OGGI “ILLMATIC” DI NAS COMPIE 25 ANNI

 
Tags: ,
19 aprile 2019
 

Di “Illmatic”, album d’esordio del rapper newyorchese Nas, se n’è parlato e se ne continua a parlare moltissimo. Qualcuno, forse mosso da eccessivo entusiasmo, lo considera il più grande disco hip hop di tutti i tempi; altri, preferendo restare con i piedi per terra, lo additano “semplicemente” come la pietra miliare della scena della East Coast – o meglio, come il lavoro della rinascita della scena della East Coast, che nel 1994 aveva appena iniziato a rialzare la testa dopo un lustro bello e buono dominato dall’infuocata California, patria dell’aggressività degli N.W.A. e della sbruffonaggine del G-funk.

Se i critici furono quasi immediatamente consapevoli di avere tra le mani qualcosa in grado di riscrivere le sorti di un intero genere, meno sul pezzo si rivelarono essere gli ascoltatori, che di certo non si riversarono in massa nei negozi per accaparrarsi una copia di “Illmatic”: cinquantasettemila unità vendute nella prima settimana – una cifra davvero poco lusinghiera per un’opera di tale fattura.

Ma che importa, in fin dei conti? Difficile credere che il giovanissimo Nasir bin Olu Dara Jones, cresciuto nelle case popolari del Queensbridge e arrivato all’ambito traguardo di un contratto discografico non senza poche difficoltà, puntasse subito al successo commerciale. Prima ancora di essere una raccolta di canzoni, “Illmatic” è una lettera d’amore e odio alla propria città di origine, New York: una grande “mela marcia” che violenze, droga, povertà ed emarginazione hanno ridotto a un torsolo spolpato. Uno “stato mentale”, più che una metropoli.

Nas la sente sulla propria pelle; la studia e l’analizza in ogni minimo dettaglio, forte di un lirismo da coltissimo poeta di strada: un vocabolario, un flow, una ritmica, una tecnica e un pathos che polverizzano ogni manierismo, come scrive Andrea Di Quarto nel suo primo volume sulla storia dell’hip hop americano.

I Five Boroughs vengono attraversati in lungo e in largo a bordo del treno della Linea F che unisce il suo Queens a Manhattan e Brooklyn: lo sferragliare delle ruote sui binari posto in apertura della intro “The Genesis” fa da colonna sonora a un viaggio senza ritorno nell’amarezza di un’adolescenza vissuta pericolosamente (“Memory Lane”), nella paranoia di un uomo insonne (I never sleep, ‘cause sleep is the cousin of death, da “N.Y. State of Mind”) e nel peso di un’esistenza all’epoca ancora tanto breve quanto già avvolta nel cupo manto della tragedia – l’album è dedicato al suo collaboratore di lunga data, Ill Will, ucciso in una sparatoria nel 1992, e ad altri tredici (!) amici morti in circostanze probabilmente altrettanto violente.

Tutte queste ombre non sono sufficienti a buttare giù un ragazzino di neanche ventuno anni che, pienamente consapevole della caducità della vita, in “Life’s a Bitch” sogna di godersela fino in fondo; magari con l’ospite AZ, al quale vengono consegnate alcune tra le rime più leggendarie e iconiche mai scritte nella storia del rap: Life’s a bitch and then you die, that’s why we get high/‘Cause you never know when you’re gonna go.

Se dal punto di vista lirico “Illmatic” fu magistrale, per quanto riguarda la musica – le basi, i loop e l’uso del campionamento – fu addirittura rivoluzionario. E come avrebbe potuto essere altrimenti, con cinque produttori del calibro di Q-Tip, Pete Rock, Large Professor, DJ Premier e L.E.S.? Un mix di personalità ed esperienze ben bilanciato con il quale Nas riuscì a dar forma a un suono – o a un rumore? – che è l’essenza stessa di una città sì caotica e ghettizzante, ma anche multietnica e vivace come New York: grezzo e raffinato, sporco e celestiale.

Un crossover/patchwork di jazz, funk, soul e pop (andate a sentirvi come viene stravolta “Human Nature” di Michael Jackson nella pulsante “It Ain’t Hard to Tell”) che ha influenzato e continua a influenzare una miriade di artisti di origini e stili diversi: dal DJ Shadow di “Endtroducing…..” al collettivo black dei Soulquarians, passando per il Kendrick Lamar di “To Pimp A Butterfly” ai “bianchissimi” The 1975 di “Sincerity Is Scary”. Niente male come eredità.

Nas – “Illmatic”
Data di pubblicazione: 19 aprile 1994
Tracce: 10
Lunghezza: 39:51
Etichetta: Columbia
Produttore: Q-Tip, Pete Rock, Large Professor, DJ Premier, L.E.S.

Tracklist:
1. The Genesis
2. N.Y. State of Mind
3. Life’s a Bitch
4. The World Is Yours
5. Halftime
6. Memory Lane (Sittin’ in da Park)
7. One Love
8. One Time 4 Your Mind
9. Represent
10. It Ain’t Hard to Tell

 

Oggi “The Soft Parade” ...

La vita di Jim Morrison, e di conseguenza quella dei suoi Doors, è stata breve e fulminea, leggiadra come una farfalla, abbagliante come ...

Oggi “Roman Candle” di ...

La musica di Elliott Smith è essenziale, nel senso che il cantautore americano riuscì ad esprimere sé stesso, il suo mondo, le sue ...

Space Oddity: il Kleos, la fama, la ...

Oggi la questione non è tanto quella di poter esprimere ciò che si è davvero, quanto, invece, quella di raggiungere i propri obiettivi di ...

Oggi “Happy Sad” di Tim ...

“Happy Sad” è un ossimoro, un contrasto che ben descrive l’anima di un artista complesso come Tim Buckley. L’anima o meglio le ...

Oggi “This is What You ...

Johnny Rotten era insoddisfatto dei Sex Pistols e stanco delle richieste di Malcolm Mc Laren, il “borghese anarchico” del punk. ...