“HO PORTATO LE MIE RADICI GOSPEL IN TUTTO CIò CHE HO FATTO NELLA MIA CARRIERA”. CE LO RACCONTA URAL THOMAS

 
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22 febbraio 2019
 

Ural Thomas è uno storico musicista di musica RnB già attivo dagli anni ’60: nella sua lunga carriera solista ha collaborato con gente come Stevie Wonder, Otis Redding e James Brown. Negli ultimi anni, insieme ad alcuni musicisti di Portland, ha formato una nuova band, Ural Thomas & The Pain: nel settembre dello scorso album è uscito il loro nuovo album, “The Right Time”, e il gruppo dell’Oregon lo sta portando in giro per l’Europa. Il tour passerà anche per l’Italia – martedì 26 marzo al Biko di Milano – e noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere via e-mail con Ural Thomas. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Ural, benvenuto sulle pagine di Indieforbunnies.com. Suonerai a Milano il mese prossimo: è la prima volta che vieni in Italia? Che cosa ti aspetti da questo concerto?

Sì, questa è la mia prima volta nel vostro paese. Mi aspetto una splendida esperienza, incontrando nuove persone, e spero che per loro sarà lo stesso.

Hai lavorato con grandi artisti come Stevie Wonder, Otis Redding, Mick Jagger, James Brown: che cosa hai imparato da queste esperienze? Ai tempi che cosa ha significato per te suonare con questi fantastici artisti? Hai qualche storia di quei tempi da raccontare ai nostri lettori?

La cosa più impressionante per me è che queste persone sono le stesse. Per me è stato un piacere stare insieme a loro e sono tutti ottimi intrattenitori. Alla fine sono molto felice di aver fatto queste esperienze.

Il soul e l’RnB quanto e come si sono evoluti negli ultimi cinquanta anni? Secondo la tua opinione quali sono stati i cambiamenti più importanti?

A Portland era molto difficile trovare buoni musicisti. E’ cambiato molto. Molti musicisti sono informati l’uno dell’altro e io sono finito (a suonare) con le migliori persone che avrei mai potuto sperare.

Tuo padre era un sacerdote, così hai potuto immediatamente entrare in contatto con la musica gospel: che cosa ha significato questo per te e per la tua carriera?

Non è stato nulla di particolare, ho portato le mie radici gospel in tutto ciò che ho fatto nella mia carriera musicale perché era nelle mie basi. Se è country, soul o rock per me è davvero tutto uguale.

I tuoi compagni di band dicono che la tua energia è qualcosa di incredibile: ci puoi svelare qualche anticipazione del tuo live-show?

AHHHHHHH!

Da dove proviene il nome della tua band, The Pain?

Quando ci siamo ritrovati, Scotty (Magee, percussioni) ha proposto The Pain e io gli ho chiesto: “Quale? Alla mia schiena o alla mia anca?”! Ahahah. In realtà “Pain Is The Name Of Your Game” è il nome di una mia vecchia canzone e l’abbiamo scelto riferendoci al brano che ci aveva portato a conoscerci.

Hai quasi 80 anni. Come ti senti ad andare in tour e a portare la tua musica in giro per il mondo?

Mi sento come quando avevo 15 anni.

Il tuo nuovo album si chiama “The Right Time”: pensi che questo momento in cui stiamo vivendo ora possa essere quello giusto? C’è un qualche significato particolare dietro a questo titolo?

E’ il momento giusto per tutti per iniziare a divertirsi quando si va fuori.

Ho letto una tua intervista dove dicevi che vuoi portare pensieri positivi nella tua musica: in “The Right Time” quali sono questi pensieri positivi? Che cosa ti ha ispirato maggiormente, mentre stavi scrivendo i testi delle canzoni del tuo nuovo disco?

La maggior parte delle canzoni del mio album sono pezzi del mio passato che non avrei pensato di fare ancora; tuttavia trovo che oggi i significati siano ancora gli stessi. Tutti i componenti della band hanno dato il loro contributo in alcune cose, così siamo riusciti a renderle ancora migliori.

Quali sono state le tue principali influenze musicali per questo nuovo album? Magari una di queste è stata proprio la musica che hai realizzato in passato?

Questo è un approccio assolutamente nuovo. Vogliamo darvi qualcosa di nuovo.

Che cosa ci puoi dire del tuo processo creativo? E’ qualcosa di collaborativo.

Certamente sì.

Ho visto che realizzi la tua musica anche in vinile: che relazione hai con questo formato? Ti piace? Lo trovi un po’ nostalgico?

E’ davvero interessante. Non pensavo che avrei pubblicato ancora un disco. Per anni ho fatto solo cd e tornare al vinile è stato molto bello e anche il suono è molto buono.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa intervista? Grazie mille.

Cosa ne dici di “Smile”? Grazie a te.

 

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