MAGGIE ROGERS
Heard It in a Past Life

[ Capitol - 2019 ]
7.5
 
Genere: indie-pop
 
21 Gennaio 2019
 

No, “Heard It in a Past Life” non è il primo album di Maggie Rogers. È, tuttavia, il primo a non essere concepito e registrato in un ripostiglio per le scope, come accaduto per i precedenti “The Echo” (2012) e “Blood Ballet” (2014). La differenza si sente. Si avverte la presenza di Capitol Records, nuovo label di Rogers, giunto a lucidare il suono dell’artista sin dal lancio dell’EP “Now That the Light is Fading” (2017).

In effetti “Heard It in a Past Life” è un centro assoluto dal punto di vista del marketing. A mancare, però, sono la spontaneità e la profondità di cui Rogers ci ha dato prova nei lavori precedenti. Un dettaglio su tutti sorprende: a non essere invitato alla festa dell’improvvisa notorietà è lo strumento di predilezione della “vecchia” Maggie Rogers. Il banjo, infatti, onnipresente nei precedenti album dalla vena electro-folk, scompare magicamente e lascia spazio ai synth ed ad una netta esplorazione indie-pop, a tratti dance. È un viaggio di scoperta, Maggie ce l’ha ripetuto all’infinito. Non c’è da sorprendersi, quindi, se ci si ritrova un po’ spaesati durante l’ascolto di “Heard It in a Past Life”. L’artista, dal canto suo, fa di tutto per metterci in guardia fin dall’inizio: “Things get strange/But I’m all right.”

Predominante nell’album é la tendenza synth-pop dance di alcuni brani come “Give a Little”, “Overnight” e “On + Off”. Mentre, inaspettatamente, “The Knife” e “Retrograde” strizzano l’occhio ad una musicalità prevalentemente anni ’80. “Alaska”, invece, non trova veramente una collocazione felice all’interno dell’album. Molto probabilmente perchè questa canzone da sola è una montagna e non può essere contenuta in un artificio costruito ad hoc, ovvero “l’album della celebrità”. Semplicemente “Alaska” appartiene a tutt’altra storia e non è replicabile

Il vero perno attorno al quale ruota l’intero album è, probabilmente, “Light On”. È questa la canzone che racconta davvero la nuova Maggie Rogers e tutti i traguardi conquistati incredulamente dal 2016 ad oggi. Una piccola gemma in sé, un vero e proprio inno alla vita che cambia, spesso, troppo rapidamente. Il brano non è nient’altro che una lettera d’amore ai fans ed a tutti quelli che le hanno teso la mano lungo il percorso.

“Fallingwater”, al contrario, costituisce il brano più cupo e visionario di “Heard It in a Past Life”. Paura ed elettricità attraversano il corpo della cantante come fluidi e contribuiscono ad animare il suo grido di battaglia. Il lirismo di “Fallingwater” racconta le profonde emozioni provate da Rogers. Emozioni che, come la sua improvvisa celebrità, le sono piombate addosso impetuose come un torrente.
“Heard It in a Past Life” è al contempo la fine e l’inizio di un viaggio. Suoni piegati e ripiegati, ricordi gelosamente custoditi e stimolanti orizzonti inesplorati, nell’ultimo album di Maggie Rogers c’è tutto questo e molto di più. È quasi come se, negli ultimi due anni, l’artista avesse preso un compasso ed avesse delineato, con calma e determinazione, i tratti fondamentali da includere nel suo primo disco sotto i riflettori. Vita, strada, natura e cambiamento perenne sono i cardini perfettamente calcolati di “Heard It in a Past Life”. Certo, il cerchio finale disegnato dalla cantante non risulta perfetto, ma sprigiona una tale forza e vitalità che non si può far altro che applaudirne la coerenza e la compattezza sonora.

Tracklist
1. Give a Little
2. Overnight
3. The Knife
4. Alaska
5. Light On
6. Past Life
7. Say It
8. On + Off
9. Fallingwater
10. Retrograde
11. Burning
12. Back in My Body
 
 

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