STEVE LAMACQ – LOST ALTERNATIVES: LA TOP 10 BRANI (TRA LE BAND MENO NOTE)

 
22 marzo 2019
 

Proprio oggi esce “Lost Alternatives”, una compilation in 4 CD, curata dal maestro Steve Lamacq, storico DJ della BBC (ma anche un sacco di altre cose), voce più che autorevole sul panorama musicale made in UK. Il nostro Steve ha celebrato 25 anni di attività in casa BBC realizzando questa compilation in cui ha ripescato perle, più o meno nascoste, degli anni ’90. Una vera manna dal cielo per chi ama il britpop e dintorni.
In questa nostra top 10 abbiamo voluto omaggiare il grande lavoro di Steve andando però a riprendere quelle band che, purtroppo, non hanno avuto il successo o la visibilità riservati ad altri, a volte anche meno meritevoli. Se andate a scorrere la tracklist dei 4 CD troverete dei nomi assolutamente noti e famosissimi come Marion, Mogwai, Teenage Fanclub, Suede, Elastica, Ash, Ride o Charlatans, giusto per citare qualcuno. Ecco, pur adorando queste band, sarebbe stato inutile segnalarle ancora ai nostri lettori, così abbiamo deciso di andare a pescare fra i nomi meno noti (e ce ne sono, ve lo assicuriamo), quelle dieci band che, beh, un posticino al sole lo avrebbero decisamente meritato.

Buon ascolto e, ovviamente, bravo Steve!

NORTHSIDE – SHALL WE TAKE A TRIP?

1991, da “Chicken Rhythms”

Freschi e pimpanti questi Northside che venivano dalla zone di Manchester ed erano guidati da Warren “Dermo” Dermody. Un solo disco all’attivo, quel “Chicken Rhythms” uscito per Factory Records nel 1991. Erano stati inseriti nel contesto un po’ Madchester, un po’ baggy, quello in cui le chitarre si trovavano a meraviglia con andamenti decisamente ballabili. Il brano in questione è decisamente il loro più famoso, che però non vuol dire sia il più bello.

THE FAMILY CAT – A PLACE WITH A NAME

1990

La forza di questi ragazzi, più che in studio, era decisamente live. I Family Cat, guidati dalla voce e dalla chitarra (ma in formazione le chitarre erano tre, attenzione) di Paul Frederick, hanno cercato di portare avanti il loro guitar-pop pimpante dal 1988 al 1995 con un mini LP e due album, ma il successo vero non è mai arrivato, purtroppo. Steve sceglie un brano uscito nel 1990, subito dopo “Tell ‘Em We’re Surfin'”. Il pezzo non sarà incluso negli album succesivi.

BLESSED ETHEL – RAT

1994

Ricordo bene la grinta di Sara Doran e dei suoi Blessed Ethel, band che ebbe un po’ di riflettori puntati addosso sopratutto grazie al singolo “Rat”, ma che al momento di piazzare l’esordio, il piacevole “Welcome To The Rodeo” (1995), venne piuttosto ignorata. Errore. I Blessed Ethel erano grintosi, graffiati e belli incazzati, con questi momenti deraglianti in cui le chitarre rombavano di brutto.

WHITEOUT – STARCLUB

1996, da “Pinkerton”

Scelta coraggiosa quella di Steve, perché se si parla dei Whiteout sarebbe stato quasi scontato piazzare “Jackie’s Racing” (o la pimpante “Detroit”) e invece ecco “Starclub” (1994, singolo estemporaneo) e la cosa non ci dispiace. Due album per questi ragazzi scozzesi che sembravno aver trovato una buona formula al loro guitar-rock, un po’ Who e Oasis, ma anche capace di guardare agli anni ’70 americani. A pubblicarli era la Silvertone che sperava di ripetere il colpaccio Stone Roses. Dicevamo due album: “Bite It” (1995) e “Big Wow” (1998), dove il grande Wow, in realtà, era quello che la gente diceva chiedendosi da dove fossero riemersi. Piacevoli.

TIGER – RACE

1996, da “We Are Puppets”

Delizioso quintetto londinese che, nonostante tutto riuscì ad arrivare a fare ben due dischetti. Il più conosciuto è il primo “We Are Puppets” del 1996 che contiene anche questa incalzante “Race”. Più che le chitarre i Tiger lavoravano molto sulle tastiere, creando un sound circolare e, se vogliamo, anche un po’ monocorde e tendente alla filastrocca, ma avevano un dannato fascino. Orgogliosamente indie.

LINOLEUM – DISSENT

1997, da “Dissent”

Beh, ma che bravi erano i Linoleum? Questa ripresa da parte di Steve mi esalta, perché adoravo questa band. Il primo disco l’avrò ascoltato fino allo sfinimento. Ma la voce sensuale di Caroline Finch, ne vogliamo parlare? Tra new wave e post-punk, inserirli in un contesto “britpop” non ci sta molto, anche se, è giusto dirlo, avevano delle melodie pazzesche. I riferimento, all’epoca, tiravano in ballo tanto Elastica quanto Pixies o Pretenders. Ve lo ripeto, cercate e adorate l’album “Dissent” del 1997, ma date una possibilità anche a “The Race from the Burning Building” del 2000, inferiore all’esordio ma comunque dignitoso.

ANIMALS THAT SWIM – PINK CARNATION

1994, da “Workshy”

Vogliamo davvero parlare degli Animals That Swim? Vogliamo parlare di loro e lamentarci del fatto che non siano considerati una delle più grandi band del mondo? Con un disco come “Workshy” dovrebbero già essere entrati nella storia del pop inglese. Mamma mia che meraviglia e questa “Pink Carnation” è giusto una della tante meraviglie contenute su quel disco. Se i Tindersticks per voi sono sempre stati troppo ostici, beh, provate con gli ATS: il loro pop noir, ricco comunque anche di brio e di inventiva, saprà conquistarvi. 3 album per loro e una doverosa ristampa dell’esordio, che, ripeto, è roba sopraffina.

SYMPOSIUM – THE ANSWER TO WHY I HATE YOU

1998, da “On The Outside “

Ci fu un periodo magnifico della mia adolescenza, in cui comperavo Rockerilla o Mucchio Selvaggio e ci trovavo le recensioni del grande Carlo Villa. Una delle sue frasi storiche a un certo punto fu “pop-punk a manetta“. Ecco, i Symposium rientrano in questa deliziosa definizione. Carichi come le molle, sia nel mini “One Day At A Time” che nel successivo “On The Outside”, garantiva la Infectious Records. E noi a saltare e ballare e pogare come invasati. Stoica e storica l’avventura del cantante che, on stage, si ruppe un ginocchio o una gamba, non ricordo, ma portò a termine l’esecuzione del brano che aveva iniziato.

SEAFOOD – THIS IS NOT AN EXIT

2000, da “Surviving The Quiet”

Porca miseria quanto mi piacevano i Seafood. Il loro mini d’esordio “Messenger in the Camp” (1998) l’avevo consumato. Era ruvido ma anche melodico, ricco di una potenza incredibile e di momenti più raccolti. Guardavano molto all’America i ragazzi guidati da David Line, un po’ ai Pavement, un po’ ai Sonic Youth. Io ascoltavo molto gli Urusei Yatsura e adoravo quelle chiatarre che e quelle melodie che parevano andare un po’ per i fatti loro. Una bella carriera la loro, con non tanto successo, purtroppo. 4 album interi e un mini. Questa canzone scelta da Steve è su “Surviving the Quiet”, album del 2000, che vedeva la band lavorare meglio sugli arrangiamenti rispetto al primo mini album. Garantiva Fierce Panda.

LLAMA FARMERS – PAPER EYES

2000, da “Surviving The Quiet”

Anche con i Llama Farmers c’era lo zampino della Fierce Panda e io, all’epoca, quando vedevo uscite di questa etichetta, beh, comperavo tutto. “Paper Eyes” usciva con il suo bel lato b “PVC” che fu inserita sull’esordio “Dead Letter Chorus” (marchiato Beggars Banquet), mentre, appunto, “Paper Eyes” no. Steve va quindi a pescare una bella chicca. Se il britpop degli esordi, in alcune band, nasceva come risposta alle chitarre americane, ecco che i ragazzi di Greenwich non faceno mistero di amarle, non a caso per descrivere il loro sound spesso ricorreva la parola grunge. Primo album ottimo, meno buono il sucessivo “El Toppo”.

 

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