TOP ALBUM 2018 DI BEN MORO

 
26 Dicembre 2018
 

#10) COURTNEY BARNETT
Tell Me How You Really Feel
[Milk! Records/MOM+POP/Marathon]
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Le atmosfere degli album di Courtney Barnett mi rapiscono all’istante e questo “Tell Me How You Really Feel” effettivamente si è conquistato molto del mio tempo. Forse qualitativamente non ai livelli del dettagliato “Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit” ma sicuramente uno degli album più importanti del mio 2018.

#9) DJANGO DJANGO
Marble Skies
[Because Music]
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Ritmica, ritmica, ritmica. Adoro il comparto ritmico di questa band, mi fa voglia di di scendere in pista a ballare che nel mio caso è tutto un dire. Un album parecchio criticato, che secondo me se valutato a tutto tondo ha un suo perché. Basta ascoltare le cavalcate “Tic Tac Toe” o “Further” per rendersi conto di cosa stiamo parlando.

#8) THE BLINDERS
Columbia
[Modern Sky Entertainment]
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Che album questo debutto dei Blinders. Tre giovanissimi inglesi che sanno fare la cosa migliore al mondo, suonare. Stile, gusto, personalità, tutte caratteristiche che troverete in questo album alternative Garage Rock intitolato “Columbia”. Suoni riverberati ma rock’n roll al massimo che a volte introducono l’ascoltatore ad un paesaggio al limite del duello Western, una voce rauca, grezza, urlata e un comparto ritmico incalzante per un album quasi perfetto.

#7) DEAD SEA
Colorate
[Pias Recordings]

Ho scoperto questo gruppo ad un concerto degli Slowdive e me ne sono innamorato all’istante. Un Electronic Synth-Pop dalle sfaccettature Shoegaze e Dream Pop, cosa volere di più dalla vita? Una cena con la cantante? Anche, si.
Ma non è questo il nocciolo della questione perché questi ragazzi Parigini sono veramente ipnotici, e questo Colorate si è fatto attendere, ma come si dice l’attesa è stata ripagata alla grande.

#6) FRIGS
Basic Behaviour
[Arts & Crafts Productions]

Che dire. Album di debutto magnifico per questa band Canadese dalle forti influenze noise. Mettete PJ Harvey a cantare con i Sonic Youth con un po’ più di grinta e rabbia e avrete trovato i Frigs, capaci di stupire pezzo dopo pezzo sempre di più. Un album spettacolare per gli amanti del genere, caratterizzato da una forte dinamica e da dissonanze ultraterrene che a tratti ci riportano ai tempi di “Evol” facendoci sognare immensamente.

#5) AMUSEMENT PARKS ON FIRE
All The New Ends
[Saint Marie]
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EP importantissimo questo per i Britannici Amusement Parks on Fire, che si sono ormai confermati come dei veri e propri punti di riferimento per la scena Post Rock/Shoegaze. In questo EP il comparto melodico è veramente importante come la genialità del songwriting, lampante subito dopo pochi secondi di ascolto. Canzoni che durano 12 minuti da 4 accordi, dalle quali è impossibile staccarsi grazie alla perfetta articolazione dei suoni, che ci fanno desiderare che la canzone non finisca mai.

#4) SHAME
Songs of Praise
[Dead Oceans]
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Scoperta assoluta quella degli Shame, gruppo del Sud di Londra carico di un’energia esplosiva a dir poco imbarazzante. “Song of Praise” è il loro debutto che ha lasciato molti a bocca aperta per la grossa e meritata scalata discografica. Rabbia vomitata sul microfono dal cantante Charlie Steen e chitarre post punk per una band nata tra i Pub di Londra e che alla fine dei conti, ha sfornato un album veramente da panico.

#3) NOTHING
Dance on The Black Top
[Relapse Records]
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Altro album attesissimo quello dei Nothing dopo il magnifico “Tired of Tomorrow”. Che volete che vi dica, Domenic Palermo e soci non ne sbagliano una, e per quanto mi riguarda si riconfermano i sovrani indiscussi di un genere che fonde assieme Grunge, Shoegazie, Noise e Slowcore. Una ricetta ben precisa che non finisce mai di stupire i vari depressi musicali di turno, come chi scrive. Bravi ragazzi, e grazie per avercela fatta ancora.

#2) ANNA CALVI
Hunter
[Domino]
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Principessa assoluta dell’anno è la nostra Anna Calvi. Dico “nostra” perché oltre al cognome, il sangue nelle vene di Anna è per metà Italiano. “Hunter” è un assoluto capolavoro di eleganza e sensualità. Un disco importante anche per quello che cerca di comunicare in un periodo nel quale le donne sembrano avere conquistato il trono del rock’n roll. Un disco al di la di ogni aspettativa personale, Anna Calvi mi ha sorpreso, conquistato e fatto innamorare.

#1) IDLES
Joy as an Act of Resistance
[Partisan]
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Esatto, il vero capolavoro assoluto del 2018 per me è proprio questo. Dopo “Brutalism” gli Idles riescono in qualcosa di mastodontico, urlando con rabbia il loro inno d’amore. “Joy as an act of Resistance” è il disco che mi ha mandato completamente in pappa il cervello e che mi ha gonfiato il cuore di emozione. Punk seminale? Post-Punk? Non lo so, so solo ce ci vuole veramente poco a capire quando un disco è quello giusto e sei pronto a giurargli amore eterno.

 

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