VAMPIRE WEEKEND
Father of The Bride

[ Sony - 2019 ]
9
 
Genere: Pop
 
13 maggio 2019
 

“Father of The Bride” racconta e parla al nostro pianeta malato, stanco e abbastanza puzzolente. La “Big Blue”, raccontata nel disco, è una “Blue Marble” che nella sua tremenda fragilità ci racconta una storia che si sviluppa in un album e nel pensiero di un artista come Ezra Koenig.

Le chitarre sono soffuse, aeree ma con melodie precise che da subito, dai primi vagiti, ci fanno capire come per i Vampire Weekend sia impossibile scrivere pezzi brutti o inutili nello storytelling di un album. La fuoriuscita di Rostam, che comunque è attivo collaboratore in pezzi del disco, non ha cambiato di una virgola la geniale capacità di cogliere la visione di un sound.

Ogni canzone pizzica l’aria, l’ozono e l’universo intero.

I Vampire Weekend sono in continua tensione verso la fede, la ricerca di un songwriting impegnativo ma limpido, alla portata di tutti, come mostrano in pezzi come “Married In a Gold Rush” o “Jerusalem, New York, Berlin”, che attraverso un dialogo tra vari accordi di pianoforte traccia una linea che lega storie, epoche e idee, non solo in ambito musicale, ma politico.
L’acutezza e la versatilità del saper costruire una forma estetica e artistica che sappia parlare al mondo con una vocazione espressamente pop.
“My Mistake” e “Harmony Hall” giocano a calcolare la distanza tra il mondo e il suo caos, viene misurato il polso del globo senza mai essere troppo catastrofici, cinici e noiosi. I Vampire Weekend in ognuno dei 18 brani cercano di decostruire, sia concettualmente che semanticamente, l’idea di un caos fine a se stesso applicato al mondo.
In “Father of the Bride” c’è un’idea alta dell’umanità stessa e della sua concezione di vita. Il compito e la forza da trovare e nel reinventarsi, con stile e creatività, esattamente come ha fatto Koenig, dopo l’uscita di scena di Rostam.

L’essenza, il paradosso tanto poetico quanto tragico della vita stessa è cantato in “Harmony Hall”: “I don’t wanna live like this, but I don’t wanna die”.
Esattamente in questo circolo di significati si muove questa band che, in questi anni, ha dimostrato di essere solida, unica. La forza è nello sviluppare un racconto, un’idea e una visione del mondo che si trasformano in uno storytelling che parla e si coniuga al presente.

Un saggio interessantissimo uscito, su Lit Hub, si chiede: “Cosa significherebbe vivere in un mondo senza storie?”, le canzoni dei Vampire Weekend ci illustrano un opposto esatto, raccontandoci un mondo svilito e distrutto ma pieno, ricco di storie e in un certo senso di futuro.

Riprendendo una frase di Flaubert, contenuta nello stesso saggio appena citato: I have always tried to live in an ivory tower, but a tide of shit is beating at its walls, threatening to undermine it. La merda del mondo dunque spinge e costringe tutti a sporcarsi le mani, i Vampire Weekend però hanno la capacità di trasformare, come eterni Re Mida, tutto in oro.

Credit Foto: Monika Mogi

Tracklist
1. Hold You Now (feat. Danielle Haim)
2. Harmony Hall
3. Bambina
4. This Life
5. Big Blue
6. How Long?
7. Unbearably White
8. Rich Man
9. Married in a Gold Rush (feat. Danielle Haim)
10. My Mistake
11. Sympathy
12. Sunflower (feat. Steve Lacy)
13. Flower Moon (feat. Steve Lacy)
14. 2021
15. We Belong Together (feat. Danielle Haim)
16. Stranger
17. Spring Snow
18. Jerusalem, New York, Berlin
 
 

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