AVANTASIA
Moonglow

[ Nuclear Blast - 2019 ]
7
 
Genere: power metal
 
14 Marzo 2019
 

C’è qualcosa di esaltante e al tempo stesso spaventoso nel progetto Avantasia. A reggerne le fila da quasi vent’anni è Tobias Sammet, che quando non è troppo impegnato a registrare dischi e fare tournée con gli  Edguy chiama a raccolta alcuni tra i suoi cantanti preferiti per coinvolgerli nella realizzazione di imponenti opere metal che farebbero tremare i polsi persino alle truppe della Trans-Siberian Orchestra. Dal 2001 a oggi decine e decine di grandissimi artisti del passato hanno accettato di buon grado di unirsi allo sfavillante sogno di questo talentuoso megalomane di Fulda, Germania; una all star band in perenne mutazione guidata da un maniaco della perfezione che nel corso del tempo ha collezionato ospiti di peso – Alice Cooper, Klaus Meine, Jon Oliva, Joe Lynn Turner e Michael Kiske, giusto per citarne alcuni tra i più noti – come fossero figurine dei calciatori.

Sammet è un tipo alquanto eccentrico e per capirlo basta dare un’occhiata a una sua qualsiasi foto promozionale. Sembra uno di quei cosplayer che potreste incontrare alle fiere dei fumetti; va in giro conciato come un domatore di leoni sbucato fuori da un universo steampunk. Nel circo Avantasia, arrivato alla sua ottava tappa con “Moonglow”, le bestie feroci da tenere a bada hanno nomi davvero altisonanti: oltre al solito Kiske degli Helloween, vi troviamo anche Hansi Kürsch (Blind Guardian), Mille Petrozza (Kreator), Candice Night (Blackmore’s Night), Eric Martin (Mr. Big) e, dulcis in fundo, un rigenerato Geoff Tate (ex Queensrÿche), impeccabile in “Invincible” e “Alchemy”.

Interpreti di un certo livello che Tobias Sammet tratta con i guanti di velluto, scrivendo brani in grado di adattarsi splendidamente alle loro diverse caratteristiche. Prendiamo a esempio “Book Of Shallows”, una delle tracce migliori del lotto: qui il padrone di casa sfida Kürsch, Ronnie Atkins (Pretty Maids) e Jørn Lande (Masterplan) in un’elettrizzante gara di virtuosismo canoro di tradizione power metal, per poi lasciare campo aperto a un avvelenatissimo Petrozza per una bella parentesi thrash. Una virgola di pesantezza in un album che privilegia ben altre atmosfere, ovvero quelle ultra-melodiche e levigate dell’AOR più epico e “wagneriano”.

Genere di cui fu campione indiscusso il vecchio Meat Loaf, qui citato in maniera più o meno esplicita in “Ghost In The Moon”, gioiosa suite pop metal di dieci minuti che parte con un riff di piano quasi identico a quello di “I’d Do Anything For Love (But I Won’t Do That)”. Un po’ più originali “Moonglow” e “The Raven Child”, dai forti tratti celtico/fantasy: chiudete gli occhi e vi sembrerà di cavalcare un dragone, pronti per lanciarvi alla conquista dei sette regni di Westeros.

Se “Il Trono di Spade” non fa per voi, provate a dare una chance all’inequivocabile matrice eighties di “Starlight”, “Lavender” e (inutile dirlo) “Maniac”, cafonissima rilettura del classico a firma Michael Sembello tratto dalla colonna sonora di “Flashdance”. Verrete travolti da una scarica di energia talmente violenta da farvi salire l’impellente desiderio di correre in Siberia e seguire il durissimo regime di allenamento del Sylvester Stallone di “Rocky IV”. In parole povere: se amate i colossal musicali, non potete perdervi assolutamente questo disco. Tobias Sammet è il Michael Bay dell’heavy metal – con tutti i suoi pregi e difetti, naturalmente.

Tracklist
1. Ghost In The Moon
2. Book Of Shallows
3. Moonglow
4. The Raven Child
5. Starlight
6. Invincible
7. Alchemy
8. The Piper At The Gates Of Dawn
9. Lavender
10. Requiem For A Dream
11. Maniac
12. Heart
 
 

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