OGGI “SEVEN SWANS” DI SUFJAN STEVENS COMPIE 15 ANNI

 
16 marzo 2019
 

Il 16 marzo 2004 Sufjan Stevens pubblicava il favoloso “Seven Swans”. Un album capace di narrare intricate storie sacre a suon di banjo. Il quarto disco dell’artista venne accolto come una folgorazione. Una vera e propria opera d’arte capace d’intrecciare spiritualità e charme prettamente umano. Un album brillante, di una delicatezza sublime.

“The Dress Looks Nice on You” anticipó l’usicta del disco. Il singolo, pubblicato l’8 marzo dall’etichetta Rough Trade, ebbe il ruolo di stabilire fin dal principio i toni pacati caratteristici di “Seven Swans”. Grazia e bellezza furono, così, meticolosamente infuse in ogni traccia dell’album.

È questo il piccolo angolo di paradiso del cantante: un universo timido ed incosciente che fiorisce in tutta la sua sensibilità. Stevens, dal canto suo, non esita nemmeno un secondo a trasportarci in un universo mistico e lo fa tenendoci gentilmente per mano.

Esempi magnifici di questa scelta stilistica sono “To Be Alone with You” e “All the Trees of the Field Will Clap Their Hands”. Delle canzoni che sono come un balsamo e che hanno il potere di farmi innamorare ogni volta che le ascolto. Gli anni passano, ma non passa il fragile incantesimo dorato di Sufjan Stevens.

Il tema centrale del disco resta senza dubbio la narrazione sacra e “In the Devil’s Territory” è un mantra perfetto che racconta sempre la stessa storia millenaria: la battaglia eterna degli uomini che, dopo aver affrontato il diavolo, possono riposare con la pace nel cuore.

“Abraham” è un elogio trascinato e viscerale ad Abramo. La canzone narra il momento in cui il primo patriarca biblico si appresta a sacrificare il proprio figlio Isacco. Gli elementi biblici ci sono tutti: il braccio sollevato che impugna già il coltello, pronto per il sacrificio, l’altare, l’apparizione improvvisa dell’angelo. Stevens fa suonare l’episodio della Genesi come un racconto folk sacro e sventa senza troppi sforzi il rischio di esprimersi come un predicatore del nuovo millennio.

“He Woke Me Up Again” parla della chiamata, nel senso mistico del termine, su una base d’organetto. Il cantante ci racconta la sua conversione in modo enfatico, insistendo in particolare sul ritornello a suon di “Halle Halle Hallelujah”.

Sufjan Stevens ha una voce stupenda, è innegabile, ma non è quello ad aver contribuito alla grandiosità di “Seven Swans”. È il suo istinto melodico, unito alla forza comunicativa che infonde nelle canzoni, a rendere ogni traccia una piccola gemma ricca di passione.

Un album da ascoltare e riascoltare quando si è alla ricerca di un momento di spiritualità: “Seven Swans” è e resterà un capitolo fondamentale della bibbia indie-rock.

 

Sufjan Stevens – “Seven Swans”

Data di pubblicazione: 16 Marzo 2004
Tracce: 12
Lunghezza: 46:19
Etichetta: Sounds Familyre
Produttore: Daniel Smith

Tracklist:

1. All the Trees of the Field Will Clap Their Hands
2. The Dress Looks Nice on You
3. In the Devil’s Territory
4. To Be Alone with You
5. Abraham
6. Sister
7. Size Too Small
8. We Won’t Need Legs to Stand
9. A Good Man Is Hard to Find
10. He Woke Me Up Again
11. Seven Swans
12. The Transfiguration

Bonus 7″

1. I Went Dancing with My Sister
2. Waste of What Your Kids Won’t Have

 

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