TOP TEN ALBUM 2018 DI SILVIA NIRO

 
2 gennaio 2019
 

#10) PAUL MCCARTNEY
Egypt Station
[Capitol]
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Se i Beatles fossero ancora tutti assieme suonerebbero all’incirca così. Paul gioca in casa e sguazza nello stile che l’ha reso una star insieme ai suoi compagni. Nessuna particolare innovazione da parte sua, quindi, ma si difende piuttosto bene dal tempo e dal pericolo dell’anonimato post celebrità.

#9) PREOCCUPATIONS
New Material
[Flemish Eye]
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La dark wave dei Preoccupations è architettura pura, è l’essenziale che riempie lo spazio e non ha bisogno di orpelli per affascinare e coinvolgere. Non male per un anno grigio e fuori dagli schemi come questo.

#8) WOODEN SHJPS
V.
[Thrill Jockey]
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Ipnotici, profondi e psichedelici, riescono a impastare elettronica e terra. Il gruppo di San Francisco sembra appartenere a un’altra era. Durante l’apocalisse andrei sicuramente da loro, l’anno prossimo non facciamoci scappare le due date in Italia.

#7) ANNA CALVI
Hunter
[Domino]
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Una bomba a orologeria rinchiusa in un cuscino di velluto. Seduce e strega che è una meraviglia, colpo di fulmine since 2011.

#6) BEN HOWARD
Noonday Dream
[Island ]
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Ben Howard è un pianeta in divenire e quest’ultimo lavoro ne è la dimostrazione: tra sperimentazioni e punti fermi che non è il caso di modificare, l’album scivola via e fa venire voglia di approfondire ancora una volta il lato delicato di ogni cosa. Un po’ scricchiolante rispetto al passato, forse, ma a lui perdoniamo tutto

#5) COURTNEY BARNETT
Tell Me How You Really Feel
[Milk! Records/MOM+POP/Marathon]
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La ragazza australiana dai capelli strani e le camicie a quadrettoni continua a non sbagliarne una. Il suo blues color pastello è diventato un marchio di fabbrica, unico e inimitabile, impossibile da superare.

#4) CAT POWER
Wanderer
[Domino]

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L’album tregua dell’anno, per prendersi del tempo solo per sé e tirare le somme, proprio come ha fatto Cat Power, che ci insegna che mettere da parte le chiacchiere e il superfluo per andare dritti al nocciolo a volte è necessario, oltre che terapeutico.

#3) FLORENCE + THE MACHINE
High As Hope
[Virgin EMI]
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Un quadro di Waterhouse catapultato negli anni Duemila, Florence Welch non delude le aspettative e si mostra sempre più consapevole e matura, col suo inconfondibile modo di narrare rapporti e psiche, senza esagerare mai.

#2) KURT VILE
Bottle It In
[Matador]
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Kurt ormai è una certezza e riesce a intrattenere anche quando non ha troppo da raccontare. “Bassackwards” è in loop nel cervello con e senza Spotify dalla data di uscita del disco.

#1) EX:RE
Ex:Re
[4AD]
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Questo disco è un desiderio che si è avverato. Il disco riesce infatti a mostrare una Elena Tonra che ha un sacco da dire e sta benissimo in piedi anche senza il resto dei Daughter (che non sono in crisi mistica e stanno preparando il terzo album, quindi niente panico). Passato e persone-fantasma, chi non li ha mai affrontati? Lasciatevi cullare dal taglio a scodella più dolce del secolo.

 

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