“UN PROMEMORIA NELLE DIFFICOLTà”: LA NOSTRA INTERVISTA CON MICHEL ED EBBA DEGLI WY

 
15 maggio 2019
 

Michel Gustafsson ed Ebba Ågren sono una coppia, sia nella vita che nella musica. Il loro progetto Wy giunge all’appuntamento con il secondo disco e le sorprese, sonore, non mancano. Non potevamo non soddisfare le nostre curiosità, con una chiacchierata che li vede coinvolti entrambi (Ps: intervista realizzata prima della pubblicazione di “Softie”, nuovo album appena uscito, pubblicata anche sul numero 464 -aprile 2019- del mensile Rockerilla).

Nuovo album in arrivo, come vivete l’attesa?

Ebba: I nostri sentimenti cambiano molto più ci avviciniamo alla pubblicazione. Un momento ci sentiamo molto sicuri e il momento dopo diventiamo ansiosi. Principalmente pensiamo a come reagiranno le persone. Critici, fan, stampa. Ma l’unica cosa da fare è pensare a come ci sentiamo noi riguardo al disco: amiamo ciò che abbiamo fatto e questa è la parte importante. Siamo davvero felici di poter creare la nostra musica esattamente come ci piace. Questo è ciò che conta di più. Ma a volte è difficile non preoccuparsi dei numeri. Ci sono così tanti modi per misurare il successo al giorno d’oggi e questa cosa può facilmente entrare nella tua testa e condizionarti.

Prima di parlare dell’album e della musica vorrei parlare di quello che vi è successo, a livello personale. So che avete dovuto lasciare il vostro appartamento e affrontare un trasloco. Mi è sembrata una cosa piuttosto traumatico. Sbaglio?

Ebba: Magari è eccessivo dire “traumatico”, ma in effetti ci sono stati alcuni mesi problematici durante l’anno scorso, quando non sapevamo se potevamo stare o dovevamo andare via. Dover lasciare l’appartamento ci ha colpiti in tanti modi. Ci ha anche costretti, per la prima volta, a cancellare gli show europei che erano già fissati. Stavo lavorando molto al momento e poi si sono mescolate cose personali, quindi è stato molto stressante. Ci siamo accorti che entrambi avevamo bisogno di una specie di svolta e quel momento è arrivato quando, finalmente, abbiamo deciso di pubblicare finalmente l’album su cui stavamo lavorando.

Ricordo bene una vostra personale descrizione del vostro sound: “Siamo pieni di dubbi, ma non abbiamo il tempo di suicidarci, baciamo le nostre ferite e suoniamo suoni di chitarra tristi fino a farci male alle dita“. Vale ancora questa frase?

Ebba: Ci è sempre piaciuta questa descrizione perché è sia molto drammatica ma anche un po’ divertente. Questa frase è molto rappresentativa delle nostre personalità. Siamo ancora pieni di dubbi. Forse non sulla musica che produciamo, ma sulle cose ordinarie, come la maggior parte delle persone. Usiamo ancora la musica come un modo per far fronte alle difficoltà, ma le chitarre non sono più così tristi! Questo nuovo disco ha più energia. Quindi le chitarre sono più cariche e forti.

La copertina del nuovo album è molto particolare. Da dove viene questa scelta?

Ebba: In realtà abbiamo avuto davvero passato molto tempo a trovare la copertina giusta per il disco. Volevo che catturasse l’essenza dell’album, come si vorrebbe che facesse sempre una copertina di un album. Ma è stato difficile scegliere il soggetto adatto davvero. Abbiamo scattato molte foto diverse, con concetti diversi e questo mi è sembrato subito giusto. È una foto che crea un conflitto. È un po’ strana, diretta e mette un po’ a disagio, ma è un versione di me stessa  che mi piace. Mi piace confondere le persone e penso che anche questo renda l’immagine intrigante. Le persone sono spesso attratte da cose che trovano un po’ strane.

Softie, nella traduzione italiana, ha due significati: persona sentimentale o persona debole. Quale è quello più adatto per il vostro album?

Ebba: persona sentimentale di sicuro. L’idea alla base del titolo deriva dalla nostra filosofia che è meglio essere “nice” che essere “cool”. Ma soprattutto è una descrizione che mi rappresenta. Sono molto emotiva e mi prendo cura di tutto. Posso essere anche un po’ teatrale. Volevo trasformare il termine “softie” in qualcosa che fosse un vanto. Così ho fatto.

La scelta di un primo singolo come Pavements sembra fatta apposta per sorprendere coloro che già vi conoscevano. Avete mai pensato alla reazione dei fan?

Michel: Sapevamo fin dall’inizio che non avremmo scritto un secondo Ok, ma non avevamo programmato di usare Pavements come primo singolo. Quando il brano era quasi finito, Joakim, il nostro produttore, ha suggerito di usarlo a questo scopo e la cosa ha avuto senso.

Questi suoni così diversi indicano anche che avete affrontato lo studio di registrazione in modo più coinvolto rispetto al primo album, sbaglio?

Michel: Sì, certo, hai ragione. Abbiamo registrato il nostro primo album interamente nel nostro appartamento. Con il senno di poi penso proprio che il primo album sia un po’ “timido” proprio per questo. Per noi entrare in uno studio vero e proprio era solo un naturale passo avanti. Sai, con questo secondo album che volevamo essere più coraggiosi sia nella scrittura che nella produzione e Joakim Lindberg, il produttore, ci ha aiutato in molti modi, in primis, svolgendo il lavoro di critico. Come ti dicevo il fatto di registrare nel suo studio ha reso il suono più audace e aggressivo.

Ebba: Sentivamo sicuramente di avere più spazio per esprimerci e sperimentare. Credo che la nostra musica avesse davvero sfruttare quel tipo di spazio. La sensazione è quella di esserci un po’ trattenuti fino a questo punto. Joakim ha avuto molte idee divertenti e coinvolgenti e ha portato tutte le produzioni a un livello superiore.

Possiamo dire che il vostro primo album è stato un modo catartico per affrontare le vostre paure, mentre in ​​questo nuovo album volete anche coinvolgere l’ascoltatore lungo questo percorso formativo?

Ebba: Sì, è un buon modo di descriverlo. Il primo disco, riguardandoci indietro, si è dimostrato più introverso di come lo avevamo pensato. Vogliamo sempre coinvolgere l’ascoltatore, è vero, ma tutte le nostre canzoni restano un promemoria per me stessa, ora anche per gli altri: con il nuovo disco tutto è più chiaro.

Nel primo disco i confronti erano stati con Cocteau Twins, Mazzy Star o Daughter. C’è una band che vi ha particolarmente ispirato per il suono di questo secondo disco?

Michel: Questa volta siamo stati più ispirati dal modo in cui alcune band scrivono le loro canzoni piuttosto che da come suonavano. Ci piace il modo in cui band come Xiu Xiu e Young Fathers scrivono, perché ci sembra che riescano ad essere più espressivi, in ​​qualche modo.

Ebba: mi sono concentrata molto sull’evoluzione del mio songwriting, cercando di essere più espressiva e meno prevedibile. Quindi ascolto molto buon pop, tipo Fiona Apple, Lorde, Chairlift, The 1975. Mi sono lasciata ispirare dagli artisti che fanno un pop molto accattivante, ma l’ho fatto in modo personale e inaspettato. Ora, quando scriviamo una nuova canzone, miriamo sempre a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto prima.

Swedish Summer o Adore You confermano quanto dici, mostrandoo un magnifico lato pop, con un ritornello accattivante, mentre una canzone come Twenty-two Dreaming è come una ninna nanna, notturna e dolce. Due facce della stessa moneta?

Michel: Sì, un po’ direi di si. Penso che entrambi sentiamo che è più divertente scrivere diversi tipi di canzoni e attraversare più generi piuttosto che limitarsi a uno solo. Un piccolo fatto divertente: Adore You è probabilmente una delle nostre canzoni più vecchie.

Have You Ever Been In Love? è una canzone che adoro: ha un finale molto rumoroso e suggestivo che si discosta decisamente dai suoni introspettivi del debutto…

Michel: Ci sono alcune canzoni che ho avuto nella mia testa per anni. Ho fatto diverse versioni, attraverso gli anni, e questo è uno di quei casi. Questa volta ho finalmente capito bene quale suono volevo e quando Ebba ha scritto le sue voci per questa canzone, sbeh, sapevo esattamente che sarebbe finita sul disco.

Ebba: Adoro quella canzone. È davvero esagerata. Ho sempre avuto pronto il titolo e un testo scritto, in attesa di un canzone così “drammatica” che potesse contenerli: è arrivata.

C’è qualcosa, che, riascoltando il disco, ti sorprende ogni volta?

Ebba: Non mi sarei mai aspettata di scrivere una canzone come Tabs, l’ultima dell’album. Forse è la mia preferita. Le voci sono davvero asciutte e poi non avevamo mai usato il piano in una canzone prima. Penso che sia un finale appropriato, sia a livello tematico che a livello sonoro. Riassume tutto ciò che vogliamo dire con questo album. È anche la canzone preferita di mia madre!

Non conosco Malmö. Non ci sono mai stato. Potete parlarmi della vostra città?

Malmö non è una grande città, anche se comunque è la terza città della Svezia. Hai tutto ciò di cui hai bisogno e c’è sempre qualcosa di vivo nella scena musicale, grazie a posti come il Plan B (un noto locale sotterraneo). Abbiamo molti amici che suonano anche in gruppi ed è bello avere qualcuno con cui parlare e confrontarsi. La cosa che più apprezzo è che Malmö è anche un posto che ti perdona e accoglie se ti senti un po’ diverso: nessuno ti guarda strano o ti giudica per come sei vestito.

 

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