OGGI “THE PROS AND CONS OF HITCH HIKING” DI ROGER WATERS COMPIE 35 ANNI

 
30 aprile 2019
 

Partiamo dalla fine, da un’immagine semplice e diretta: un uomo di mezza età si sveglia all’alba (per la precisione alle 5:11) ed allungando la mano di lato si rende conto che c’è qualcuno, che non è solo, che è stato solo un sogno ed ora può finalmente sentirsi al sicuro, a casa, con la sua amata. Abbiamo tutti bisogno delle nostre certezze, perché esse ci permettono di delimitare i nostri spazi. Il problema, però, è che, spesso, se esageriamo, se ci facciamo travolgere dalle ansie quotidiane, tendiamo a definire questi spazi in maniera troppo marcata e trasformiamo il naturale bisogno di sicurezza dell’essere umano in qualcos’altro, qualcosa che non ha nulla a che vedere con la sicurezza o la serenità: è così che costruiamo quei muri fatti di sospetto e paura, di diffidenza ed ostilità.

Un’altra immagine è emblematica: nel suo sogno l’uomo tenta di appartarsi con una giovane sconosciuta, quando, all’improvviso, nell’appartamento fanno irruzione due uomini armati di coltelli; hanno una ben definita identità, sono degli Arabi. Persone con una cultura, una religione, dei tratti somatici, delle usanze ed uno stile di vita profondamente diversi dai suoi e di conseguenza il suo inconscio trova normale e necessario armare le loro mani con dei coltelli; quegli uomini, quegli stranieri, sono utilizzati per risvegliare e dare forma a quelle che sono le sue stesse paure. Perché? Perché è più semplice costruirsi un nemico ad hoc, soprattutto quando sappiamo di fare qualcosa di sbagliato – nel caso dell’uomo la sua infedeltà coniugale – e sentiamo il bisogno di giustificare i nostri errori dinanzi all’opinione pubblica o semplicemente vogliamo distogliere l’attenzione da quelle che sono le nostre scelte. Ciò vale sia nell’intimità di una relazione di coppia, che nelle relazioni che coinvolgono le strategie politiche ed economiche di intere nazioni.

Un disco pubblicato nel 1984, basato su idee messe su carta anni prima, all’epoca del muro pinkfloydiano, ma i cui concetti basilari – il bisogno di certezze a cui aggrapparsi per sentirsi appagati ed al sicuro, la percezione del diverso come un elemento ostile e pericoloso, il tentativo di nascondere i propri sbagli dietro una incombente minaccia comune – sono, oggi, nel 2019, a distanza di 35 anni, più attuali che mai.

Noi viviamo, infatti, in un’epoca in cui il sospetto domina e condiziona le nostre esistenze e le nostre scelte quotidiane; una semplice fake new che circola in rete, alimentata ad arte dai media, è in grado di spingerci a sostenere una parte piuttosto che un’altra; può persino farci sembrare accettabile e giusta una guerra e farci ritenere che lasciare al loro tragico destino persone “diverse” in mezzo al mare sia un sacrificio necessario per non perdere la nostra sicurezza, ciò che possediamo, la mano calda della compagna a cui sentiamo il bisogno viscerale di aggrapparci nel cuore della notte.

Inoltre se lei avrà paura degli Arabi col coltello, non si accorgerà dei nostri piccoli e grandi tradimenti, sarà più disposta a perdonarli, se ne farà una ragione perché la nostra sola presenza le è rassicurante. Allo stesso modo, se un intero, evoluto e prospero continente avrà paura di questi uomini e queste donne che arrivano dal mare, se li percepirà come un potenziale ed incombente pericolo, non si renderà conto delle piccole e delle grandi mancanze dei propri governanti. Saremo più disposti a chiudere un occhio, ad apprezzare persino le più becere politiche razziste e discriminatorie, perché ci hanno fatto credere che, senza di esse, perderemmo tutto quello che abbiamo costruito faticosamente. Ma siamo davvero sicuri di possedere ancora qualcosa? O ci stiamo solo illudendo, scambiando quello che è un sogno per la realtà?

Hey girl / As I’ve always said I prefer your lips red / Not what the good Lord made / But what he intended” (Hey ragazza, come ti ho sempre detto, io preferisco che le tue labbra siano rosse, non come il buon Signore le ha fatte, ma come avrebbe voluto farle).

Naturale, una volta che iniziamo a convincerci di esser sempre e comunque nel giusto, ergersi, pericolosamente, ad interpreti unici ed unici attuatori di quella che è la volontà divina non può che essere l’orribile e pericoloso passo successivo.

“The Pros And Cons Of Hitch Hiking” segnò l’esordio di Roger Waters come vero e proprio musicista, perché egli, sino ad allora, si era soprattutto considerato un autore, sminuendo così le sue capacità musicali, rispetto a quelle letterarie. Fu Eric Clapton, che in questo album si occupò della chitarra e successivamente prese parte anche al tour, ad incoraggiare Waters e convincerlo del fatto che egli fosse anche un buon bassista, oltre che un ottimo scrittore. Lo spoken word di Roger, con i suoi dialoghi crudi e surreali, con i suo monologhi carichi di sofferenza e solitudine, richiama chiaramente l’ultimo lavoro dei Pink Floyd (“The Final Cut”), è denso e ricco di contenuti e riesce ad alternare, con maestria, parti narrate, quasi sussurrate, a momenti carichi di tensione. Il disco, all’epoca, fu sottovalutato e non ebbe quel riscontro che avrebbe sicuramente meritato, sia dal punto di vista commerciale, che da quello del riscontro di pubblico durante il successivo tour. In pochi si resero conto del lavoro fatto da Clapton alla chitarra, fornendo una versione dura e tagliente, più nervosa rispetto quelle di Gilmour negli ultimi due dischi dei Pink Floyd, né della performance vocale di Waters, degna dei passaggi più suggestivi ed emozionanti di “The Wall”.

Col passare degli anni, però, l’intreccio tra le atmosfere blueseggianti di Clapton, le visioni paranoiche di Waters ed i fondamentali contributi del piano di Michael Kamen e del sassofono di David Sanborn, sono stati ampiamente e giustamente riconsiderati. Il disco nel suo complesso è omogeneo e coeso; trattandosi di un lavoro concettuale, strettamente connesso allo scorrere del tempo, è preferibile un ascolto lineare e senza interruzioni, dall’inizio alla fine. La musica, nonostante sia chiaramente al servizio delle parole, riesce a snellire il magma verboso di Waters, lo rende più leggero e fruibile, si insinua tra le frasi e ne esalta ed amplifica il contenuto, riuscendo sia a cullare gli ascoltatori con le parti più armoniose e melodiche, che a risvegliare i loro sensi nei passaggi più inquieti, duri ed emotivamente coinvolgenti.

Pubblicazione: 30 aprile 1984
Durata: 42:07
Dischi: 1
Tracce: 12
Genere: Rock progressivo, Rock psichedelico
Etichetta: Columbia Records
Produttore: Roger Waters, Michael Kamen
Registrazione: febbraio 1983

1. 4.30 A.M. (Apparently They Were Travelling Abroad) – 3:12
2. 4.33 A.M. (Running Shoes) – 4:08
3. 4.37 A.M. (Arabs With Knives and West German Skies) – 2:17
4. 4.39 A.M. (For the First Time Today, Pt. 2) – 2:02
5. 4.41 A.M. (Sexual Revolution) – 4:49
6. 4.47 A.M. (The Remains of Our Love) – 3:09
7. 4.50 A.M. (Go Fishing) – 6:59
8. 4.56 A.M. (For the First Time Today, Pt. 1) – 1:38
9. 4.58 A.M. (Dunroamin, Duncarin, Dunlivin) – 3:03
10. 5.01 A.M. (The Pros and Cons of Hitch Hiking, Pt. 10) – 4:36
11. 5.06 A.M. (Every Stranger’s Eyes) – 4:48
12. 5.11 A.M. (The Moment of Clarity) – 1:28

 

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