YANN TIERSEN
ALL

[ Mute Records - 2019 ]
8.5
 
Genere: Minimal, avant-garde, post-rock, folktronica, bal-musette
 
1 marzo 2019
 

E’ naturale che la musica tenda ad essere categorizzata e recintata in una nicchia specifica. Potrebbe essere rock, blues, jazz, R & B, ma una volta che ha la sua etichetta, è molto probabile che lì rimanga. Ma quando arriva un artista come Yann Tiersen, bisogna prendere con le pinze ogni tipo di classificazione o preconcetto.

Negli ultimi vent’anni, il compositore e polistrumentista francese ha collaborato ad innumerevoli progetti, ha diretto molteplici orchestre, ha guidato un trio di synth analogico ispirato al Krautrock (chiamato anche “Kosmische Musik” in italiano musica cosmica) e ha pubblicato più di una dozzina di album estremamente variegati. Perciò, considerare Tiersen semplicemente come l’uomo dietro la stravagante e romantica colonna sonora del film del 2001 “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”, come spesso accade, ridurrebbe non solo la varietà e stravaganza del suo lavoro, ma risulterebbe quasi come un’offesa alle meravigliose e stimolanti melodie che ci regala in ALL, la sua ultima fatica.

Per concentrarsi su questo progetto, Yann Tiersen ha trascorso gli ultimi 15 anni sull’isola di Ushant, costruendo il suo studio, “The Eskal”, recuperandolo da una discoteca abbandonata. Ogni suono e melodia presenti in “ALL” sembrano descrivere un luogo a metà tra la terra e il cielo, lontano da una civiltà che non può scalfire con le sue crudeltà. Le sue composizioni entrano nell’anima, generando qualcosa di più significativo che semplici emozioni.

Utilizzando registrazioni sul campo e incorporandole nella sua musica, Tiersen unisce al suono una vera e propria narrazione, a cui prestano la voce che si esprime in bretone Anna Von Hausswolff, Ólavur Jakobsen ed Emilie Tiersen, è quasi come venire catapultati al contempo, in un luogo fatato popolato da elfi e fate.

L’album si apre con “Templehof”, che prende il nome dell’ex aeroporto tedesco. Il piano fonde il suono lontano di bambini che giocano e ridono in contrapposizione ad una natura ignota, bellissima e struggente melodia di pianoforte che d’improvviso si fa minaccioso. Il brano vuole essere un’allusione ai cambiamenti climatici, alle attitudini della politica e alla capacità delle persone di ribellarsi a ciò che bisognerebbe proteggere invece che distruggere. A dare speranza arriva la traccia finale “Beure Kentañ”, che alla visione un po’ sfiduciata della prima, suggerisce che una nuova alba portatrice di speranza potrebbe invece essere alle porte.

“Bloavezhoú” è un crescendo di voci e poi cori, che vengono via via sfumati da una celeste chiusura di arpe dalla melodia angelica. Il pianoforte echeggiato e le voci sommesse di “Koad” riportano di colpo l’ascoltatore in un bosco incantato abitato da creature ultraterrene. Il brano mantiene inalterata la sua purezza, nonostante la frenetica interruzione dei violini e delle chitarre distorte che accompagnano l’intro di “Erc’h”. Con delle armonizzazioni di rara bellezza e una struttura fatta di campane e xilofoni scintillanti Erc’h, trascinante nucleo del disco, è sicuramente uno dei brani più rappresentativi di “ALL”, anche se ricorda per alcuni momenti i Sigur Rós con “Glósóli”.

Quella presente nel nono disco di Tiersen, non è ordinaria musica di sottofondo fatta per rilassarsi, anche se c’è qualcosa che tranquillamente calmo nella sua bellezza. È musica da consumare avidamente, che porta a riflettere su se stessi e sul mondo che ci circonda. “Pell” prende le grida del bambino appena sentite e le connette ad un paesaggio sonoro lunare composto da synth, droni, cetre, pianto e richiami di uccellini, effetti elettronici, archi, arpe e un coro che accompagna questo mondo sonoro e l’interazione tra piano e radio ad onde corte.

In definitiva, possiamo affermare che le categorie in fondo non contano poi un granché. Forse potranno rassicurare coloro non abituati ad osare, uscendo dalle confortanti classificazioni. Yann Tiersen con il suo “ALL”, ci insegna che una pausa dalla sicurezza è spesso necessaria, non solo per comprendere se stessi ma, soprattutto, per scoprire quel posto nel mondo che appartiene e spetta ad ognuno di noi.

Tracklist
1. Tempelhof
2. Koad
3. Erc’h
4. Usal Road
5. Pell
6. Bloavezhioù
7. Heol
8. Gwennilied
9. Aon
10. Prad
11. Beure Kentañ
 
 

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