TOP TEN ALBUM 2018 DI ANBAN

 
di
31 dicembre 2018
 

#10) SPIRITUALIZED
And Nothing Hurt
[Bella Union]
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Pierce ci regala un viaggio, una coperta, un respiro profondo, tutto in album. Inizia, passa, finisce e ti lascia dentro umana emozione, senza mai scendere nel melenso. Chicca.

#9) ROLLING BLACKOUTS COASTAL FEVER
Hope Downs
[Sub Pop]

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Le chitarre che si intrecciano, si annodano, si rincorrono, giocano all’interno di melodie vincenti e di ambientazioni vivaci, frizzanti. Un lavoro vincente.

#8) BIG RED MACHINE
Big Red Machine
[People]

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La vena compositiva di Vernon nelle sue nuove traiettorie folktroniche e i colpi di lama di Dassner, ora a ferire, ora a cucire. Il risultato è eccellente, pulsante, coinvolgente.

#7) PARQUET COURTS
Wike Awake!
[Rough Trade]

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A volte c’è bisogno di conferme, anche da chi non te ne dovresti aspettare: come dai Parquet Courts, che piazzano l’ennesima spallata ai loro detrattori, se ce ne fossero. Ho la sensazione che qualcosa come 10 anni la gente se li andrà a sentire e risentire…

#6) JEFF TWEEDY
WARM
[dBpm Records]

Maestro appassionato, poetico, lucido, emozionale. Che si muova da solo o come dominus degli Wilco, poco cambia. “Only a fool could call it art” recita il Nostro in “Some Birds”. Alzo la mano: sono pazzo

#5) J MASCIS
Elastic Days
[Sub Pop]
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Un album sul tempo fatto di canzoni per l’anima. Firmate da un maestro che di tempo ne ha vissuto, ma che ne vuole ancora. Senza il rumore dei Dinosaur Jr., ma ogni  volta che tocca la corda singola della chitarra, che sia un assolo di elettrica o un arpeggio folk-country senza età, le pareti della stanza si trasformano in distese di cielo su cui si disegnano nuvole soffici, lente, vere

#4) KHRUANGBIN
Con Todo El Mundo
[Night Time Stories]

Interruttore acceso sulla modalità chill out per questi mariachi del groove. “Maria También” è nata per finire in un film di Tarantino. Resa live eccellente, impossibile restare immuni al contagio

#3) LOW
Double Negative
[Sub Pop]
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Uno dei passaggi più difficili dell’anno, e probabilmente degli ultimi anni. Set strumentale minimale, ambientazioni metafisiche, disturbate, spirituali. Un capolavoro da codificare

#2) THE GOOD, THE BAD AND THE QUEEN
Merrie Land
[Studio 13]

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Albarn e soci ci accompagnano in un’Inghilterra decadente, malinconica, brumosa. Una gemma destinata ad essere riascoltata tra decenni. “Ribbons”, inoltre, è un gioiello di rara fattura.

#1) IDLES
Joy As An Act of Resistance
[Partisan]
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Tempo di premere play, e già suona a morto. Puoi tenere la guardia alta, e gli IDLES ti massacrano all’addome; ti chiudi a riccio e loro ti martellano alla testa. E’ questione di tempo, ma finirai al tappeto. Signori, qua si va a scuola di Punk, quello vero.

 

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