DISCIPLINATHA: LA TOP 10 BRANI

 
25 aprile 2019
 

Provocatori, ironici, anomali, sarcastici, sagaci, cattivi e menefreghisti, controcorrente sempre e comunque, capaci di lanciare una sfida e sostenerla con pensieri, parole, opere e omissioni, mentre chi li ascoltava questa sfida rischiava di perderla, fermandosi alle apparenze. Potrei andare avanti ancora, ma lascio spazio alla loro musica. I Disciplinatha sono, per chi vi scrive, il più importante gruppo italiano. Inutile che mi metta a fare un trattato su di loro, c’è chi lo ha già fatto e molto bene (Giovanni Rossi – Tu Meriti Il Posto Che Occupi), io mi limito (digli poco!) a proporre 10 brani della band, pescando da un catalogo che potrebbe non sembrare molto ampi, ma che alla quantità compensa abbondantemente con la qualità.

Ps…ovviamente non parlo dell’esperienza Dish-Is-Nein, citata giusto alla fine dell’articolo con il rimando alla loro pagina Facebook e al nuovo video della band. Non ne parlo non perché non stimiamo l’intero progetto, anzi, lo adoriamo, ma qui si parla solo di Disciplinatha.

10 – MILIZIA

1988, da “Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!”

Al di là di quello che questo disco, fin dal titolo e dall’iconografia, può suscitare, c’è l’aspetto musicale. Che è pazzesco e devastante. Industrial, post-hardcore, metal: io dico solo che in “Milizia” la chitarra deragliante di Parisini ci graffia fino a far uscire il sangue e la ritmica martellante e ossessiva ci entra nella testa senza pietà. Santini è uno sciamano rabbioso da guardare con il massimo rispetto per paura che ci si rivolti contro.

9 – TU MERITI IL POSTO CHE OCCUPI

1995, da “A Raccolta”

I Disciplinatha non ricordano con particolare affetto questa uscita a nome “A Raccolta”, ma diamo atto che ci da la possibilità di sentire questa canzone pazzesca che è spietata nel suo nichilismo. Musicalmente è mutevole e cangiante come non mai: groove micidiale in partenza, poi arriva la parte più hardcore/metal che ti spazza via.

8 – NAZIONI

1991, da “Crisi Di Valori”

Già detto già visto già fatto e approvato
Razze pure, etnie, frontiere“.
Guardano avanti i Disciplinatha. L’occhio di chi coglie nel passato i segnali del futuro. Zamboni e Ferretti trasformano i Disciplinatha da “cattivi a buoni”, perchè se incidono per la “Dischi del mulo”, beh, mica vorrai dire che sono i cattivi. Il suono è imbastardito, contaminato, rock, rabbioso. Questo cupo incedere iniziale, quasi solenne e poi l’assalto, mentre l’ironia devastante della band ci prende a calci, anche se Valeria ci avverte che Disciplinatha non si sentiva bene e “hanno mandato meeeee….“, qualcuno di cui avere davvero paura. Il basso finale, da rock’n’roll classico, mentre le chitarre fischiano è d’antologia.

7 – CRISI DI VALORI

1991, da “Crisi di Valori”

Dura, incalzante fin da quelle chitarre iniziali e quel basso che lavora ai fianchi. Una crisi di valori, preoccupante. E non se ne esce. Mai.

6 – UP PATRIOTS TO ARMS

1994, da “Un Mondo Nuovo”

“Un Mondo Nuovo” segna la svolta nel suono dei Disciplinatha, con forti influenze elettroniche e la voce di Valeria che s’interseca con quella di Cristiano o ne prende il posto. Il pessimismo e l’ironia rimangono, forti e brucianti. Le chitarre non crediate che non ci siano, anzi, Dario Parisini fa il solito lavoro magnifico. Viene da ridere ascoltando la cover dello stesso brano fatta dai Subsonica in un modo decisamente scolastico e ben poco coraggioso, questa versione è proprio tutt’altra cosa.

5 – 8 MINUTI

1996, da “Primigenia”

Un disco difficile per la band, nato in situazioni precarie, che forse non è ricordato con entusiasmo da Santini e compagni, eppure quello che ci arriva ci lascia senza fiato: scuro, cangiante, capace di colpire non con il pugno duro ma con la forza di uno sguardo, con la paura del buoio o di parole cariche di intensità. Niente punk, niente elettronica. “8 minuti” è l’emblema dei “nuovi” Disciplinatha, con questa calma apparente, una strumentazione che va in crescendo, la voce di Valeria e un bagliore che si apre davanti ai nostri occhi, piano…

4 – ESILIO

1996, da “Primigenia”

Ancora una volta un lato che pare accogliente, i vocalizzi di Valeria e le considerazioni amare di Cristiano, ma la calma chiama la tempesta, quando meno te lo aspetti. Saliscendi tra luce e ombra, un senso di impotenza, di qualcosa che incombe su di noi. Una canzone superba e intensa.

3 – ULTIMA FATICA

1994, da “Un Mondo Nuovo”

Mi si incolla alla testa questa canzone poco da fare. Battuta secca, così come secca è la chitarra di Parisini e poi il ritornello micidiale con la voce di Valeria. Il testo è ovviamente di una attualità spaventosa.

2 – SBAGLIATO

1994, da “Un Mondo Nuovo”

Dopo l’intro di “East And Side” ecco arrivare “Sbagliato”, vero e proprio biglietto da visita più che indicativo di quello che si sentirà nel corso dell’album. Una canzone spietata dal punto dei testi, roba che Santini pare un profeta se la risentiamo adesso. Nel brano c’è l’elettronica, i synth, le chitarre distorte, l’assolo deragliante, i cori a mo’ di slogan: cazzo, che canzone.

1 – ADDIS ABEBA

1988, da “Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!”

Più che una canzone, una vera e propria dichiarazione di guerra, fin dall’incipit, fin dalle parole di Mussolini. Una violenza sonora che sconvolge a dire poco. Tutto è deragliante e non c’è appiglio, possiamo solo soccombere di fronte a tutto questo.

 

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