“RIVENDICHIAMO IL DIRITTO DI SOGNARE” : DAVIDE TOFFOLO CI PARLA DEL NUOVO ALBUM DEI TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

 
15 aprile 2019
 

“Sindacato dei Sogni” è uscito il 25  gennaio scorso per La Tempesta, etichetta indipendente fondata proprio dai Tre Allegri Ragazzi Morti.

Un disco incredibilmente ispirato, nuovo capitolo di un viaggio che dura da venticinque anni. “Io amo te, fai pure quello che vuoi che a me va bene” parole da dedicare a loro fino a perdere la voce, lanciando i nostri cuori sul palco, ancora una volta ci fanno emozionare, ridere, ballare e commuovere come solo loro sanno fare.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Davide Toffolo , in attesa della data di domani, martedì 16 aprile, all’Alcatraz di Milano.

Ecco cosa ci ha raccontato:

Siete al vostro venticinquesimo “Giro d’Italia” con tappa anche in Svizzera, che sensazioni avete?

Venticinque effettivamente sono tanti, la sensazione dei concerti che abbiamo fatto per questo tour è molto bella. E’ una specie di “re-incontro” con il pubblico, anche se non era poi così tanto che non suonavamo, è stato un incontro molto forte. La gente che viene ai concerti dice che non ci ha mai visti così in forma quindi io tengo per buono questo.

A fine gennaio ero in Santeria per la festa di presentazione del nuovo album, “Sindacato dei Sogni”, posso dire che è stata molto di più di un release party. Vi siete messi a nudo, togliendovi le maschere, cosa che non succede spesso, e ci avete raccontato la “costruzione” del disco, mattoncino per mattonino. Fondamentale è l’Outside Inside studio, dov’è nato, e le colline del Montello (TV). Questo posto magico ha influenzato il disco?

Certo, la decisione di farlo con quel musicista (Matt Bordin ndr) in quello studio è stato fondamentale. Abbiamo fatto una prova d’incontro per capire se le nostre personalità potevano essere compatibili, dopodiché abbiamo cominciato a fare il disco ed è stato abbastanza “facile”. Non è stato un processo pieno di crisi o altro, è stato molto naturale. La decisione principale è stata quella di fare il disco lì, con l’aiuto di Matt, che voleva dire andare dritti verso una direzione precisa, che poi è quella del disco.

“Sindacato dei Sogni”, traduzione di The Dream Syndicate, il gruppo californiano formato nel 1981 da Steve Wynn; un omaggio al rock psichedelico ma non solo.. Il titolo ha in se qualcosa di poetico e rivoluzionario, la rivendicazione del diritto di sognare oggi più che mai.

Si, lo rivendichiamo. Rivendichiamo questa possibilità in un momento dove sembra più difficile poterlo fare. Rivendichiamo la possibilità di fare la musica in modo, forse, un po’ più “antico” ma con dei sogni che spero siano sempre accesi nella direzione giusta, cioè verso il futuro.

Rispetto ai vostri ultimi lavori si potrebbe parlare di un ritorno alle origini ma in realtà si sentono le mattine incredibilmente ispirate vissute in studio, le passeggiate nel bosco, le “sfide” tra i chitarristi Enrico, Matt, Andrea. La musica che avete ascoltato durante le sessioni di registrazione: Television, Dream Syndicate, Grateful Dead, Neu!, Kraftwerk.  Tutto questo ha rafforzato e definito i suoni, un ritorno al passato con delle virate, come dicevamo, verso il futuro.

Si, si lo è. E’ vero che non ci sono gli elementi e le digressioni etniche che hanno contraddistinto gli ultimi tre lavori, in questo senso può assomigliare di più ai nostri vecchi dischi. Ma non ha senso “rifare” i dischi di vent’anni fa, noi siamo un laboratorio che è sempre alla ricerca di cose nuove. Tanto tempo fa ho definito i Tre allegri ragazzi morti come un “laboratorio di comunicazione” e lo siamo ancora.

“C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno” c’è un ritorno alle origini. A Pordenone, che hai dichiarato “Capitale del Rock”. L’influenza del movimento del The Great Complotto, il video costruito sul “perduto” video The Supers, Super 8 del 1979.

E’ stato un ritrovamento fortunato. Avevo scritto questa canzone che è il ritratto di come ero io e di come erano i miei amici all’inizio degli anni ’80, dove la cosa più importante non era essere come gli altri ma era essere diversi, trovare un’identità propria. Fatta la canzone, finito il disco, ho avuto anche la fortuna di trovare questo filmato, del quale avevo sentito parlare ma non avevo mai visto realmente. L’ho trovato nell’archivio di un fotografo che non c’è più, un grande fotografo che ha documentato tutta la scena friulana degli anni ’80, il Complotto e tutto il movimento punk degli anni ’80 in Friuli. Si chiama Piermario Ciani e sono contentissimo di averlo trovato da lui .

Il video è magico.

Il video è magico, è vero. Racconta la trasformazione di un gruppo che si chiamava Andy Warhol Banana Technicolor in un altro gruppo che si chiama XX Century Zorro, passando per questi ragazzi che vediamo vestiti da supereroi e che in qualche modo re-immaginano  la realtà, la realtà di provincia estrema come è stata quella di Pordenone. Una realtà dove c’è stata, comunque, la possibiltà di sognare, per questo era importante che fosse in questo disco.

Tanti ospiti importanti che hanno suonato nel disco, da Matt Bordin, Adriano Viterbini, Francesco Bearzatti, Davide Rossi, Nicola Manzan che ho sentito in questi giorni e mi diceva “chiedi a Davide di farmi suonare in tour con loro quest’estate”…tutti hanno dato un contributo fondamentale alla forma che poi ha preso l’album.

(Risate, ndr) Manzan effettivamente sarebbe bello averlo sul palco, potrei chiederglielo. Tutti musicisti eccezionali quelli che hanno suonato nel disco, a partire da Francesco Bearzatti, passando per Manzan che è uno del Montello come Bordin. Davide Rossi che è stato un incontro molto molto speciale. Quando tu parti per un viaggio, alla fine sei sempre fortunato, perché succede sempre qualcosa di speciale e questa volta, effettivamente, è successo qualcosa di specialissimo.

C’è una canzone a cui sono particolarmente legata, quando a gennaio l’ho sentita la prima volta, mi ha fatto emozionare tantissimo. Ho chiuso gli occhi e ho fatto fatica a trattenere le lacrime. “Accovacciata gigante” una canzona scritta a due mani, con una prima e una seconda parte.

Un gran pezzo vero. E’ scritta da me e  Mattia Cominotto che è il cantante degli Od Fulmine ed è stato anche chitarrista dei Meganoidi, lui è un amico e un musicista strepitoso. Ha scritto la prima parte del testo e la seconda l’ho scritta io. Secondo me e’ un esperimento molto riuscito, che da quasi uno sviluppo cinematografico alla canzone, con questa visione dapprima più realistica e che poi diventa completamente onirica. Sono contento ti sia piaciuta perché secondo me è uno dei pezzi più significativi di tutto il disco.

Altra canzone che ha fatto centro nel mio cuore è “Difendere i Mostri dalle persone”.

Ed anche qui c’è la mano di Mattia, quindi ti piaceranno anche gli Od Fulmine. Davvero eh vai ad ascoltare il disco, se non l’hai già fatto. (Risate, ndr)

Ritorniamo “seri” . In questa canzone c’è lo stupore, lo smarrimento che ti lascia una perdita e la sicurezza di una presenza che in qualche modo rimane. Un modo di esprimere certe emozioni e sensazioni che trovo molto “vostro”. C’è sempre una spinta positiva, una rassicurazione, un conforto anche nelle situazioni di dolore e questo per me è bellissimo.

Ho sempre definito la musica dei Ragazzi Morti una specie di “esorcismo” contro le difficoltà, penso che anche stavolta la formula sia questa. Raccontiamo delle cose della vita che sono anche quelle più dure, che segnano di più, però con una vitalità che permette di trasformarle in qualcos’altro. Almeno questo è quello che ho capito, non lo sapevo fin dall’inizio, l’ho capito col tempo. E la parola che hai usato per raccontare la nostra musica, conforto, mi piace, mi piace davvero. Se quella è funzione della nostra musica, beh sono molto contento.

Il disco l’ho avvertito come una sorta di “cerchio magico”. Dall’idea grafica e la storia divertente di come è nata. Un gatto visto al Castello Sforzesco di Milano, la ricerca di una ceramica raffigurante tre giovani gatti, la tua rielaborazione grafica con la maschera dei TARM e la ceramica che, alla fine, è stata acquistata in California. Il pezzo che chiude il disco “Una ceramica italiana persa in California”, un “pezzone”, chiave di lettura dell’intero album. Il cerchio che si chiude e la sensazione che il disco è arrivato dritto dove doveva arrivare, nel cuore di chi lo ascolta.

E’ un “pezzone”, sono d’accordo. La canzone finale ha quel titolo proprio perché ha dato, in qualche modo, senso a tutto quello che abbiamo fatto. E’ la canzone più “anomala” quasi di kraut rock, lunga, dilatata con un testo fantastico. E’ una dichiarazione di libertà. Anche per noi questa canzone è stata la scoperta di aver capito cosa avevamo fatto e per questo ha colpito anche noi.

Il Talent Tarm, vuoi dirci qualcosa?

Si, è stato divertentissimo.

Divertente, molto bello come modo di comunicare il vostro affetto ai fan e molto bello per l’opportunità che state dando hai vincitori del talent.

Devo dire che è andato oltre le mie aspettative. Questo talent l’ho voluto io, mi hanno dato una mano a progettarlo Marco Nicoli e Paolonia Zumo che lo ha seguito. E’ un talent che abbiamo fatto esclusivamente su Instagram al quale hanno partecipato più di cento artisti. Ed è stato incredibile, le scelte sono state anche difficili da fare. L’incontro con le persone che hanno vinto il talent è stato incredibile, a partire dalle situazioni più collettive come il gruppo con gli ukulele, fino all’ultima data che abbiamo fatto a Torino con questi ragazzi giovanissimi che si chiamano Baobab! . Tante persone mi hanno ringraziato per l’opportunità, questa iniziativa l’ho fatta per creare un senso di comunità, non so come dire, esiste una comunità musicale con la quale ci si può confrontare e non è un mondo chiuso. Questo è il messaggio che volevo passasse. Faremo anche una compilation con i brani reinterpretati e le persone non coincideranno con quelle che hanno vinto la serata. A parte Milano, dove i gruppi saranno tre, nelle altre città non potevamo sceglierne più di uno, e poi alcuni avevano più forza nella registrazione rispetto al live. Quindi ci saranno delle belle sorprese anche nella compilation che uscirà .

Un’ultima domanda, una cosa che mi ha fatto sorridere è che spesso dici che molte delle tue canzoni si rivelano essere premonizioni. Quindi “Non ci provare” potrebbe essere la canzone che ti porta in prigione?

Eh sì potrebbe portarmi in prigione, speriamo di no dai, ma non è detto.

Davide, grazie mille per questa piacevolissima chiacchierata. Ci vediamo martedì all’Alcatraz dove dovrò cercare di “frenare” un po’ le emozioni per cercare di fare un live-report il più obiettivo possibile.

Grazie a te, ci vediamo martedì e le emozioni non le frenerai proprio martedì ok?

 

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