“QUESTO DISCO è STATO DAVVERO UN GRANDE SFORZO DI SQUADRA”: PAUL HAMMER CI PARLA DEL NUOVO ALBUM DEI SAVOIR ADORE

 
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9 aprile 2019
 

Centro perfetto verrebbe da dire. I Savoir Adore (guidati come sempre dal buon Paul Hammer e, da un paio di album a questa parte, anche da Lauren Zettler) bilanciano alla perfezione tutte le loro anime, dall’indie pop al synth-pop, da profumi anni ’80 a reminescenze new-wave, rendendo “Full Bloom” un lavoro ricco di fascino e di melodie che si rincorrono ed entrano, inevitabilmente, sottopelle. Lavoro dalle mille sfaccettature, si presta a sviluppare nell’ascoltatore sensazioni cangianti, così come mutevole è il sound e la ritmica della band americana, che gioca magnificamente con i contrasti. “Full Bloom” è probabilmente il lavoro migliore dei Savoir Adore e ci fa davvero piacere scambiare due chiacchiere proprio con Paul Hammer.

Ciao ragazzi! Grazie mille per aver trovato il tempo per questa intervista! Come state?
Tutto bene! Siamo belli carichi!

Album appena uscito, come vi sentite?
Tutti i sentimenti insieme. Eccitazione, tante aspettative, gratitudine, felicità.

Mi è piaciuto molto il vostro post su Facebook, in cui eravate contenti del numero di ascolti su Spotify. E’ stato molto bello e genuino. Era come se aveste ricevuto un premio, un premio per tutti i vostri sforzi: perché alla fine i numeri, quel tipo di numeri, indicano che le persone vogliono ascoltare la tua musica, e io credo che, per un musicista, sia questa la vera soddisfazione. Cosa ne pensi?
Assolutamente! Hai ragione Ricky! Facciamo musica da molto tempo e, alla fine, il massimo per noi è raggiungere sempre più persone con i nostri suoni, sia che si tratti di un’esibizione dal vivo o di vedere quanto le persone ci ascoltano. Significa davvero molto per noi.

La copertina e le immagini all’interno dell’album mostrano una forte connessione con la natura. Io Vivo in una città come Verona, qui in Italia, circondata da pianure, montagne, insomma per me è facile entrare in contatto con la natura stessa. Quando penso ad una band americana, che viene da una grande città, come voi, ad esempio, ho sempre quell’idea che in realtà non avete le stesse possibilità di sfruttare questo elemento. Quelle foto nell’album, beh, dico che mi sbaglio, anzi, almeno per voi sembra essere un aspetto molto importante: non sono solo belle immagini, ma c’è un vero significato dietro quelle fotografie, almeno, questa è la mia impressione. Le immagini si collegano davvero alla musica.
SÌ! Decisamente. È divertente perché siamo sempre stati etichettati come una band di Brookln, ma la maggior parte delle nostre musiche è stata proprio scritta immersi nella natura e siamo sempre stati molto ispirati dalla calma che offre. La natura, nei suoi significati più variegati, poi è sempre stata una parte importante della nostra musica, sia che si tratti del mondo naturale, come vedi nelle immagini, ma anche la nostra stessa natura umana. È qualcosa a cui sempre pensiamo facendo musica.

Ero molto incuriosito dall’idea di “First Bloom”, come se fosse stato un primo, grande assaggio all’album. Perché avete deciso di fare quella pubblicazione? Sembra quasi che non potevate più tenere quelle canzoni per voi…
E’ esattamente come ci siamo sentiti. Volevamo condividere la musica con un ritmo più rapido e più tempestivo e, quando abbiamo sviluppato il concetto di “fioritura”, beh, era ancora più sensato rilasciarlo in due parti. La crescita non avviene all’istante, quindi volevamo condividere la musica nel tempo. Ora è bello avere il concetto completo e ci piace l’idea di publicare qualcosa che ora è davvero finito.

Gli anni passano, il vostro suono si evolve e si espande, ma c’è un marchio di fabbrica nella vostra musica che ormai è consolidato. Come ci si sente ad arrivare a quel momento in cui un fan dice: “Ecco, questi sono i Savoir Adore, sono inconfondibili!“?
È una bella sensazione. Abbiamo sempre cercato di concentrarci su una sorta di suono romantico, magico – a metà tra il sogno pop e la dance -. Penso che, specialmente grazie al lavoro sulle voci negli ultimi due dischi, lo abbiamo reso ancora più forte. Significa molto quando il nostro messaggio arriva ai chiaro ai nostri ascoltatori, che ormai ci conoscono bene.

Ormai Lauren è diventata parte integrante e fondamentale della band. Mi chiedo come i suoi contributi siano mescolati con le tue idee Paul: è un lavoro personale che trova un punto di unione o è sempre uno sforzo di squadra?
Questo disco è stato davvero un grande sforzo di squadra. Quasi tutte le canzoni che abbiamo scritto sono nate insieme, con noi due nella stessa stanza, nello stesso tempo e penso che questo il disco lo mostri chiaramente. In molti modi “Full Bloom” riflette la nostra amicizia e la nostra creatività combinate.

Amo, da sempre, la vostra capacità di cambiare sensazioni e ritmi nella canzone. L’esempio perfetto è “Satisfied”, che sembra una canzone notturna ma poi si apre al ritmo e il volume sale con l’arrivo dei synth. Nella vostra musica c’è sempre un’alternanza di luci e ombre…
Dinamica e contrasto sono molto importanti per me. Vedo tutto come un’esperienza che, inquesto modo, si fa un po’ più accattivante. Mi piace anche il modo in cui, il sound, riflette i nostri temi classici: la vita è una miscela di luci e ombre e cerchiamo proprio di riflettere ed esplorare questo nella nostra musica, in una modalità ovviamente sonora ma anche concettuale.

Mi collego a quanto mi hai detto adesso. Spesso la parola Savoir Adore è accostata ai termini romanticismo o sogno. La cosa è sicuramente giusta, ma, a volte, appare un lato più fisico che non si sublima solo nell’empatia mentale, ma spinge al contatto reale: che ne dici?
Sicuramente Ricky, anzi pensoproprio che sia un’altra parte del bilanciamento che cerchiamo di avere e di portare nella musica e nelle parole. A volte un approccio più letterale o fisico ai nostri testi aiuta a bilanciare e illuminare al meglio i temi che vogliamo sviluppare. Cerchiamo anche di scrivere musica con vari livelli di interpretazione: spesso le nostre canzoni hanno un significato letterale, fisico, emotivo e spirituale, tutto in una volta.

“It’s Gonna Be Alright”. Un finale bello, diretto, immediato: una canzone molto semplice e chiara. Perché avete deciso di finire con questa canzone così “semplice”, piena di ritmo e ottimista?
Quando stavamo mettendo gli ultimi ritocchi sul disco, beh, quel coro è stato, in realt,à l’ultima cosa che abbiamo scritto. Non appena è stato concluso, ecco, sapevamo che doveva concludere il disco. Per ogni momento vissuto e attraversato di trasformazione, crescita, cambiamento che si trova nel nel disco, dopo tutyto questo, ci sembrava giusto finire con una semplice idea: che non importa cosa succederà, sicuramente andrà tutto bene. È la nostra dichiarazione finale.

Qualcosa che, ancora adesso , ti sorprende nell’album?
“Late to the Party” era qualcosa che non ci aspettavamo: è una canzone che è nata direttamente da un’esperienza che ho avuto la sera prima di scriverla. È raro che, letteralmente, mi metta a scrivere su un’esperienza personale, ma alla fine si è rivelato davvero un brano unico e onesto, ed è stato un bel “colpo di scena” con il resto delle canzoni.

Ricordo quando ero giovane (oh Dio, scrivere così mi fa sentire vecchio, ahahaha), ho sempre adorato leggere le fanzine dei fan sulle band. Non c’era internet, o diciamo che non era così sviluppato, ed era un modo per essere veramente in contatto con i gruppi. Ora leggo che insieme a “Full Bloom” ci sarà una fanzine con fotografie e storie sull’album: è fantastico, un tuffo nel passato! Come è nata questa favolosa idea?
Sì, è verissimo quello che dici! Molto di ciò è nato dalla nostra collaborazione con Adrienne Darnell, le cui foto sono state utilizzate per l’intero lavoro di “Full Bloom”. Le sue immagini sono state una grande parte dell’ispirazione e della visione del disco, quindi dopo aver lavorato con lei per un po’, beh, ci siamo resi conto che dovevamo fare ancora qualcosa in più per la publicazione. La fanzine ha finito per essere l’idea perfetta (pensa che, in realtà, mi vengono consegnate a casa proprio oggi!) Te ne invierò una 🙂

Finalmente siete venuti in tour in Europa: com’è andata? Cosa vi ha colpito di più dell’Europa?
Ci siamo divertiti molto. Era il nostro primo tour europeo completo, quindi è stato davvero speciale per noi. Penso sinceramente che quello che ci ha colpito di più sono stati i fan. Erano così gentili, calorosi ed empatici e, anche quando non conoscevano le canzoni, ballavano e erano così attenti e bendisposti verso di noi. Siamo rimasticolpiti dai club e dallo staff, tutti ci hanno trattato ovunque benissimo e con molta passione. È stata una vera gioia fare un tour in Europa.

Grazie ancora. C’è qualche canzone del disco che ti piace particolarmente e che sceglieresti come colonna sonora finale per questa intervista?
Grazie Ricky. Allora, “Everything’s A Season” è uno dei nostri brani preferiti, musicalmente ed emotivamente. È un’altra canzone che inquadra perfettamente l’album: tutto sta cambiando, ma è ok, lascia che accada.

 

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