“LA NOSTALGIA è SEMPRE STATA UNA COSA NATURALE PER ME.” CE LO DICE CALVIN LOVE

 
25 febbraio 2019
 

Dopo aver suonato sin da giovanissimo in una band punk, il cantautore canadese Calvin Love si è trasferito a Los Angeles, dove ha suonato in numerose band. Dopo aver pubblicato qualche EP, alla fine del 2012 è arrivato il suo primo album solista, “New Radar”, mentre lo scorso ottobre il musicista nativo di Edmonton, Alberta ha realizzato, via Modern Sky Entertainment, la sua terza fatica sulla lunga distanza, “Highway Dancer”. Love arriverà in Italia nel mese di marzo per due date a supporto di questa sua recente uscita (martedì 5 al Circolo Magnolia di Segrate (MI) e mercoledì 6 allo Spazio 211 di Torino). Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per contattare il cantautore di stanza a Toronto via e-mail. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Calvin, come stai? Suonerai in Italia tra pochi giorni. E’ la tua prima volta nel nostro paese? Quali sono le tue aspettative per questi concerti italiani?

Ciao, sto bene. In questo momento mi trovo ad Amburgo. Sono già stato in Italia, ma non ci ho mai suonato. Non ho aspettative per questi concerti. Spero che verrà della gente a vedermi, altrimenti canterò alla luna.

La copertina del tuo nuovo album, “Highway Dancer”, sembra essere un po’ nostalgica: pensi che possa riflettere in qualche maniera lo spirito della musica che si trova sul tuo disco?

Sì, la nostalgia è sempre stata una cosa naturale per me. Quando creo un album sarà sempre nostalgico perché ogni disco rappresenta un certo periodo della mia vita. E’ come una capsula del tempo che puo’ essere aperta da chiunque voglia dare un ascolto e lo spirito continua a vivere.

Di che cosa parlano i tuoi testi? Da dove hai preso l’ispirazione, mentre li stavi scrivendo? Sono personali?

I miei testi parlano della mia vita, delle mie osservazioni del mondo e delle esperienze che ho avuto mentre viaggiavo. Empatia e compassione. Energia e proiezioni. Prendo ispirazione da qualsiasi cosa che tocca la mia anima. Le melodie provengono da una passeggiata. Ascoltare il silenzio. Libri. Film. Arte. Vita.
Senza voler essere troppo specifico, i testi sono astratti in modo che li si possa interpretare nel modo che si vuole. Siamo tutti collegati da quel filo comune.

Ho letto che ti ci è voluto un po’ di tempo per scrivere questo tuo nuovo disco: è stato perché volevi scegliere accuratamente i dettagli delle tue canzoni?

Ho registrato alcune versioni di ogni canzone. Dalla prima idea, registrata sul mio I-Phone, a registrarne una nuova versione a casa fino al prodotto finito. Per alcune canzoni ci metto più tempo, mentre altre nascono in fretta. Per esempio “A Thousand Years” l’ho scritta in appena un’ora. Sono piuttosto meticoloso durante le registrazioni e mi piace elaborare tutti i dettagli.

La breve opening-track di “Highway Dancer”, “Soundtrack Of My Dreams”, è piuttosto maestosa e pare musica da chiesa: sei d’accordo? E’ stato qualcosa fatto apposta?

Certo che sono d’accordo. La musica da chiesa suona bene! Non è stato qualcosa di intenzionale, ma una cosa istintiva e naturale.

In “Prairie Thunder Jazz Dream” c’è un fantastico assolo di tromba che ho apprezzato molto: che cosa ci puoi dire di queste influenze jazz? Ci puoi raccontare come è nata questa canzone?

Ho scritto “Prairie Thuder Jazz Dream” perchè sono stato ispirato da Chet Baker, che mi piace molto. Originariamente ho scritto la parte di tromba sulla tastiera e per la versione finale sull’album. La tromba che ascolti è un sassofono tenore. Anche a me piace molto quella canzone.

Quali sono state le tue influenze musicali più importanti per il tuo nuovo album?

“Highway Dancer” riflette sulla pressione della vita, le dipendenze, la crescita, la mortalità, la famiglia, i viaggi e il tempo. Il titolo “Highway Dancer” definisce un limbo di irrequietezza e il movimento in avanti nella tua vita. I miei maggiori sforzi sono stati scritti e registrati all’interno di queste undici canzoni, ognuna si contrappone con la successiva, così come gli opposti si attraggono in natura. Ogni traccia è diversa e puo’ essere paragonata alla successiva in modo tale da enfatizzare la loro giustapposizione. Le canzoni che ascolti su questo album sono state scelte tra un vasto catalogo degli ultimi tre anni. Molte di queste canzoni sono state la subconscia colonna sonora della mia vita e dei miei viaggi prima che la mia mente avesse la possibilità di concepirle. L’ispirazione è venuta da qualunque cosa che abbia attratto la mia anima interiore verso le forze esterne e la bellezza che questo mondo ha da offrire. Dalle infinite highway del nord America fino agli stretti vicoli di Pechino.
Queste canzoni mi hanno scelto.

Secondo la tua opinione quali sono stati i principali cambiamenti rispetto ai tuoi lavori precedenti?

La mia crescita personale ha cambiato il mio modo di scrivere e la mia musica. La sete di conoscenza e di nuove esperienze ha cambiato il mio modo di lavorare. Un cambiamento costante che ha lasciato uscire la paura, il dubbio, il controllo e mi ha fatto rimanere fedele a me stesso, qualsiasi cosa accadesse. E’ stata la cosa più importante. Continuo a lavorare, a scrivere e a vivere una vita piena e spero di migliorare.

In Canada c’è una scena indie molto importante con fantastiche band e musicisti come Arcade Fire, Broken Social Scene, Japandroids, Destroyer, New Pornographers, The Rural Alberta Advantage, Wintersleep, Mac DeMarco, The Besnard Lakes, Alvvays, Suuns, Ought, Wolf Parade, Preoccupations, solo per citarne alcuni: sei contento di farne parte?

Sì, c’è veramente tanto talento in Canada, ma sinceramente non mi sono mai sentito parte della scena musicale canadese o accettato. Sembra un club esclusivo, ma sono contento che tu pensi che io possa stare in mezzo a questi contemporanei.

Provieni da Edmonton, Alberta, ma ora vivi a Toronto, Ontario: come mai hai deciso di trasferirti dalla tua città natale? Pensi che Toronto ti possa offrire maggiori possibilità per la tua carriera?

Mi sono trasferito a Toronto per cambiare. Prima avevo abitato a Los Angeles per cinque anni. La mia partner è di Toronto, così mi sono trasferito lì per amore, oltre che per motivi di carriera, visto che è una grande città, ma sento di volermi trasferire di nuovo.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista?

“Prairie Thunder Jazz Dream”.

 

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