TAME IMPALA: LA TOP 10 BRANI

 
di
11 aprile 2019
 

I rumors sul seguito di “Currents”, uscito nel 2015, si fanno più fitti, e il d-day sembra previsto per quest’estate: certo è che sono bastati pochi anni (per i tempi in cui viviamo, un’eternità) per far diventare i Tame Impala di Kevin Parker dei punti di riferimento per il pop-rock di matrice psichedelica del secondo decennio di questo secolo.

Ripercorriamo così la loro carriera, con 10 brani tra i più iconici della loro produzione: e siccome le classifiche lasciano sempre il tempo che trovano, e già essendo una Top 10 una selezione, scegliamo ancora l’ordine cronologico per dare anche una storicità all’excursus.

10 – SUNDOWN SYNDROME

2009

Primo singolo pubblicato, prima capriola lunga 50 anni indietro: tutto molto Doors.

9 – IT IS NOT MEANT TO BE

2010, da “Innerspeaker”

L’album d’esordio dei ragazzi di Perth si apre così: ed è subito lisergica ipnosi.

8- SOLITUDE IS BLISS

2010, da “Innerspeaker”

Il primo estratto da “Innerspeaker” diffuso da Parker e compagnia: un saliscendi intricato, un gran lavoro di batteria per Jay Watson. <There’s a party in my head, and no-one is invited>, serve altro?

7- LUCIDITY

2010, da “Innerspeaker”

Batteria, basso e chitarra si sfidano in una cavalcata psicoattiva e trascinante dal gusto 60’s: il video, inoltre, è una figata.

6- JEREMY’S STORM

2010, da “Innerspeaker”

Uno strumentale ed atmosferico trip da allucinogeno.

5- MIND MISCHIEF

2012, da “Lonerism”

Provocante, dannatamente psichedelico, con quel riff acido di chitarra in loop che non può che farti pensare al primo Eric Clapton/Cream e, di conseguenza, entrarti in testa per non uscirne più.

4- FEELS LIKE WE ONLY GO BACKWARDS

2012, da “Lonerism”

Caleidoscopica, poppeggiante, tastiere, synth, piatti e una linea di basso incantatrice ci aprono le porte ad un meraviglioso mondo: quello dell’LSD, probabilmente. Uno dei pezzi più famosi ed amati.

3- ELEPHANT

2012, da “Lonerism”

Chitarra anni ’70 che è come un omaggio a “Easy Leaving” di casa Uriah Heep ed a “Money” dei Pink Floyd, il tutto in un’atmosfera che ha più che qualcosa del mondo Beatles, ai quali sono sempre stati accostati nella loro fase più psych.

2- NOTHING THAT HAS HAPPENED SO FAR HAS BEEN ANYTHING WE COULD CONTROL

2012, da “Lonerism”

“Lonerism” è pieno zeppo di gemme; prendiamo anche questa, drogata e con quelle rullate che finiscono per entrarti in testa: c’è pure la comparsata dell’amica Melody Prochet, aka Melody’s Echo Chamber.

1- THE LESS I KNOW THE BETTER 

2015, da “Currents”

I fan della prima ora, come il sottoscritto, apprezzano ma non fino in fondo il terzo lavoro, “Currents”: certo che il giro di basso funk di questo pezzo è a dir poco magnetico.

 

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