WHITE LIES: LA TOP 10 BRANI

 
20 febbraio 2019
 

Nuovo album, appena uscito, per i White Lies che chiama, ovviamente, la consueta ‘TOP 10’ d’ordinanza, dalla quale, però, saranno esclusi brani dell’ultimo lavoro, perché troppo fresco.
I classici alla band non mancano, anche se in un paio di selezioni ho pescato qualcosa che non rientra nella categoria dei singoli da mandare a memoria. Nonostante tante critiche e tanti detrattori i White Lies hanno saputo muoversi discretamente nell’ambito di un revival, trovando poi una buona dimensione e mutando, a dovere, sound e atteggiamento.

DEATH

2009, da “To Lose My Life”

C’è stato un tempo in cui inserirsi nel filone wave, post-punk, dark era un dovere. Nel portafoglio il santino delle nuove leve Interpol ed Editors e poi dei mostri sacri Joy Division ed Echo & The Bunnymen. I White Lies si buttano nella mischia e il basso penetrante di “Death” svela subito a che gioco vogliamo giocare: originalità poca, però quel sano mestiere che si fa apprezzare assai.

BIGGER THAN US

2011, da “Ritual”

Non cambia molto l’andazzo nel secondo disco, che vede il buon Alan Moulder alla produzione. Siamo sempre in territori oscuri, ma con i ritornelloni da stadio, inseriti in un contesto new wave.

PEACE & QUIET

2011, da “Ritual”

Meno rock e molti più sinth vecchio stampo, alla Depeche Mode verrebbe da dire, in questa accattivante “Peace & Quiet”, che lavora benissimo sull’atmosfera cupa.

A PLACE TO HIDE

2009, da “To Lose My Life”

Ecco la capacità dei nostri di piazzare un ritornellone che si inchioda nel cervello. Il solito basso penetrante a dare il senso si cupezza, poi il sinth e poi ecco la chitarra e la voce che va su. Tutto chiaro, limpido, scontato, certo, ma perfettamente strutturato.

FIRST TIME CALLER

2013, da “Big TV”

In questo terzo album i sinth e si fanno più importanti e l’aria da revival post-punk viene un po’ abbandonata, per qualcosa che s’inoltra di più in anni ’80 sempre romantici e decadenti ma meno squadrati, ma, chi lo avrebbe mai detto, oltre all’epicità c’è pure un bel piglio pop che fa capolino e ci piace assai. Ed Buller fa il suo ottimo lavoro. Grande climax in questo pezzo che parte piano e pomposetto e poi s’inerpica sempre più in alto.

THERE GOES OUR LOVE AGAIN

2013, da “Big TV”

Singolone bomba del terzo album. Il biglietto da visita che non ti aspettavi dai White Lies e invece loro te lo piazzano li con grande sagacia melodica, incalzanti e avvincenti.

TAKE IT OUT ON ME

2017, da “Friends”

Mi ricordo che una volta, chiacchierando con il bassista della band, gli dissi che questo brano era un po’ la loro “Take On Me” (il famoso brano degli A-ha) e lui si è messo a ridere, dicendo che la cosa era un bel complimento. Sarà ma io sono ancora convinto della cosa, anzi, più sento “Take It Out On Me” più ci trovo lo stesso spirito accattivante del brano storico dei norvegesi. L’elettronica prende il sopravvento in questo disco dei White Lies e non è affatto una brutta cosa.

SUMMER DIDN’T CHANGE A THING

2017, da “Friends”

Quanto adoro questo pezzo. Io lo vedrei bene nei titoli di coda di uno di quei film (meravigliosi) di John Hughes negli anni ’80, quelli tipo ‘The Breakfast Club’. Ecco, li ci starebbe benissimo. Perché è pop, però anche malinconica, epica, trascinante, ma toccante e con il solito crescendo, marchio di fabbrica dei White Lies.

FIFTY ON OUR FOREHADS

2009, da “To Lose My Life”

Joy Division a noi. Tributone di sangue. Ma il primo dei WL è così, prendere o lasciare. Mi matte addosso una tristezza incredibile questa canzone, la trovo assolutamente struggente.

TO LOSE MY LIFE

2009, da “To Lose My Life”

Questo pezzo è pazzesco dai. Ripeto scontato quanto volete, ok, lo sappiamo, ma è vincente. Costruito per entrare dritto in testa. Batteria e basso che se la giocano all’inizio e poi ecco la sospensione creata dalle chitarre e via di batteria più rapida alla Larry Mullen Jr.. Ritornello che spacca.

 

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