MODENA CITY RAMBLERS: LA TOP 10 BRANI (COMBAT-FOLK)

 
22 Febbraio 2019
 

I Modena City Ramblers sono uno di quei gruppi che fa della strada la sua ragion d’essere, macinando km e km in lunghissimi tour, sin da quando uscirono con il loro primo disco ufficiale “Riportando tutto a casa”, uscito ben 25 anni fa. Ma quello in questione è un tour particolare, perché similare nelle proposte e nelle modalità a quello eseguito 21 anni esatti fa, e che era stato fissato in un album in grado di catturarne il momento e l’essenza.

Sto parlando di “Raccolti”, che uscì appunto nel 1998, un disco unplugged, registrato quindi in versione acustica al “Sisten Irish Pub” di Novellara. Mesi fa il gruppo ha sentito nuovamente l’esigenza di riappropriarsi di questa veste sonora per ricreare un clima più intimo e caldo rispetto agli infuocati palchi dei palazzetti che puntualmente riempiono ad ogni data.
Dudu Morandi e soci hanno così lanciato un progetto di crowdfunding che, sin dal titolo “Riaccolti”, era chiaro discendente di quella bellissima esperienza passata.

Nell’ imminenza dell’uscita del relativo disco (8 marzo), colgo l’occasione per rimettere in fila alcune canzoni dei Modena City Ramblers che ben sintetizzano le loro istanze musicali e sociali, visto che certi temi sono sempre stati presenti nel loro immaginario. Un gruppo che è passato indenne dall’abbandono progressivo di alcuni membri storici, poi impegnati in altri progetti (come non citare almeno Cisco Bellotti, valente cantautore) ma che non ha mai perso le proprie peculiarità e, soprattutto, l’affetto e il calore di un pubblico sempre numeroso e fedele.

Essendo molto variegata, ma principalmente divisa in due filoni, la loro proposta musicale, stilerò due Top 10, una relativa ai pezzi di matrice combat folk, una invece relativa alle ballate.

Ecco di seguito la mia top 10 brani combat folk dei Modena City Ramblers.

BONUS TRACK#1 – BELLA CIAO

1994, da “Riportando tutti a casa”

La carrellata inizia con quella che sin da subito è assurta a canzone simbolo del gruppo, ma che affonda le proprie radici molto lontano, ai tempi della Resistenza, tema caro ai Nostri e spesso riproposto in altri brani. Ma è indubbio che aver puntato su questa canzone popolare, conferendole spessore e giusto risalto, facendola soprattutto conoscere ai giovanissimi, sia un loro grande merito.
Qui sotto una scatenata esibizione in una delle (numerose) partecipazioni al Concertone del Primo Maggio a Roma.

BONUS TRACK#2 – MIA DOLCE RIVOLUZIONARIA

2006, da “Dopo il lungo inverno”

Altra canzone amatissima dai fans ma molto significativa anche per la band stessa che, in un certo senso, voleva prendere le distanze da quella “Contessa” già incisa ai tempi del primo album ma che ormai aveva bisogno di “parole nuove”, di essere attualizzata. Ci sono riusciti non smarrendo ovviamente lo spirito combattivo e ribelle.

10 – LA GUERA D’L BAROT

2013, da “Niente di nuovo sul fronte occidentale”

Canzone nel pieno stile Modena City Ramblers, che unisce una musica combat folk coinvolgente, molto vicina al sound degli esordi, a un testo politicamente impegnato per un tema non così spesso affrontato nel canzoniere italiano: quello dei soprusi perpetrati dai Savoia nel resto d’Italia, soprattutto nei confronti del Sud e il conseguente sviluppo del fenomeno del brigantaggio.

9 – LA LEGGE GIUSTA

2002, da “Radio Rebelde”

Canzone rabbiosa, versi sputati in faccia e un ritmo incalzante in grado di far scatenare il pogo ogni volta. Di questo sono capaci i Modena, anche quando si riferiscono a dei tragici fatti, come quelli accaduti in occasione del G8 a Genova.

8 – CELTICA PATCHANKA

1999, da “Fuori campo”

Ben rappresentativa, sin dal paradigmatico titolo, delle loro molteplici sfaccettature, ci conduce in un viaggio sonoro irresistibile, dall’Irlanda all’America Latina, fino a ritornare a casa, sempre nel segno della Resistenza, in tutte le sue forme.

7 – LA BANDA DEL SOGNO INTERROTTO

1996, da “La grande famiglia”

Una delle più amate indubbiamente, parla di quella Sicilia che non vuole arrendersi e sottostare alla piaga della mafia. Sono ritratti commoventi e sinceri di persone che vogliono mantenere un sogno.

6 – QUARANT’ANNI

1994, da “Riportando tutti a casa”

Inserita nell’epocale disco d’esordio e una delle prime composizioni originali del gruppo, anche questa è narrata sotto forma di monologo autobiografico che però si fa altro, divenendo parte di noi, parte di quella storia d’Italia, lunga 40 anni, che ha attraversato la cosiddetta “vecchia repubblica”.

5 – CENT’ANNI DI SOLITUDINE

1998, da “Raccolti”

Stavolta l’ispirazione vola alta e ci riporta al capolavoro del grande Gabriel Garcia Marquez, omaggiato nel titolo. Non servono altre parole, se non per dire che la band è riuscita a ricreare in quasi 4 minuti parte di quell’atmosfera, evocando un immaginario lontano ma vicino nel cuore, con un ritmo serrato e incalzante.
Uscita nell’album “Terra e libertà” nel 1997, con suoni vicini al punk, fu tra quelle suonate poi al “Sisten Irish Pub” e ripresa in veste unplugged nell’album “Raccolti” del 1998.

4 – BEPPE E TORE

2013, da “Niente di nuovo sul fronte occidentale”

Con questa canzone, i Nostri riaccendono la luce su un increscioso episodio di mafia: la strage di Pizzolungo, avvenuta il 2 aprile del 1985, dove a seguito di un attentato cui l’obiettivo era il procuratore Carlo Palermo, un’autobomba fece esplodere invece l’auto con a bordo una giovane donna, Barbara Rizzo, e i suoi piccoli figli gemelli Salvatore e Giuseppe.

3 – GRANDE FAMIGLIA

1994, da “Riportando tutti a casa”

E’ la canzone manifesto della band, che qui si descrive in pratica, e facendolo inserisce nel contesto tanti nomi, luoghi e molteplici storie.

2 – TRANSAMERIKA

1997, da “Terra e libertà”

Il ritratto fedele di Ernesto “Che” Guevara, uno degli uomini simbolo non solo della Rivoluzione Cubana ma di tutta l’America Latina, dagli anni della gioventù, con la scoperta della propria natura e la successiva “vocazione” in difesa dei soppressi da ogni dittatura, fino al noto epilogo.

1 – I CENTO PASSI

2004, da “Viva la vida, muera la muerte!”

Chiudiamo con una canzone impegnata, il cui titolo prende spunto dallo splendido film di Marco Tullio Giordana, per narrare anch’essa la triste vicenda dell’attivista siciliano Peppino Impastato, vittima della mafia. Un classico della band, immancabile a ogni concerto e che ha contribuito a non far dimenticare questa figura eroica.

 

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