THE TALLEST MAN ON EARTH
Live @ Teatro Antoniano (Bologna, 02/03/2019)

 
4 marzo 2019
 

Sono passati esattamente tre anni da quando abbiamo visto per l’ultima volta The Tallest Man On Earth, sempre qui a Bologna, ma nella meno adatta ambientazione dell’Estragon all’interno del Parco Nord: stasera, invece, ci troviamo al Teatro Dell’Antoniano, più noto nel mondo come il luogo dove si tiene lo Zecchino D’Oro.

Il musicista di Leksand nel frattempo ha abbandonato la nativa Svezia e si è trasferito a New York City, ha realizzato il suo progetto multimediale “When The Bird Sees The Solid Ground” e, proprio ieri, ha annunciato il suo quinto album “I Love You. It’s A Fever Dream”, che uscirà il prossimo 19 aprile via Rivers / Birds Records, dopo numerosi anni sotto contratto con la Dead Oceans.

La sala della venue emiliana è sold-out ormai da mesi ed è un vero piacere ritrovare il musicista svedese che, al contrario di quanto si possa aspettare dal moniker che ha adottato, non si ritrova il fisico di un giocatore di basket o di pallavolo.

Si parte quando l’orologio segna le nove e un quarto precise: il palco è assolutamente buio, come accadrà per tutto il resto della lunga serata. Kristian Matsson è tornato a esibirsi da solo, al contrario di ciò che accadeva nel tour precedente, quando era stato accompagnato da una band.

Dopo un lungo intro chitarristico è “To Just Grown Away” ad aprire la serata: l’atmosfera si fa subito malinconica e cupa con il solo musicista svedese che cerca di esaltare il pubblico felsineo con qualche gioco – a dire il vero un po’ troppo forzato – della sua sei corde.

Per la vecchissima “I Won’t Be Found” finalmente lo stage è un po’ più illuminato e la sua voce di stampo dylaniano, insieme agli ottimi arpeggi, ci fa venire la pelle d’oca, come è già successo tante altre volte, durante i suoi concerti visti in passato.

Poco dopo arrivano anche i primi estratti dal nuovo LP: iniziamo gli assaggi con “All I Can Keep Is Now”. Anche qui la malinconia la fa da padrona – come, verso la fine del live-show, ammetterà anche lo stesso Kristian, quasi tutte le sue canzoni lo sono – ma sono i suoi vocals, accompagnata dai lunghi e leggeri arpeggi, che ci sanno toccare al cuore e donare emozioni sincere e dirette.

Altri brividi anche per la nuovissima “Running Styles Of New York”, una romantica ballata che regala sentimenti e ci scalda l’anima, nonostante il suo spirito triste.

La successiva “Little Nowhere Towns” vede Matsson in una delle sue rarissime apparizioni al piano stasera: qui – dobbiamo ammetterlo – ci piace molto il suo modo di giocare sia con lo strumento che con i fan presenti in teatro.

“Love Is All”, una delle nostre preferite, pur nella sua atmosfera piuttosto malinconica, vede il musicista svedese esaltarsi con la sua sei corde, per la gioia della folla bolognese, mentre le emozioni non tardano ad arrivare con “Time Of The Blue” e “Somewhere In The Mountains, Somewhere In New York”, eseguite entrambe con il banjo: attraverso le loro sensazioni tristi, sembrano voler seguire il buio del palco della venue emiliana.

Il tocco vellutato della chitarra di Kristian, accompagnato dalla sua calda voce in “Criminals”, ci regala momenti di grande passione, mentre la doppietta conclusiva è di quelle vincenti: “King Of Spain” vede l’handclapping del caloroso pubblico felsineo, mentre “The Dreamer” ci dona ancora una volta passione e romanticismo, mentre Matsson ringrazia i suoi fan, “senza i quali non sarei nessuno”.

Pochi secondi e The Tallest Man On Earth ritorna sul palco e la chiusura al piano con “Kids On The Run” è sicuramente una perla di questo concerto: meno intima rispetto alla sua versione originale, ma incredibilmente intensa. Ciò gli vale un lungo e meritato applauso da parte di tutto il teatro alla fine di questi centocinque minuti di live-show.

Dobbiamo ammettere che in qualche momento Matsson non ci è piaciuto per quella sua tendenza – che ci ha sorpreso – di voler fare il protagonista in maniera un po’ troppo vistosa e forzata, probabilmente dovuta al fatto di essere da solo sul palco, ma il cuore sempre presente nella sua musica malinconica, ma sincera, ce lo fa perdonare e amare sempre e comunque.

 

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