OGGI “MOSTRI E NORMALI” DEI TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI COMPIE 20 ANNI

 
10 Maggio 2019
 

Compie 20 anni “Mostri e normali”, il primo vero album di inediti in studio dei Tre Allegri Ragazzi Morti, essendo il precedente “Piccolo intervento a vivo” un progetto sui generis, quasi un compendio della loro prima parte di carriera.

Infatti quel disco univa a canzoni registrate live in presa diretta, altri inediti da studio ma che in pratica erano già cavalli di battaglia nei loro concerti, quindi se vogliamo quasi un greatest hits ante litteram, in grado di catturare al meglio le istanze sia musicali che culturali della band di Pordenone, e di dare un’esatta fotografia di ciò che esprimevano all’epoca.

Questione di attitudine, certo, ma anche la consapevolezza che fosse più credibile uscire allo scoperto per quelli che si era veramente: viscerali, grezzi, naif, ma soprattutto punk.

La loro storia, almeno quella del leader Davide Toffolo parte però da molto più lontano, essendo lui parte di quel collettivo artistico musicale chiamato “Great Complotto”, autentica fucina di talenti locali, da qui uscirono anche i Futuritmi, pionieristica band dove mossero i primi passi tra gli altri, oltre allo stesso Toffolo, il futuro Prozac + e Sick Tamburo Gianmaria Accusani.

Già in quegli anni Toffolo, oltre alla passione per la musica, vi affiancava quella per il fumetto, che lo porterà a ideare tutta la poetica ed estetica dei Ragazzi Morti, gruppo che dal ’96 in poi si assestò in terzetto col giovane bassista Enrico Molteni, già un loro fan della prim’ora, e Luca Masseroni alla batteria, accreditato nella prima parte di carriera col nome Luca Casta.

Sentii nominare una prima volta i Tre Allegri Ragazzi Morti nel ’95, quando frequentavo ancora il Liceo: fu una mia compagna che li conosceva a darmi la giusta dritta,  parlandomene in termini entusiastici, specie in virtù delle loro sfrenate esibizioni live.

Ebbi modo di assistere da lì a poco a un loro concerto vicino a Verona, non avevano ancora le famose maschere da teschio che sarebbero diventate iconografiche e loro tratto distintivo estetico preminente ma già allora il carismatico leader si prodigava a chiedere ai fans di non filmare o fotografare, in modo da mantenere integra la loro persona e non renderla immagine.

Bei tempi indubbiamente! Mai avrei pensato di ritrovarli poi in Ricordi, all’uscita di “Mostri e normali”.

Ma non potevano durare a lungo da semi-clandestini, perché già al periodo del citato disco d’esordio, il nome TARM stava emergendo a livello nazionale, con inviti in trasmissioni televisive e la comparsa dei primi video semi amatoriali.

Fu allora che l’utilizzo della maschera divenne necessario e ciò contribuì a renderli assolutamente unici e riconoscibili: quell’espediente accrebbe l’effetto curiosità, al punto da causare ammiccamenti dalle major, che proprio allora stavano setacciando il panorama musicale rock alternativo italiano.

Per questo non è scorretto definire “Mostri e normali” come secondo esordio, un album che andrà a sancire definitivamente la fine di un ciclo, per aprire comunque scenari nuovi ed estremamente interessanti.

Il passaggio alla grossa etichetta, appunto la BMG Ricordi, non andò a intaccare più di tanto la poetica di Toffolo e soci, incentrata ancora su temi legati ai disagi dell’adolescenza, o in ogni caso su tematiche vieppiù esistenzialiste.

L’orecchiabilità è ancora marchio di fabbrica, se vogliamo più accentuata rispetto all’anomalo esordio di “Piccolo intervento a vivo”. Tuttavia, è evidente lo scarto stilistico tra quel disco (per sua natura diretto e assolutamente fedele) e “Mostri e normali”.

Intendiamoci, non che qui ci sia della finzione o venga meno lo spirito originario del gruppo ma, almeno dal punto di vista prettamente musicale si nota uno sforzo maggiore soprattutto in fase di produzione, che va inevitabilmente a levigare brani dall’originaria struttura pop punk. Basti pensare all’evocativa “Bella mia”, dall’incedere incalzante ma assolutamente melodico, o alla seguente “Occhi bassi”, dolce e genuino ritratto, uno dei primi che affolleranno l’universo dei ragazzi morti, con la lente di ingrandimento su ciò che ci fa sentire diversi dalla massa.

Si esplorano in genere i rapporti, e spesso viene posto l’accento sul tema dell’incomunicabilità: emblematici in tal senso “Catena”, con un imperioso climax ascendente che dalla strofa porta al ritornello, “Sono morto” o “Uomo mangia uomo”, in cui non si lascia molto spazio a un ribaltamento delle situazioni. Anche“Dipendo da te” mette in evidenza gli aspetti legati alla difficoltà nelle relazioni e quel senso di inadeguatezza che traspare nei confronti della persona amata o della società intera.

La rivendicazione di “diversità”, l’essenza stessa dei Tre Allegri Ragazzi Morti, più volte esplicitata nei primissimi lavori, diviene manifesta in canzoni come l’iniziale “Stai come me” – dove parlando al plurale si include anche l’altro in una sorta di specchio riflesso, in cui perlomeno ci si rende conto di non essere i soli a sentirsi diversi, anzi, si diventa comunità – e le più dirette e minacciose “Abito al limite” e soprattutto “Mai come voi”.

Questi due episodi, anche musicalmente, con la loro andatura grunge e l’insita rabbia (non solo giovanile) sembrano riallacciarsi idealmente ai primi singoli del gruppo e ne mostrano l’assoluta autenticità e genuinità.

Entrambe poi sono diventate presto dei manifesti della band, specie la seconda che riesce in poche righe a riassumere al meglio chi erano davvero i Tre Allegri Ragazzi Morti:  “Non saremo mai come voi/Non saremo mai come voi, siamo diversi/Puoi chiamarci se vuoi/Puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi/La vita lontana da ogni cliché/Cercala è dentro di te”.

Canzoni un po’ slegate dal contesto appaiono invece la pur interessante cover di “Ask” degli Smiths, musicalmente impeccabile con i suoi suoni ye – ye ma che risente di un testo didascalico un po’ forzato dal punto di vista della metrica, e la conclusiva e dilatata “Non mi manca niente”.

Non so esattamente quali fossero le reali aspettative della Ricordi, fatto sta che i presunti benefici in fase di spinta promozionale furono poco evidenti.  Non vi è dubbio che, per quanto fossero ben confezionate dal punto di vista musicale, con un ottimo gusto pop inserito in un contesto di rock alternativo e l’attitudine punk connaturata dagli inizi, si trattava di un album che ancora non si poteva collocare nel mainstream.

Un documento storico importante è il video animato di “Occhi bassi”, che andrà a inaugurare i contributi in tal senso dell’allora promettente fumettista Davide Toffolo, se escludiamo il primo esperimento naif di “Quindici anni già”. Fatto sta che, chiusa la fugace esperienza major, i nostri inaugurarono una propria etichetta, la “Tempesta Dischi”, con cui finiranno per dare spazio anche ad alcuni fra i più fulgidi talenti indie rock degli anni 2000 in poi, dalle Luci della Centrale Elettrica, al Pan del Diavolo ai già citati Sick Tamburo e altri ancora.

Un’esperienza entusiasmante questa, totalmente indipendente, che prenderà linfa dapprima proprio con i successivi lavori in studi dei Tre Allegri Ragazzi Morti, i titolari della label, a partire dal successivo “La testa indipendente”, a detta di chi scrive il migliore episodio di un catalogo divenuto ormai ricco.

Sarà che essendo morti, loro non invecchiano mai, cosicché anche le canzoni recenti possiedono intatte l’energia e la freschezza dei primi giorni; soprattutto non sono andati persi talento, autenticità e passione.

Per questo il nome dei  TARM, da 20 anni a questa parte, non è mai passato di moda o sceso nei consensi e ad ogni uscita è lecito attendersi qualcosa di intrigante.

Tre Allegri Ragazzi Morti – Mostri e normali

Data di pubblicazione: 10 Maggio 1999
Tracce: 11
Lunghezza: 39:00
Etichetta: BMG Ricordi
Produttore: Marco Dal Lago
Tracklist:

  • Stai come me
  • Bella mia
  • Occhi bassi
  • Dipendo da te
  • Catene
  • Abito al limite
  • Dimmi (cover di “Ask” degli Smiths)
  • Sono morto
  • Uomo mangia uomo
  • Mai come voi
  • Non mi manca niente

 

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