“IL NOSTRO DISCO è STATO UNA VERA COLLABORAZIONE”: CE LO HA RIVELATO PHIL CUNNINGHAM DEGLI SHADOWPARTY, TRA POCO IN ITALIA PER CINQUE DATE

 
di
21 gennaio 2019
 

di Riccardo Cavrioli e Antonio Paolo Zucchelli (traduzione e trascrizione)

Gli Shadowparty sono un supergruppo composto da componenti di Devo (Josh Hager e Jeff Friedl) e New Order (Tom Chapman e Phil Cunningham): lo scorso luglio la band ha pubblicato, via Mute Records, il suo omonimo debutto, che ha visto la partecipazione anche di Denise Johnson (Primal Scream) e Nick McCabe (Verve). Nei prossimi giorni gli Shadowparty arriveranno in Italia per cinque date (martedì 22 gennaio al Raindogs House di Savona, giovedì 24 al Jailbreak di Roma, venerdì 25 al Sonic Room di Fabriano (AN), sabato 26 al Garage Sound di Bari e domenica 27 al Kestè di Napoli) e noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere al telefono con Phil e parlare dell’album, del tour, delle influenze e delle collaborazioni. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao, Phil, come stai? Benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies.com. Da dove ci stai rispondendo?
Ciao, sto bene. Ti sto rispondendo da Boston.

La prossima settimana sarete in Italia a suonare. Questo sarà il primo tour degli Shadowparty nel nostro paese: che cosa vi aspettate?
A dire il vero non so che cosa aspettarmi, ma era da tempo che cercavamo di venire a suonare in Italia. In passato siamo stati da voi con le nostre altre band. E’ arrivata questa opportunità di poter suonare in Italia e non vediamo veramente l’ora di poter tornare.

Ti ricordi della prima volta che hai suonato nel nostro paese? E’ stato negli anni ’90, quando suonavi nei Marion?
Sì, credo che fosse stato nel 1994. Suonammo a Rimini, è stato fantastico e poi uscimmo a guardare una partita di calcio. Forse era il 1996. Abbiamo la guardato la partita insieme a persone del posto e abbiamo mangiato della pasta eccezionale. Ho sempre desiderato tornare da allora, ma non abbiamo avuto molte opportunità. Ho suonato in Italia un paio di volte con i New Order, mi pare che abbiamo suonato a un festival a Milano.

Parliamo della tua nuova band, gli Shadowparty. Il vostro primo concerto è stato nel maggio dello scorso anno e durante l’estate avete già pubblicato il vostro primo album. Come mai avete sentito questa urgenza di pubblicarlo? Sembra proprio che i pezzi siano arrivati molto in fretta e che l’alchimia tra voi musicisti abbia funzionato subito.
A dire il vero per realizzare questo album abbiamo impiegato parecchio tempo, se devo essere onesto. E’ vero, siamo stati veloci per i concerti, ma il processo di registrazione in realtà si è svolto probabilmente in un paio d’anni, visto che lavoravo anche con i New Order. Il progetto è iniziato tra me, Tom e Josh a Boston. Abbiamo lavorato insieme in studio sulle nostre idee finchè non abbiamo realizzato qualcosa. Poi è arrivata questa possibilità di pubblicare la nostra musica per la Mute Records. E’ stata una cosa ottima per noi perché li rispettiamo molto come etichetta. Ci è sembrata una progressione naturale per pubblicare la musica della nostra band. Ora siamo qui e il disco è uscito.

Ci puoi spiegare come sei stato coinvolto in questa band?
Io e Tom avevamo delle relazioni lavorative musicali, così abbiamo deciso di iniziare questo progetto. La cosa principale è che Tom abita a Boston; lui ha iniziato a lavorare insieme a Josh, quando avevano un po’ di tempo libero, poi io ho cominciato a suonare la chitarra con loro. C’è un’ottima chimica tra noi, quindi ci è sembrato tutto molto naturale. E’ stata coinvolta molta gente in questo disco: per esempio Denise Johnson, che è un’ottima cantante e ha lavorato insieme ai Primal Scream. E’ stato fantastico poter collaborare con lei per il nostro disco. Nick McCabe, che suona in alcuni pezzi, ha lavorato con noi quando abbiamo fatto alcune sessioni di registrazione a Manchester. Il nostro disco è stato una vera collaborazione. Ci siamo divertiti in studio e credo che ciò si possa sentire nel disco. Per quanto riguarda i nostri live-show abbiamo dovuto riflettere un momento poiché non tutti sono disponibili e, se dovessimo suonare insieme a tutti quelli che hanno lavorato su questo disco, non riusciremmo a stare su un palco. Credo che saremmo dieci persone. (ridiamo) Abbiamo deciso di farli con le persone che hanno partecipato alla maggior parte dei brani. Denise è sempre molto occupata, quindi partecipa ai nostri concerti solo quando riesce, ma abbiamo un’altra vocalist di Manchester, Ellen Lewis, che fa un ottimo lavoro.

Venite tutti da importanti esperienze musicali come Devo e New Order: che cosa avete portato in questo vostro nuovo progetto, gli Shadowparty, delle vostre altre band? Sia per quanto riguarda il suono, ma anche per l’attitudine e per l’etica lavorativa.
Abbiamo imparato molto da queste band ed è qualcosa di molto importante per noi. Io sono nei New Order già da quasi venti anni, mentre Tom da una decina di anni e Josh è nei Devo da veramente molto tempo. E’ ovvio che queste band influenzino la musica che scrivi. E’ qualcosa di eccitante e credo che le persone possano sentire queste influenze. Ora c’è molta più tecnologia nella musica: quando ero nei Marion le cose erano molto più semplici, ora spendiamo molto tempo davanti al computer e in studio, prima di entrare in sala prove. Oggi è un processo molto più lungo, ma alla fine ottieni i risultati.

Il sound degli Shadowparty propone elementi classici: chitarre che incontrano synth e un ottimo lavoro ritmico. Avete corso il rischio di finire in un cliché di strade già percorse, ma invece siete riusciti a creare un suono fresco e affascinante e a mettere in mostra la vostra personalità nel disco. Posso chiederti se avevate immediatamente chiaro il tipo di suono che volevate per il vostro album?
No, non credo. Credo che in ogni band esca in modo naturale durante il nostro cammino. Non avevamo un piano in particolare, ma abbiamo lavorato per cercare di costruire le cose nel miglior modo possibile. Credo che quello che facciamo abbia la sua identità. In seguito puoi riascoltare quello che hai prodotto e dire: “possiamo farlo così”. Abbiamo iniziato a creare musica e poi abbiamo guardato ciò che succedeva. Eravamo molto contenti di iniziare questo nuovo viaggio.

Come mi stavi dicendo pochi minuti fa, Nick McCabe ha suonato la chitarra nel vostro disco. Posso chiederti come lo avete contattato?
Io l’avevo conosciuto negli anni ’90, ma è stato Josh a mandargli un’e-mail e lo ha coinvolto. Lui ha partecipato a tre sessioni che abbiamo registrato a Manchester. Abbiamo sempre avuto molto rispetto per lui, credo che sia un ottimo chitarrista e mi piace molto tutto ciò che ha fatto.

Come mai, secondo la tua opinione, un musicista talentuoso come lui adesso si trova al margine della scena musicale?
Lui è un musicista molto talentuoso, ma forse non ha trovato la band giusta per fare ciò che lui vuole essere e per dove lui vuole portare la sua musica. Ha troppo talento per non andare in giro e far sentire la sua musica, credo che la gente lo dovrebbe apprezzare di più.

Ci sono parecchi dischi che partono molto bene, ma dopo cinque o sei canzoni calano, come se i pezzi migliori fossero esauriti. Nel vostro disco, invece, accade il contrario, perché la seconda parte è davvero eccellente. “Present Tense”, “Even So” e “Truth” sono veramente entusiasmanti, benché siano molto differenti l’una dall’altra. Credo che sia stata una scelta molto azzeccata quella di metterle una dopo l’altra. “Even So” apre dei nuovi scenari per la vostra band. Ci puoi raccontare come è nata?
E’ passato parecchio tempo, è stata una delle prime canzoni che abbiamo scritto. (ridiamo) Di solito è Tom che inizia a prepare qualcosa nel suo studio. Questa, però, credo che l’abbiamo creata a Manchester, quando ha lavorato con noi Nick e lui ha aggiunto degli effetti di chitarra molto elaborati. Non è una risposta facile da darti. Molte delle canzoni sono state scritte in giro per il mondo. (ridiamo) Non voglio esagerare, ma per “Even So” abbiamo registrato le chitarre a Manchester insieme a Nick, poi le parti di batteria sono state fatte a Los Angeles e abbiamo fatto delle altre aggiunte a Boston nello studio di Josh e in seguito abbiamo lavorato nello studio di Tom ancora a Manchester. E’ stato un brano che ha dovuto girare il mondo per nascere. E’ stato un viaggio fantastico.

“Truth” è stato uno dei miei pezzi pop preferiti dello scorso anno: è molto catchy e ha ingredienti perfetti. Credo che possa funzionare molto bene live. Ti posso chiedere quale è la tua canzone preferita del vostro disco?
Credo che la mia canzone preferita del nostro album sia “Sooner Or Later”: live funziona molto bene e mi piace molto riascoltarla.

Tutti voi siete molto impegnati con le vostre altre band: che cosa ci puoi dire del futuro degli Shadowparty? Credi che ci potrà essere un altro disco?
Sì, sicuramente. Siamo sempre al lavoro su nuovo materiale. Durante questi concerti che faremo tra poco in Italia, visto che abbiamo solo un album e non abbiamo abbastanza canzoni per un intero set, aggiungeremo già qualche canzone nuova, su cui stiamo lavorando per il prossimo album. Credo che suoneremo due canzoni nuove e poi una cover – non sappiamo ancora quale – per omaggiare Pete Shelley, il cantante dei Buzzcocks, che è morto di recente. Abbiamo lo stesso management e la stessa etichetta discografica dei New Order, così proveremo a trovare il modo per poter continuare con tutte e due le band.

Un’ultima domanda: ti posso chiedere della tua vecchia band, i Marion? Sei ancora in contatto con qualcuno di loro?
Sì, sento ancora due dei componenti originali della band, ma non Jaime, il cantante. E’ impossibile parlare con lui. Ha grandi problemi con la droga purtroppo. E’ un peccato, ma sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto come band in passato.

A marzo uscirà una compilation curata da Steve Lamacq con il migliore guitar-rock degli anni ’90 del Regno Unito e ci sarà anche una canzone dei Marion, “Violent Man”. Che cosa ne pensi? Sei soddisfatto?
Credo che sia una bella soddisfazione essere inclusi in questa compilation. Mi fa veramente molto piacere.

Grazie mille per questa nostra conversazione Phil. Speriamo di vederci a uno dei vostri concerti italiani la prossima settimana.
Grazie a te.

 

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