QUEENSRYCHE
The Verdict

[ Century Media - 2019 ]
6.5
 
Genere: heavy metal
 
22 marzo 2019
 

I tempi d’oro di “Operation: Mindcrime” e “Promised Land” saranno pure lontanissimi, ma per fortuna i Queensrÿche sono ancora vivi e lottano insieme a noi. “The Verdict” è il titolo del terzo album realizzato in compagnia del cantante Todd La Torre, talentuosissimo emulo di quel Geoff Tate che, tra sputi e insulti, venne messo alla porta nel 2012. Un licenziamento arrivato esattamente quattordici anni dopo la dolorosa separazione dal chitarrista Chris DeGarmo, autore di alcuni tra i brani migliori della band.

Quanto si faccia sentire ancora oggi la sua assenza potrebbero dircelo solo Michael Wilton (chitarra) ed Eddie Jackson (basso), ora come ora gli unici due superstiti della formazione originale. Il batterista Scott Rockenfield non ha mollato, ma è momentaneamente fermo ai box; sul disco lo sostituisce in maniera decisamente egregia il multitasking La Torre, che con grande sorpresa scopro essere un assoluto fenomeno dello strumento.

La sua prestazione dietro le pelli è ciò che più mi ha colpito di “The Verdict”, un lavoro solido ma un po’ troppo di maniera. L’apripista “Blood Of The Levant” mette subito in chiaro le cose: i Queensrÿche vogliono tornare a pestare pesante, arrivando addirittura a recuperare quelle antichissime sonorità simil-NWOBHM che li avevano contraddistinti agli esordi.

Todd La Torre tira fuori degli acuti da far invidia a Rob Halford, le chitarre di Wilton e Parker Lundgren armonizzano in stile Iron Maiden, e nel frattempo le caratteristiche tipiche del gruppo – in primis il lato progressive – stentano a emergere. La scelta di realizzare un album il più possibile fedele ai dogmi dell’heavy metal (classico nella forma, moderno nella resa) si rivela quindi un’arma a doppio taglio; una sorta di zavorra ai piedi del gruppo, ancorato a un suono tanto solido quanto immobile, privo di dinamismo.

Ammetto di aver fatto fatica a distinguere un brano dall’altro, anche se i momenti degni di nota di certo non mancano: le atmosfere mistiche che avvolgono “Light-years”, “Inside Out” e “Inner Unrest” riportano alla mente l’oscurità, la solennità e la ricchezza melodica dell’epoca che fu. I fan apprezzeranno.

Tracklist
1. Blood Of The Levant
2. Man The Machine
3. Light-years
4. Inside Out
5. Propaganda Fashion
6. Dark Reverie
7. Bent
8. Inner Unrest
9. Launder The Conscience
10. Portrait
 
 

Bianco – Tutto d’un ...

Era il 1 Aprile 2011 quando l’etichetta torinese INRI faceva il suo debutto pubblicando “Nostalgina”, il primo LP di Bianco, allora ...

The Suitcase Junket – Mean ...

Puntuale come un orologio torna Matt Lorenz in arte The Suitcase Junket ovvero il baffo più selvaggio e appuntito del rock. Musicista fuori ...

The Drums – Brutalism

Ormai una one man band, tornano i The Drums, torna ovvero Jonny Pierce. L’incedere non è più quello surfy degli esordi, e anche le ...

Giuda – E.V.A.

Alla conquista dello spazio con i Giuda. La band romana si sposa con la Rise Above Records e dà il via alla propria spedizione ...

Fontaines D.C. – Dogrel

Dublino negli ultimi sei o sette anni è tornata ad essere una città musicalmente viva, dopo un periodo in cui non molto di quanto veniva ...