“VOLEVAMO UN SUONO NATURALE, BILANCIATO E BELLO PER QUESTO ALBUM.” LA NOSTRA INTERVISTA CON GLI STILL CORNERS IN VISTA DEL LORO TOUR ITALIANO

 
9 maggio 2019
 

Gli Still Corners sono Tessa Murray e Greg Hughes: il duo dream-pop londinese si è trasferito ormai da qualche tempo nello stato di New York e, la scorsa estate, ha realizzato il suo quarto album, “Slow Air”. Nei prossimi giorni il gruppo inglese tornerà in Italia per quattro date a supporto della recente uscita (domenica 12 maggio al Lumiere di Pisa, lunedì 13 alla Largo Venue di Roma, martedì 14 al Covo Club di Bologna e mercoledì 15 al Circolo Ohibò di Milano ) e noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere con loro via e-mail. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Ciao, come state? Suonerete in Europa a maggio e giugno: che cosa vi aspettate da questo tour? Siete contenti di tornare in Italia?
Greg Hughes: Stiamo tutti molto bene, grazie. E’ da un po’ che non torniamo in Italia. Non vediamo davvero l’ora di venire a suonare da voi. L’ultima volta ci siamo trovati molto bene, abbiamo incontrato persone fantastiche, abbiamo mangiato il miglior pasto della nostra vita e i nostri concerti hanno spaccato. Mi aspetto che succeda ancora lo stesso!

Ho visto che in aprile suonerete per la prima volta anche in Asia. E’ qualcosa di completamente nuovo per voi: quali potrebbero essere le reazioni dei vostri fan asiatici, secondo la vostra opinione? Siete felici di visitare e di suonare in questi nuovi paesi?
Tessa Murray: Speriamo di piacergli! E’ da tantissimo tempo che vogliamo andare là, così non vediamo l’ora. Guardiamo moltissimi film giapponesi e cinesi, così non vediamo l’ora di essere lì per davvero.

Vi siete trasferiti da Londra a Woodstock, New York: come mai avete deciso di attraversare l’Atlantico? Questo cambio di residenza ha influenzato in qualche modo il vostro songwriting?
G.H.: Volevamo provare qualcosa di nuovo. Woodstock ha una lunga storia artistica e musicale ed è vicina a una grande città. Abbiamo pensato che potesse essere un bel posto in cui vivere e finora ci sta davvero piacendo. Le montagne sono bellissime e questo luogo ispirerà sicuramente il nostro prossimo disco.

I vostri primi due album sono stati realizzati dalla storica etichetta di Seattle Sub Pop Records: come è nata questa collaborazione?
T.M.: Nel 2010 abbiamo realizzato “Wish”, accompagnata da un video registrato su una 16 mm da Lucy Dyson. La Sub Pop l’ha visto ed è venuta a Londra per vederci suonare. In seguito siamo semplicemente andati al pub e abbiamo firmato un contratto con loro.

Il vostro terzo e quarto album, invece, sono stati realizzati dalla Wrecking Light Records, l’etichetta di vostra proprietà: come mai avete deciso di realizzare la vostra musica da soli?
G.H.: Lo stiamo facendo già da un po’ di tempo e Tessa e io siamo molto legati alle persone. Ci piace essere coinvolti e guidare la nave. Cose come parlare con le fabbriche che producono i dischi o scegliere i materiali sono comunque lavoro, ma molto gratificante. E’ bello coltivare e sviluppare anche queste relazioni, quando si crea un album. Abbiamo visto che siamo abbastanza bravi, così abbiamo deciso di farlo.

Il vostro quarto LP, “Slow Air”, è uscito lo scorso agosto: ci potete spiegare il significato di questo titolo?
T.M.: Abbiamo scritto e registrato questo album a Austin, Texas durante l’estate. In quel periodo lì il clima è molto caldo e umido, tutto e tutti devono rallentare a causa di questo calore. Abbiamo pensato che il nome “Slow Air” evocasse questa sensazione, come se l’aria fosse pesante. Alcuni giorni non faceva fresco neppure alla notte, potevi anche stare fuori a bere una birra fredda e ad ascoltare le cicale e sudavi ugualmente; altre volte, invece, c’era una brezza fresca che era incredibile.

Nella nostra recensione, il mio collega Fabrizio Siliquini ha scritto che in questo disco ci sono più chitarre e più batteria: vi trovate d’accordo con questa affermazione? Quali sono stati i maggiori cambiamenti rispetto ai lavori passati, secondo la vostra opinione?
G.H.: Sono sempre stato soprattutto un chitarrista, è il mio primo strumento e quello a cui sono più profondamente legato. Credo che, dopo aver speso molto tempo su “Dead Blue”, volessimo andare dalla parte opposta e fare qualcosa di veloce e famigliare, così siamo passati a ciò che è uscito naturalmente. Credo che i principali cambiamenti siano stati il maggiore uso della chitarra e un duro lavoro di produzione. Volevamo un suono naturale, bilanciato e bello per questo album con consistenza e sensibilità per gli strumenti e la voce.

Quali sono state le vostre principali influenze musicali per questo vostro quarto LP?
T.M.: Suoni più classici che amiamo molto come The Shadows, Bob Dylan, Elvis, ecc.

Che cosa ci potete dire del vostro processo creativo? E’ una cosa collaborativa? Come si è evoluto durante la vostra carriera? Di solito cosa viene prima, la musica o i testi?
G.H.: Lavoriamo insieme da così tanto tempo che ora è diventato tutto un mix, molto collaborativo e quasi telepatico. Possiamo lavorare molto velocemente. E’ fantastico. Di solito la musica viene prima e poi Tessa canta sopra di essa; altre volte, invece, capita l’opposto.

Di che cosa parlano i vostri testi? Da che cosa prendete l’ispirazione, mentre li state scrivendo?
T.M.: Ci lavoriamo separatamente, poi ci troviamo e confrontiamo le nostre note e infine, con il tempo, cerchiamo di accordare tutto.

Leggete molto mentre viaggiate: quali sono i vostri libri preferiti? Pensate che la letteratura e la poesia abbiano ispirato in qualche modo il vostro sonwriting nel corso della vostra carriera?
G.H.: “East Of Eden” di John Steinbeck e “The Wind Up Bird Chronicle” di Haruki Murakami.
T.M.: “Jude The Obscure” e “Tess Of The D’Urbevilles”, entrambi di Thomas Hardy, e “The Shipping News” di Annie Proulx.

Ho visto che realizzate la vostra musica anche in vinile: che cosa ne pensate di questo formato che è ritornato in maniera forte dopo parecchio tempo? Vi piacciono i vinili?
T.M.: Il vinile per noi è fondamentale. E’ il mezzo migliore per godere della musica. L’artwork è di dimensione umane e sembra naturale tenerlo in mano e guardarlo. E’ il metodo meno conveniente, ma non tutto ciò che è conveniente è migliore. E’ salutare rallentare e mettere su un buon album, bere qualcosa, smettere di stare su internet e ascoltare solamente. Con un buon paio di casse è il percorso migliore verso il nirvana sonico.

Avete qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?
G.H.: Anika.
T.M.: Exploded View.

Un’ultima domanda: per favore potete scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa intervista?
T.M.: “The Message”.

Grazie mille.
Grazie a te per l’intervista!

Foto Credit: Bernard Bur

 

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