppo tradizionali di cantante folk per aprirsi ad un più ampio spettro interpretativo che possiamo goderci in ogni brano Di un debutto davvero sontuoso. La band nata per gioco come progetto secondario dei tre componenti, alternativo alle loro carriere soliste, ha prodotto, almeno per me, il miglior album dell’anno! Indie rock da incorniciare.

 

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