“CREDO CHE LA FIDUCIA SIA IL MUSCOLO PIù IMPORTANTE DELL’ANIMA UMANA.” LA NOSTRA INTERVISTA CON LUCY DACUS

 
27 dicembre 2018
 

Lucy Dacus è una cantautrice indie-rock statunitense e ha pubblicato il suo secondo album, “Historian”, lo scorso marzo via Matador Records. La giovanissima musicista di Richmond, Virginia ha ottenuto un incredibile numero di consensi da parte di critica e fan con questo suo sophomore, maturo decisamente più della sua età. Lo scorso ottobre siamo andati a Manchester a vederla finalmente dal vivo e, pochi minuti prima della sua performance allo Yes, abbiamo avuto anche la fortuna di poterla intervistare nella terrazza del bar della nuovissima venue mancuniana. Abbiamo parlato del nuovo album, delle Boygenius, il suo nuovo progetto insieme a Julien Baker e Phoebe Bridgers, di religione, di vinili e anche di calcio. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Lucy, benvenuta sulle pagine di Indieforbunnies.com e grazie per il tempo che ci stai dedicando. Per prima cosa ti volevo chiedere se puoi fare una piccola introduzione di te e della tua musica per i nostri lettori.

Mi chiamo Lucy Dacus e vengo da Richmond, Virginia sulla costa Est degli Stati Uniti. Quest’anno ho pubblicato un nuovo album chiamato “Historian” e proprio ieri un EP con le Boygenius, il mio altro gruppo insieme a Phoebe Bridgers e Julien Baker.

Che è fantastico.

E’ stato bellissimo vedere le reazioni della gente. Non mi piace avere delle registrazioni pronte e non poterle condividere perché mi sembra che non siano ancora vive. Ora il disco è finalmente vivo! Per me vedere le mie canzoni pubblicate è qualcosa come il rapporto tra una madre e un figlio, una madre che vede il proprio figlio crescere.

Così avete deciso di pubblicarlo digitalmente un paio di settimane prima della sua uscita fisica.

Sì, perché volevamo che la gente conoscesse le canzoni prima che andassimo in tour. Il vinile uscirà solo quando saremo a metà del nostro tour.

Parlando invece dei tuoi album, sia per “No Burden” che per “Historian”, hai lavorato con le due stesse persone, Colin Pastore e Jacob Blizard: è stata una scelta naturale per te lavorare insieme a loro? Come ti hanno aiutato durante il processo creativo e durante le registrazioni?

Sì, è stata una scelta molto facile perché conosco Colin e Jacob dai tempi della high school, così mi fido di loro. Registravamo la nostra musica insieme nelle nostre camere come modo per uscire insieme. Come alcune persone vanno a giocare a bowling o a vedere i film al cinema, noi preferivano creare delle canzoni. Ognuno di noi separatamente è migliorato nel suo settore: Colin, per esempio, è andato a scuola per ingegneri del suono e per le registrazioni, Jacob è andato a scuola di chitarra. Io non sono andata a scuola, ma ho continuato a scrivere canzoni. Siamo tutti migliorati nello stesso momento, in modo che tutto ciò che avremmo fatto insieme fosse sempre migliore e durevole. Ho voluto vedere quanto lontano saremmo riusciti ad andare in questo modo. Inoltre conosciamo i nostri rispettivi gusti molto bene, così a volte non dobbiamo nemmeno parlare perché sappiamo già cosa l’altro potrebbe volere. Questo è il motivo per cui riusciamo a preparare i nostri dischi così facilmente: il primo disco è stato registrato in un giorno, mentre il secondo in una settimana. E’ tutto molto facile insieme a loro.

Quali progressioni hai avuto tra il primo e il secondo disco? Secondo la tua opinione, quali sono stati i maggiori cambiamenti tra i tuoi due album?

Il primo disco l’ho registrato pensando che nessuno lo avrebbe mai ascoltato. Non avevamo un’etichetta e nemmeno una band, solo questi fantastici amici a Nashville che erano venuti per suonare i loro strumenti. Per questo secondo album è stato molto diverso perché ora sono sotto contratto con la Matador e, non ho sentito alcuna pressione per fare qualsiasi cosa, ma voglio prendermi la responsabilità di avere un pubblico e fare qualcosa di cui sentirmi fiera a lungo. Vorrei che questo disco durasse più a lungo di me, che fosse qualcosa in cui poter credere per tutta la mia vita. Non credo che ci sia nessuna cosa che ho detto con cui non mi trovi più d’accordo.

Grazie Lucy. Mi piacciono molto le tue risposte. Hai appena parlato della Matador, che è una delle più importanti indie-label al mondo, non solo negli Stati Uniti. Come ti senti a lavorare con loro?

E’ un sogno diventato realtà. Sono sempre stata una fan degli Yo La Tengo e finalmente sono riuscita a vederli all’End Of The Road Festival la scorsa estate. Credo di aver scelto la Matador perché hanno così tante band che rimangono con loro per così tanto tempo. Ho pensato che, se queste band continuano a credere nel lavoro delle persone di questa etichetta, evidentemente fanno un buon lavoro. Mi piacciono tutte le persone che lavorano lì e siamo diventati grandi amici. Mi lasciano fare le mie cose. Gli ho passato il mio disco e loro hanno detto che andava bene e che lo avrebbero realizzato. E’ tutto ciò che volevo. Non tutte le case discografiche sono così.

Negli ultimi due anni sei stata in tour per parecchio tempo: posso chiederti se sei stata influenzata dal viaggiare e dall’incontrare nuove persone quasi ogni sera?

Sì, credo di sì. Penso che tutto questo viaggiare mi abbia reso molto grata verso tutte quelle persone che mi conoscono da tutta la vita perchè è molto difficile costruire nuove relazioni quando sei in tour perché é molto difficile imparare a conoscere una persona in un giorno, in un’ora o in una conversazione di cinque minuti. Cerco di non pretendere di sapere con chi sto parlando e non credo che le persone che ascoltino la mia musica mi possano conoscere: non penso che si possa conoscere delle persone finché non si condividono delle esperienze con loro. Così mi riferisco agli amici della mia gioventù e alla famiglia. E’ bello prendersi cura di “casa mia” in un modo nuovo. Il fatto che per me sia famigliare ora m’importa molto di più.

Posso chiederti delle tue influenze per “Historian”, sia musicali che non musicali?

Ho letto molti libri per cercare di allargare i limiti della mia fiducia perché credo che la fiducia sia il muscolo più importante dell’anima umana e bisogna esercitarlo. Ho letto “The Year Of Magical Thinking” di Joan Didion: è un libro molto brillante, è un ritratto molto preciso della morte di suo marito, ma da lì lei è riuscita a trovare molto coraggio. Ho letto “Hope In The Dark” di Rebecca Solnit, che è un libro più politico, ma che dice che ci sono molte piccole vittorie di cui ci possiamo scordare, ma che invece dobbiamo ricordare. Nel mio album ho cercato di parlare di temi difficili, ma mi sono sempre sforzata di cercare speranza e di trovare la luce alla fine del tunnel.

Grazie Lucy, è veramente difficile avere la fortuna di ascoltare risposte belle come quelle che mi stai dando. Parlando del titolo del tuo disco, “Historian”, posso chiederti da dove viene? Pensi di essere tu stessa uno storico?

Sì. Ho iniziato a scrivere il mio diario da quando avevo dieci anni e continuo sempre. In questo modo riesco ad avere una vera storia della mia vita. Credo che tutti siamo degli storici perché ognuno di noi ha dentro di sé tutte le esperienze che ha provato. Tutte le nostre memorie diventano la nostra storia. Avere la possibilità di cantare queste canzoni sul palco, mi rende una narratrice ogni sera e posso condividere queste storie con la gente e credo che questa sia la parte più importante, anche più importante della musica. Per me narrare è più importante che suonare. Credo che condividere sia la cosa più importante.

Continui a scrivere canzoni sempre?

Sì. La verità è che non scrivo sempre, scrivo quando devo. Scrivo le idee quando mi vengono. Quando tento di scrivere le idee mi escono in maniera impacciata e in forma di cliché. Scrivo ogni volta che il mio cervello inizia a muoversi e io devo seguirlo.

Hai detto che sei stata cresciuta come cristiana. Che cosa ha significato questo per te? Qual è la tua relazione con la religione?

Sì, sono stata cresciuta come cristiana e lo sono stata per lungo tempo. Ho scoperto che essere cristiani vuole dire così tante cose differenti per così tante persone e credo che sia una parola vuota che faccio fatica a definire. Credo che abbia un significato solo se altre persone sono d’accordo con te: se per le altre persone non significa la stessa cosa, allora è una parola senza valore all’interno di una conversazione. Mi sono accorta che le persone hanno immaginato cose di me che non erano vere e in un certo modo la mia identità è stata minimizzata per colpa di questo “titolo”, così ho deciso di smettere di definirmi cristiana perché non ho queste convinzioni che hanno i cristiani. Inoltre percepisco sempre nuove informazioni e credo che le persone possano avere la possibilità di cambiare. Ci penso molto spesso, leggo molti testi, ma non credo di potermi definire ancora cristiana.

“Historian” è stato mixato da John Congleton (St. Vincent, Sharon Van Etten, Wild Beasts, Spoon): ha influenzato in qualche modo il tuo sound?

Sì. Quando gli abbiamo mandato le nostre canzoni, mi ha chiamato e mi ha detto: “Il tuo disco è completato per la maggior parte, fammi sapere cosa vuoi che faccia sulle tue canzoni.” Credo di sentire l’influenza di John nei momenti più distorti, quelli più pesanti e più rock. Lui ha fatto anche un paio di belle cose con la mia voce: lui ha prestato attenzione ai miei testi e ha guardato quando era meglio che i miei vocals fossero asciutti e intimi o quando doveva aggiungere del riverbero. Ho veramente apprezzato molto queste sue attenzioni. Mi piacciono molto tutti i suoi lavori ed è stato molto facile lavorare con lui, visto che ci siamo trovati d’accordo su praticamente ogni cosa. E’ stato facile.

Ti posso chiedere del tuo interesse per il calcio?

Sì. (ride) E’ un nuovo interesse, ho iniziato a seguirlo solamente quest’anno. Ho seguito i campionati del mondo e poi ho deciso di seguirlo anche durante il resto dell’anno. E’ ancora qualcosa di piuttosto nuovo per me. Non ho una squadra in particolare per cui tifo, ma ho alcuni giocatori che mi piacciono molto.

Ci puoi dire qualche nome?

Mi piacciono molto Van Dijk e Gomez, due difensori del Liverpool. Poi mi piace Cuadrado della Juventus. Mi piacciono anche Rushford del Manchester United e Mbappe del Paris Saint Germain. Tutti amano Messi, è un gran giocatore, ma a me piace anche Modric. Adesso sto cercando di imparare anche giocatori meno conosciuti.

Possiamo parlare delle Boygenius? Che cosa ci puoi dire di questa tua collaborazione con Julien Baker e Phoebe Bridgers? Che cosa ne pensi? Come è nata?

Questa idea è nata lo scorso maggio e poi in giugno abbiamo registrato, le nostre prime canzoni sono state realizzate in agosto e ora è uscito il nostro EP. E’ stato un tempo di produzione molto veloce. Una volta che abbiamo capito che lo potevamo fare, ognuna di noi ha detto: “Facciamolo, facciamolo”. Ci tenevamo molto a lavorare insieme e sapevamo di avere parecchi fan in comune che avrebbero apprezzato. Ho avuto molta fiducia in loro sia come amiche che come persone che come artiste, quindi è stato molto facile scrivere con loro perché non ho avuto alcuna paura a esprimermi con loro. Essere nella stessa stanza con loro due ha creato un’energia molto speciale. Non abbiamo mai suonato insieme, il nostro primo show sarà la nostra prima data insieme a Nashville. Ci sono sempre sfide e problemi quando sei in uno studio, ma non sono mai stati problemi interpersonali. I problemi sono esterni da ciò che siamo come persone. Non è stata per nulla una competizione.

Credo che sia stato bello: siete amiche, giovani, musiciste e avete potuto fare qualcosa insieme.

Sì, è stato molto bello.

Lucy, tu che cosa hai portato all’interno del vostro progetto?

Ognuna di noi ha scritto due canzoni. Julien e Phoebe sono molto brave a scrivere i testi ed è stato bello poter mettere a fuoco le parole insieme a loro. Julien è molto brava negli arrangiamenti e nei toni di chitarra, mentre Phoebe è molto concentrata sulle idee e ha in mente l’intera canzone, quando deve ambientare una scena, come quando deve introdurre nuovi strumenti. E’ veramente creativa. Credo che il mio maggiore sforzo sia sulle parole.

Entrambi i tuoi album sono stati realizzati anche in vinile: che cosa ne pensi di questo formato, che è ritornato popolare negli ultimi tempi dopo parecchi anni? Ti piacciono?

Ultimamente non sto comprando i dischi perché non sono mai a casa. Quando viaggio non riesco ad ascoltarli. Se fossi a casa li compreprei più spesso. Spero di riuscire a tornare a comprarne. Ne compro alcuni anche quando sono in tour, ma solo se sono speciali.

Hai qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?

Certo. Mi piacciono molto Haley Heyndericks, Lomelda, Twain, che è un amico dei Big Thief, una delle mie band preferite. Poi Hand Habits, Jay Som. Mal Blum è un’ottima musicista: ha un nuovo disco pronto, ma non è ancora uscito.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa intervista?

Direi “Historians”, l’ultima canzone sul mio nuovo disco.

 

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