“CREDO CHE I TESTI DELLE MIE CANZONI RISPECCHINO IL MIO MODO DI PENSARE.” LA NOSTRA INTERVISTA CON NILüFER YANYA IN VISTA DELL’USCITA DEL SUO PRIMO ALBUM

 
20 marzo 2019
 

Dopo aver realizzato negli ultimi anni un paio di EP ed essere entrata nella famosa lista “Sound Of 2018” della BBC, Nilüfer Yanya si prepara a realizzare il suo primo lavoro sulla lunga distanza, “Miss Universe”, in uscita questa settimana via ATO Records. Registrato a Penzance, il suo elegante disco è stato prodotto da John Congleton, Oli Barton-Wood, Will Archer e M.T. Hadley. Un paio di mesi fa abbiamo avuto l’occasione scambiare due chiacchiere al telefono con la giovane artista inglese e farci raccontare del suo LP, delle sue influenze, dei suoi progetti, dei suoi tour, della scena musicale londinese e anche del SXSW. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Nilüfer, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Per prima cosa potresti fare una piccola introduzione su di te per i nostri lettori?

Certo. Mi chiamo Nilufer, abito a Londra, ho 23 anni e sto per pubblicare un nuovo singolo e soprattutto il mio primo album, che si chiamerà “Miss Universe”.

Lo scorso novembre sei stata in tour nel Regno Unito e in Europa insieme agli Interpol. Cosa ci puoi raccontare di questa tua esperienza?

E’ stato veramente bello. Suonare nel Regno Unito e in Europa in venue grandi è stato davvero importante per me.

Il mese prossimo, invece, suonerai negli Stati Uniti, dove aprirai le date del tour di Sharon Van Etten. Credo che sia un’ottima opportunità per poter raggiungere un pubblico più esteso. Che cosa ti aspetti da questi concerti?

Sarà un tour molto lungo e avrò la possibilità di vedere tanti nuovi posti e suonare in posti grandi. Spero di fare anche un tour mio (negli USA) in futuro.

So che lo scorso anno sei stata al SXSW di Austin: che esperienza è stata per te? Ti è piaciuto o credi che sia troppo caotico?

E’ folle, ma è stato davvero molto divertente. E’ stato parecchio intenso perchè ho suonato due volte al giorno. Credo che Austin sia un posto differente rispetto al resto del Texas, mi è piaciuto molto.

In primavera sarai in tour nel Regno Unito e in Europa: è il tuo primo tour da headliner?

No, lo scorso aprile sono stata in tour in Europa e nel Regno Unito, ma questa volta la lunghezza sarà doppia rispetto a quella dello scorso anno. L’altra volta era durato solo due settimane, mentre questo sarà di un mese.

Cosa ti aspetti?

Non lo so, non ne ho proprio idea. Credo che alcuni show andranno bene, altri meno. (ridiamo)

Posso chiederti del primo concerto di questo tour, quello a Istanbul: cosa significa per te suonare nel paese di cui sei in parte originaria?

Significa tantissimo per me. E’ qualcosa di veramente importante per me poter tornare a suonare in Turchia.

Hai origini turche, irlandesi e bajan: posso chiederti se queste tue origini hanno influenzato in qualche modo la tua musica?

Penso che in qualche modo mi abbiano influenzato, anche se non sono troppo sicura come. Credo che tu possa capire e apprezzare le cose quando sai chi sei.

Lo scorso anno sei stata nella BBC Sound Of 2018: che cosa ha significato per te questa cosa?

Sono stata onorata. La BBC è una cosa piuttosto importante nel Regno Unito. La BBC è sempre accanto a te, BBC News, BBC Music, BBC Radio. (ridiamo)

Hai imparato a suonare la chitarra da Dave Okumu degli Invisible: che esperienza è stata per te?

E’ stato all’inizio e stavo imparando le cose basilari. Mi ha incoraggiato ad andare avanti. Non lo dimenticherò. E’ stato importante per me.

Abiti a Londra: credi che lì tu possa avere maggiori possibilità di suonare la tua musica rispetto ad altri luoghi nel mondo o anche a città più piccole del Regno Unito? A Londra c’è una scena musicale veramente molto larga.

Sì, ci sono molte possibilità a Londra, ma allo stesso tempo rischi anche di cadere o essere scambiato per altri che suonano lo stesso genere musicale. Avere un’opportunità è una bella cosa.

Che cosa ne pensi della scena musicale di Londra?

E’ fantastica. Mi pare che stia crescendo molto in questo momento. C’è sempre tantissima musica underground che esce.

Il tuo primo album è chiamato “Miss Universe”: c’è un significato particolare dietro questo titolo?

No, non c’è un significato solido. Vuole essere la voce della TV, quando noi non siamo consapevoli di cosa stiamo ascoltando. Ci dice come vivere la nostre vite, come operare attraverso la pubblicità, le norme e tutte quelle cose a cui di solito non pensiamo tutti i giorni. Alla fine non significa molto. “Miss Universe” è qualcosa che puoi vincere ed è una competizione.

“Melt” è una delle mie tracce preferite del tuo disco: ha questa sensazione soul, dei bellissimi fiati ed è molto elegante: credi che abbia influenze jazz?

Il sax lo suona la mia amica Bobbi ed è fantastico e anche chi lo ha prodotto aveva molte influenze jazz. Sì, ce ne sono molte in questo brano.

Un’altra canzone che mi piace parecchio è “In Your Head”: ha molte influenze indie-rock e ottime melodie. Pensi che possa essere stata influenzata da band come gli Strokes o i Libertines?

Sì, c’è molto punk-pop. Ci sono le distorsioni e volevo che fosse caotica.

Il tuo disco ha un’atmosfera piuttosto rilassata, ha parecchie influenze soul e uno stile molto elegante: pensi che possiamo etichettarlo come “modern pop”?

Sì, sicuramente. Ci sono molte chitarre. E’ rock, anche se qualche persona potrebbe non essere d’accordo con questa mia affermazione, ascoltadolo. (ridiamo)

Inoltre quali sono state le tue principali influenze musicali per questo tuo album d’esordio?

Ho ascoltato moltissimo i dischi di Frank Ocean, lui mi piace molto. Sicuramente i Cure sono stati un’influenza molto importante per me.

Che cosa ci puoi dire del tuo processo creativo? Come nasce una tua canzone?

La maggior parte del disco è stata scritta lo scorso anno. Non ho avuto molto tempo da spendere per la scrittura. Ho lavorato con parecchie persone differenti e inoltre sono stata molto spesso in tour. E’ stato una specie di esperimento. Non ero abituata a scrivere un album. E’ stato qualcosa di diverso ogni volta.

Hai sentito qualche pressione su di te?

Sì, ma credo che la maggior parte venisse da me stessa. Ci tenevo molto, volevo che fosse un buon album.

I tuoi testi, invece, di che cosa parlano?

Credo che i testi delle mie canzoni rispecchino il mio modo di pensare.

Quindi sono personali?

Non direi personali, mostrano come lavora la mente.

Ci sono alcune canzoni come “Paradise”, “Angel”, “”Sparkle” GOD HELP ME” che sembrano toccare temi religiosi: è così?

Non so proprio canzoni sulla religione, ma sull’immaginario della religione che abbiamo dentro di noi, anche se non siamo troppo religiosi. E’ qualcosa di molto forte come un angelo o quello che Dio puo’ essere per ciascuno di noi. Magari, quando sono disperata, chiedo a Dio di aiutarmi. Credo che sia una cosa interessante. Mio padre è musulmano, ma devo ammettere che non conosco molto la mia religione. Credo che sia una cosa personale.

Ho letto che i tuoi genitori sono entrambi artisti: pensi che ti possano aver influenzato in qualche modo a diventare una musicista?

Sì, certo. Mia mamma suona il piano, mentre mio padre uno strumento musicale turco chiamato saz. Quando ho capito che avrei voluto fare la musicista loro erano un po’ preoccupati. Cercavano di spingermi verso la musica classica, ma non era ciò che volevo fare. Credo che il fatto che loro siano artisti mi abbia influenzato a diventare creativa.

Nel tuo disco ci sono alcuni pezzi molto brevi – soprattutto spoken-word con la musica in sottofondo. Nell’economia del tuo album, che significato hanno?

Questi brani sono stati inseriti per aiutare. Questi interludi servono per evidenziare cosa accadrà dopo.

Ho letto che tu e tua sorella avete questa iniziativa benefica ad Atene chiamata “Artists In Transit”: che cosa ci puoi raccontare a riguardo?

Volevamo incontrare queste persone che chiamiamo rifugiati e realizzare per loro dei laboratori d’arte ad Atene. Ne abbiamo fatti anche alcuni per i bambini. E’ un’idea che è venuta due anni fa a mia sorella ed è andata a fare la volontaria là. Il prossimo ottobre torneremo ad Atene e andremo in questi campi dei rifugiati.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone da usare come colonna sonora di questa intervista.

Direi “Melt”.

Grazie mille. Spero di vederti presto a qualche tuo concerto in Europa.

Grazie a te Antonio.

 

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