“NON ABBIAMO MAI VOLUTO RIPETERCI DA UN DISCO ALL’ALTRO”: CE LO RIVELA JAMIE STEWART DEGLI XIU XIU

 
di
29 Gennaio 2019
 

di Daniele Cardarelli

Gli Xiu Xiu stanno per pubblicare il loro album numero undici, “Girl With Basket Of Fruit”, in uscita l’8 febbraio prossimo e non potevamo farci sfuggire la possibilità di farcelo raccontare direttamente dalla mente della band, Jamie Stewart, a cui abbiamo ovviamente chiesto anche della collaborazione con Mitski, del nuovo “Twin Peaks” e del legame che da sempre unisce gli Xiu Xiu all’Italia. Vi ricordiamo inoltre che gruppo statunitense tornerà nel nostro paese a marzo per quattro date (martedì 19 all’Argo 16 (ex Spazio Aereo) di Venezia, mercoledì 20 al Loop Live Club di Osimo (AN), giovedì 21 al Circolo Ohibò di Milano e venerdì 22 al Covo Club di Bologna).

Ciao Jamie come stai? Che combini di bello?

Ciao, qui tutto bene, tu? Sai è curioso, da sempre il mio nick name è “Bunny”, quindi è davvero un piacere parlare con voi di “Indie For Bunnies”. Ho finito proprio adesso di provare con gli altri Xiu Xiu, ci stiamo preparando all’imminente tour, inoltre sto cominciando a scrivere qualche pezzo nuovo e ho in mente di lavorare a un libro.

Bene Jamie, puoi raccontarci del vostro nuovo disco, “Girl With Basket Of Fruit”?

Sempre difficile parlare e rivelare cosa ti ha dato un disco quando questo è finito e dopo che si è preso così tanto di te. Non voglio imporre il mio punto di vista agli ascoltatori, ma per me è il punto in cui convergono satanismo, possessioni demoniache di bambini, amori vietati, la storia del razzismo violento degli Stati Uniti, allucinazioni, la malattia terribile di un familiare, mitologia coreana, rituali della Santeria e oscenità sonore ovviamente.

A proposito di suoni, mi pare che il vostro sound sia totalmente cambiato rispetto al precedente “FORGET”.

Ciò che amo di più nella musica è che non può mai essere perfetta, non dà mai un’unica soluzione e non può mai essere davvero capita fino in fondo. È un mistero bellissimo da esplorare ed è un onore seguirla e farsi guidare fin dove ti può portare. So che questo può suonare sciocco e pretenzioso, ma è da questo assunto che partiamo quando cominciamo a comporre. Negli ultimi anni abbiamo variato i nostri ascolti, siamo partiti da dischi di drumming haitiano per poi scoprire che parte di quei suoni discendono dal drumming degli Yoruba in Africa e abbiamo allargato i nostri ascolti. Questo drumming primordiale è stata la nostra fonte di luce e da qui via via sono nate altre idee.

Magari è solamente una mia impressione, ma in “Girl With Basket Of Fruit” ho sentito echi di musica sacra, penso ad esempio a tracce come “Amargi Ve Moo” e al primo singolo “Scisssssssors”.

Assolutamente, hai colto un aspetto importante: come ti dicevo è il drumming l’elemento portante del disco e il drumming è strettamente collegato alla musica spirituale. Questo è stato il nostro tentativo di collegare le connessioni del nostro conscio e subconscio al divino, al profano, allo spettrale e al sacro.

Proprio per questo motivo penso che il nero e il viola della copertina ben si prestino al suono dell’album.

Sin dal 2014, anno in cui pubblicammo “Angel Guts: Red Classroom”, abbiamo deciso che da lì in avanti avremmo fatto uscire solo copertine ultra minimali, di due colori. In questo il viola e il nero sono classici colori stregoneschi, gotici e magici allo stesso tempo. Quello che vedi in copertina è il sigillo di Letis, una figura demoniaca, meritevole di tali colori.

Il titolo dell’album è un omaggio al dipinto di Caravaggio “Fanciullo Con Canestro Di Frutta”?

Sì, ma non solo. Io e Angela (Seo) da sempre siamo affascinati da questo dipinto di Caravaggio, ma quando il nostro amico artista Danh Vo ci ha fatto vedere la sua reinterpretazione dell’opera, abbiamo percepito qualcosa di romantico, sensuale, osceno e omoerotico. A quel punto Angela disse che se al posto del ragazzo ci fosse stata una ragazza nel dipinto, quell’immagine celestiale si sarebbe trasformata in qualcosa di inquietante. Si è immedesimata nei panni di quella ragazza smarrita magari in una foresta e pronta a combattere per sopravvivere piuttosto che a un ragazzo perso la tre braccia di un ricco e grasso benefattore. È un chiaro riferimento a quanto sia deplorevole il nostro atteggiamento nei confronti della diversità.

Oltre te e Angela, che siete i membri storici della band, sono entrati negli Xiu Xiu Thor Harris (ex Swans) e Jordan Geiger. Questo cambio di line-up ha portato anche un cambiamento nel vostro modo di comporre musica?

Non abbiamo mai composto musica seguendo uno schema, non abbiamo mai voluto ripeterci da un disco all’altro. Qui per prima cosa abbiamo registrato le percussioni haitiane e Yoruba a cui di volta in volta abbiamo aggiunto rumore con i synth, altre volte invece mi sono seduto al piano e ho scritto come il più classico dei songwriter. Discorso diverso per il pezzo “Amargi Ve Moo” che è stato scritto dal nostro amico Devin Hoff e qui ho solo provato a cantarci sopra. Per i testi abbiamo preso ispirazione da centinaia di pagine di libri su demoni e spiriti maligni. Il tutto in uno studio buio alla luce di qualche candela e pieno di fumo.

Bello il video che accompagna il singolo “Scisssssssors”: so che è il primo di una trilogia di corti che avete girato. Com’è andata l’esperienza da attore?

Qui non ho messo bocca, è tutto merito di Angela e della sua crew. Odio girare videoclip, ma come cantante della band devo prestarmi e alla fine Angela mi ha convinto nell’idea tremenda di filmare questi tre corti. Ha utilizzato tarocchi e uno stile da film indipendenti anni ’70, inoltre è riuscita a coinvolgere nel progetto artisti del calibro di Ron Athey e Elliot Reed. A questo punto non potevo non buttarmi. Angela ha diretto già svariati video, ma qui ha raggiunto il suo massimo, credetemi.

In parallelo con il nuovo disco avete creato anche una linea di merchandising davvero particolare. Non ho mai visto altre band customizzare cuscini, candele, accappatoi e addirittura spazzolini da denti.

Verissimo, questa è stata un’idea della nostra etichetta, la Polyvinyl. Hanno creato un design pazzesco, saranno anche oggetti ridicoli, ma divertenti da avere. E ti dirò di più, i fan hanno apprezzato tantissimo e ne sono entusiasta. Purtroppo non sono bravo in questo genere di cose, ma i ragazzi della Polyvinyl hanno reso tutto semplice per noi e per chiunque vorrà avere con sé un pezzo della nostra gioiosa follia.

Jamie, tempo fa avete rivisitato la colonna sonora di “Twin Peaks” e in quell’occasione avete dichiarato la vostra ammirazione profonda per David Lynch. Oggi cosa ne pensi del nuovo “Twin Peaks: The Return”? Ti sono piaciute le nuove composizioni di Angelo Badalamenti?

È stupendo, l’ho già visto due volte. Ho amato ogni singola scena e anche la colonna sonora è stata stupefacente.

So che possiedi una sterminata collezione di dischi, qual è il pezzo più pregiato?

Così mi metti in difficoltà, nell’ultimo anno sono stato ossessionato da tre o quattro dischi che ascolto ininterrottamente. Alla fine ti direi “Marble Index” di Nico.

Qualche mese fa avete inciso con Mitski “Between The Breaths” per il film di John Cameron Mithcell “How To Talk To Girls At Parties”. Com’è andata?

Tutto è nato da un’idea di John, dal tema, allo stile, fino alla collaborazione. Serviva qualcosa di appropriato, per questo il mood e il testo seguono le scene del film. È stato piacevole per una volta sperimentare i sogni di qualcun altro anziché torturarsi con i propri. E alla fine di tutto è stato un privilegio lavorare sia con John che con Mitski.

Ascolti mai i vostri primissimi dischi? Che pensi oggi di album come “Knife Play” o “A Promise”?

Li ascolto solamente se decidiamo di suonare in tour qualche vecchia canzone, ma non è mai una buona idea ascoltare ciò che eravamo allora. Preferisco concentrarmi sul presente e sul futuro, il passato è andato ed è lì per le persone che cercano cose passate. Di quei lavori che hai citato ti dico di essere onorato di averne fatto parte, ma si tratta di dischi che hanno più di 15 anni e non so chi ancora possa ascoltarli oggi.

Bene Jamie ti saluto chiedendoti del vostro legame speciale con il nostro paese. Avete collaborato con band italiane come Larsen e Father Murphy, vissuto a Torino, intitolato un EP “Tu Mi Piaci” e i vostri album sono pubblicati da noi dalla Tempesta International dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

Mi sento vivo quando vengo da voi, abbiamo un sacco di amici in Italia, oltre ai nomi che hai fatto ci sono tantissimi altri artisti con cui ci piace suonare e poi c’è Torino, una città che amo! Non capisco perché non valorizziate i vostri artisti, ma credo che allo stesso modo in cui noi americani odiamo l’America, voi italiani odiate l’Italia, ma credimi avete tanto altro oltre al cibo, alla storia e all’arte. Per quanto riguarda i ragazzi della Tempesta non finirò mai di ringraziarli abbastanza per il modo in cui si sono presi cura di noi. Un saluto a tutti voi e ci vediamo presto!

 

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