“SE DOVESSI USARE DELLE PAROLE PER DESCRIVERE QUESTO DISCO DIREI LEGGERO, INSOLENTE E CONFORTANTE.” CE LO RACCONTA ALDOUS HARDING

 
26 aprile 2019
 

Dopo i buoni riscontri ottenuti dal suo sophomore, “Party” (2017), Aldous Harding ritornerà proprio in questi giorni con un nuovo album, “Designer”, che verrà realizzato ancora una volta dalla prestigiosa 4AD. Registrato, come il precedente, insieme allo storico collaboratore di PJ Harvey, John Parish, il nuovo disco ci sembra più ricco di particolari rispetto al passato. Lo scorso febbraio noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa nuova uscita per contattare al telefono Hannah (questo il suo vero nome), mentre era in Italia a fare promozione, e farci dare qualche ulteriore dettaglio sul suo nuovo lavoro. Ecco cosa ci ha raccontato la musicista neozelandese, che suonerà al Locomotiv Club di Bologna venerdì 15 novembre:

Ciao Hannah, come stai? Sei contenta di essere tornata qui in Italia?

Bene, grazie. Sì, è fantastico. Sono arrivata da poco. Non ho ancora visto molto, tra poco andremo in hotel e poi a pranzare.

Tra pochi minuti verrà rilasciato il primo singolo dal tuo nuovo album, “Designer”. Che cosa ti aspetti da questo tuo terzo lavoro?

Che cosa mi aspetto dal mio nuovo disco? Mi aspetto che alla fine dell’anno suoni nello stesso modo in cui suonava quando l’ho fatto. Mi aspetto che le persone possano comprendere i suoi sentimenti e spero che possano provare qualcosa, quando lo ascolteranno. Le mie aspettative sono molto più su me stessa rispetto a quello che le persone faranno con il mio album.

Ti posso chiedere del titolo del tuo nuovo LP, “Designer”? Ha un qualche significato particolare per te?

Ho fatto un paio di interviste prima di questa e gli ho chiesto che cosa ne pensassero del titolo e mi hanno detto che sembra che parli di qualcuno in controllo di un’idea completa. In realtà non intendevo che il mio sound fosse così, volevo usare una parola neutrale e di classe, ma non è quello che ho ottenuto. Volevo qualcosa che rimanesse molto vago.

Di che cosa parlano i tuoi testi? Da che cosa hai preso l’ispirazione, mentre li stavi scrivendo?

Ho preso ispirazione veramente da tutto. So da cosa ho preso l’ispirazione, ma non tutti la potrebbero necessariamente vedere allo stesso modo. L’ispirazione è qualcosa di difficile secondo i miei pensieri. Non so da quale direzione arriverà. Credo che sia una cosa strana di cui parlare. Sono una cantautrice e faccio ciò perchè credo che sia qualcosa che mi venga naturale.

Sul tuo nuovo disco ci sono molti archi e fiati. Ti posso chiedere quali sono state le tue principali influenze?

Non ho delle influenze musicali che mi sento a mio agio ad ascoltare, penso che possa essere una cosa deleteria. Ci sono molti tipi di musica che mi piace ascoltare, ma credo che diventi dannoso e pigro fare dei paragoni con questi addirittura prima che il disco sia uscito: non penso che ne abbiamo bisogno. Ho ascoltato moltissimo Neil Young, poi Gerry Rafferty, John Cale, Yoko Ono, Jane Birkin, ma non voglio fare una ricerca di nomi. La mia musica non assomiglia a nessuno di questi artisti e mi è difficile dirti una definizione del mio sound.

Nel tuo disco ci sono atmosfere molto belle, profonde, oscure e anche morbide. Quali pensi siano i maggiori cambiamenti tra questo disco e i due precedenti?

Se dovessi usare delle parole per descrivere questo disco direi leggero, insolente e confortante. Sto invecchiando; non mi sento vecchia, ma sto invecchiando e credo che le differenze che ho trovato tra “Aldous Harding” e “Party” fossero davvero significanti. Ci sono molte cose che facevo e che ora non faccio e lasciano quindi spazio per altre cose sul disco e credo che lo vedrai ascoltandolo. Ci sono parecchie cose che mi sono andate male nella vita, ma la musica è una di quelle cose di cui non sento che mi devo preoccupare – forse tutti si dovrebbero preoccupare in realtà. Le persone la trovano interessante. E’ un lavoro, non volevo dire ciò.

Dal tuo nuovo album mi piace molto il tuo brano “Treasure”: è piuttosto semplice, ma molto affascinante: ti posso chiederti quale è il tuo tesoro? Che significato c’è dietro al titolo di questa canzone?

Mi piace molto “Treasure” e sono contenta che piaccia anche a te. L’ho mantenuta semplice, ma credo di aver fatto un buon lavoro, perchè mi pare che riesca a trasmettere quello che stavo cercando di dire. E’ una canzone molto incoraggiante, ma è anche potenzialmente triste. Credo che il messaggio di questa canzone sia “devi decidere cosa fare.”

Ho letto che hai lavorato con John Parish anche per questo nuovo disco: che esperienza è stata per te? Che cosa ci puoi dire della tua collaborazione con un grandissimo artista come lui?

Quando abbiamo registrato “Party” per me era tutto nuovo e credo che sia ancora tutto nuovo, ma questa volta ha messo molta più pressione su di me. Lavorare con John è una cosa fantastica, altrimenti non credo che l’avrei scelto un’altra volta. Crediamo l’uno nel lavoro dell’altra.

Che cosa ne pensi della 4AD, che realizza i tuoi dischi? Sono una indie-label legendaria, con così tanti ottimi artisti nel loro roster: che cosa ne pensi della collaborazione con loro?

Non lavoro da tantissimi anni con loro, ma non ho nulla di cui lamentarmi. Loro mi supportano in maniera incredibile e lavorano molto duramente. Li aiuto a fare ciò che amano e loro aiutano me a fare ciò che amo. E’ fantastico.

Suonerai in Europa quest’anno? C’è qualche possibilità di rivederti anche qui in Italia? Magari sulla spiaggia dell’Hana-Bi a Marina Di Ravenna?

Sì, sicuramente. Non ho ancora le date, ma tornerò presto a suonare anche in Italia. Spero di vederti a qualche mio prossimo concerto allora. Grazie mille.

 

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