STRAND OF OAKS
Eraserland

[ Dead Oceans – 2019 ]
8
 
Genere: Alt rock
 
1 Aprile 2019
 

Album numero sei per Tim Showalter che avevamo lasciato alle prese con la vita spericolata di “Hard Love” due anni fa e ritroviamo a inizio primavera, reduce da un periodo non semplice. Mesi di live e viaggi hanno lasciato il segno e Tim ha iniziato a vedere il lato oscuro del successo, a pagare il prezzo della vida loca on the road. Stanco e disilluso è arrivato persino a credere che non avrebbe più scritto canzoni. Ci hanno pensato quattro membri dei My Morning Jacket (band con cui Strand Of Oaks è andato in tour in passato) a risolvere la situazione.

Carl Broemel, Bo Koster, Patrick Hallahan e Tom Blankenship hanno trascinato Tim in studio (il La La Land di Louisville, Kentucky) accompagnandolo durante le registrazioni di “Eraserland”. Prodotto da Kevin Ratterman e con un ospite d’eccezione come Jason Isbell è l’ennesima rinascita di un artista che non ha mai nascosto i propri demoni, i dubbi, le paure, i momenti bui e lo sforzo fatto per uscirne.

Il sesto album è più omogeneo rispetto ai precedenti e il contributo dei quattro My Morning Jacket è fondamentale. Non si tratta di un semplice side project per loro sia ben chiaro: l’impegno e la voglia che mettono in ogni nota rivela quanto tenessero a vedere pubblicati questi brani. Non è neppure un album dei My Morning Jacket con un cantante diverso, anche se la distortissima “Moon Landing” e “Hyperspace Blues” devono molto ai dischi della band di Jim James ma anche ai Dinosaur Jr e ai The War on Drugs.

E’ ancora una volta la voce di Showalter a farla da padrone. Nuda e senza effetti nell’acustica “Wild and Willing” e in “Keys” (dedicata alla moglie Sue) dolente nei nove splendidi minuti di “Forever Chords”. La collaborazione con i My Morning Jacket ha tirato fuori l’anima più rock e teatrale di Strand Of Oaks, c’è una tensione crescente che si percepisce tra le note del singolo “Weird Ways”, nel drammatico trip di “Visions” e in una “Eraserland” che si adagia su un tappeto di sintetizzatori spettrali, la batteria suonata da Hallahan che tiene il ritmo e la chitarra di Broemel che si prende il suo spazio senza disturbare.

Il lato più giocoso e pop di Showalter emerge in “Final Fires” e nel ritornello killer di “Ruby” ma non è certo in primo piano, sostituito dai pericolosi giochi di emozioni creati da un musicista rinvigorito che conferma di essere un cacciatore di note di prima qualità, soprattutto in quei brani dove riesce ad esprimere appieno la propria personalità (“Visions”, “Forever Chords”, “Wild and Willing”, “Keys”).

Tracklist
1. Weird Ways
2. Hyperspace Blues
3. Keys
4. Visions
5. Final Fires
6. Moon Landing
7. Ruby
8. Wild and Willing
9. Eraserland
10. Forever Chords
11. Cruel Fisherman
 
 

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