NENEH CHERRY
Live @ Circolo Magnolia (Segrate, 27/02/2019)

 
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2 marzo 2019
 

di Marco Obertini

L’occasione di vedere Neneh Cherry dal vivo è ghiotta, la seguo fin dai suoi esordi nei Rip Rig & Panic, giovanissima e con la voce ancora inesperta ma già in grado di marcare con la sua personalità i brani complessi e free form del progetto nato dalle ceneri del Pop Group.

Acquistiamo i biglietti in prevendita e comincio il conto alla rovescia.Una decina di giorni prima della data milanese leggo che la serata verrà aperta da Charlotte Adigery, vocalist belga-caraibica che ha appena licenziato il suo secondo ep “Zandoli” per la Deewee Records l’etichetta dei fratelli David e Stephen Dewaeie. Se questi due nomi non vi dicono nulla forse vi possono aiutare quelli di Soulwax2Many Dj’s.

La serata si è arricchita di un ulteriore motivo di interesse e, giunta la fatidica data, partiamo da Brescia supportati da un clima mite e da un’atmosfera primaverile .

Giunti a Segrate non facciamo in tempo a varcare l’ingresso interno del Magnolia che in lontananza si sentono le prime note del live della Adigery .

Quando entriamo nella sala concerti lei è sul palco affiancata dall’amico e collega Bolis Popul, anche lui di origine caraibica ma di discendenza cinese, che sciorina le basi elettroniche su cui con sensualità e bravura canta e balla la Adigery. Il palco è scarno, semibuio ed il telo alle loro spalle su cui vengono proiettati dei visuals è l’unica scenografia del loro set che non fatica a coinvolgere e convincere nonostante il volume particolarmente basso penalizzi le prerogative danzerecce del duo belga.

Dopo una mezz’ora  di performance che lascia trasparire tutte le potenzialità del progetto, i due musicisti salutano tra gli applausi annunciando Neneh Cherry.

Il palco, liberato del set di apertura, si presenta ora con una strumentazione prevalentemente “ritmica” : consolle dj, batteria elettronica, set di percussioni e basso. Fanno eccezione un’arpa ed una tastiera Nordmende. .

Ale 10.00 comincia il live in una tenda non gremita ma che trasuda grandi aspettative.

Neneh Cherry, classe 1964, appare in splendida forma, istrionica e carismatica, sorridente e comunicativa. Chiarisce fin da subito che il live sarà imperniato sui brani di “Broken Politics”, l’ultimo album.

“Fallen Leaves”, “Shot Gun Shack” e “Deep Vein Thrombosis” scaldano il pubblico e la sua voce è avvolgente, perfettamente dosata, ma, quando serve, sa essere anche graffiante. Il primo vero boato del pubblico è sulle note di “Kong” ,il singolo scritto con Four Tet e Robert “3D” Del Naja dei Massive Attack, splendido esempio di quelle che qualche anno fa chiamavamo “carinerie di Bristol”.

Il suono si fa più sporco e frammentario quando attacca “Blank Project”, purtroppo l’unico tributo al precedente (capo) lavoro. Il live scorre lento e ipnotico alternando momenti dub, trip-hop e soul. Il groove che lasciava presagire il settaggio del palco emerge solo a tratti lasciando spazio ad un live raffinato e d’atmosfera.

Neneh Cherry ammalia anche quando racconta del suo amore per l’Italia condiviso con il padre, il trombettista jazz Don Cherry, o quando ammicca ai contenuti politici di cui è intriso il suo ultimo album oppure ancora, quando perduto un orecchino scende dal palco per raccoglierlo ma non riuscendo più ad indossarlo se ne esce con un “Ci ho provato, ma d’altronde siamo qui per la musica e non per il glamour”.

“Manchild”, con la sua alternanza di momenti soul e rap dimostra, se ancora ce n’era bisogno, l’estrema duttilità della sua voce.

C’è tanta politica e rabbia nelle sue canzoni ma anche tanto amore e calore umano e “Soldier”, annunciata come l’ultimo brano, è la sintesi perfetta di questa dicotomia.

La band è ispirata e Neneh Cherry è empatica con i suoi musicisti come con  l’estasiato pubblico che le tributa un lungo applauso , uno di quelli riservati alle grande occasioni, ai grandi artisti.

Nei bis c’è spazio ancora per il Bristol sound di “Faster Than The Truth “ e per un’incursione negli anni ’80 con la hit “Buffalo Stance” .

Quando usciamo, dopo un’ora e un quarto di concerto, la macchina è parcheggiata a due passi dal Magnolia e l’orologio segna le 11.30 , l’orario ideale per rientrare da una trasferta milanese. E’ il giusto epilogo di una serata perfetta.

 

 

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