TOMBERLIN
Live @ The Hope And Ruin (Brighton, 20/05/2019)

 
21 maggio 2019
 

“At Weddings”, il primo album di Tomberlin, era già stato realizzato nel 2017 dalla Joyful Noise Recordings, ma nell’estate dello scorso anno la Saddle Creek ha deciso di ripubblicarlo con l’aggiunta di ben tre nuove canzoni.

La giovanissima Sarah Beth, nativa della Florida, ma ora di stanza a Lousiville, Kentucky arriva per la prima volta in Europa, come lei stessa ci rivela a inizio concerto, a portare questo suo esordio sulla lunga distanza: dopo la data di Colonia di sabato scorso, quello di stasera è il suo debutto nel Regno Unito.

La sala concerti della venue di Queens Road, situata al piano superiore del pub, non è pienissima stasera (tra il pubblico ci sembra di scorgere anche i locali Blood Red Shoes), ma sicuramente ciò non fa altro che aumentare il livello di intimità della proposta musicale della giovanissima musicista statunitense.

Non sono nemmeno le nove e quaranta quando Tomberlin sale sul palco da sola e inizia con “Tornado”: la dolcezza della sua voce, accompagnata dal solo piano e da qualche effetto in sottofondo che rende il suo suono ancora più personale e sensibile, è preziosa ed è una di quelle che entrano nel cuore di chi ascolta e riescono a scaldarlo immediatamente.

Dal secondo brano della setlist, “Any Other Way”, la ragazza di stanza in Kentucky è supportata da un altro chitarrista e il lavoro delle due acustiche aggiungerà ulteriori bellissime sensazioni al sound di Tomberlin: le emozioni continuano a susseguirsi perchè Sarah Beth, attraverso i suoi ottimi vocals, sa come costruire in maniera sapiente momenti molto raccolti e dolci, pur coperti dalla malinconia e dal dolore dei testi.

Dopo il passaggio molto toccante (e di nuovo da sola) di “February” – sono molto puri i brividi che scorrono sulla pelle dei presenti per questa canzone così intima – è “Seventeen” ad aprire un minimo gli orizzonti verso qualcosa che sembra più vicino al pop rispetto a tutto il resto della sua produzione, pur sempre rimanendo emotivamente intensa e personale.

Il set si chiude con Sarah Beth che canta solamente, accompagnata dal piano, per “I’m Not Scared”: in mezzo al dolore raccontato nella canzone, però Tomberlin riesce a esprimere la passione dei sentimenti, grazie anche a un ottimo uso delle varie tonalità della sua voce.

C’è tempo per un breve encore – tra cui una nuova canzone ancora senza titolo dalle influenze folk – prima che la serata si concluda.

Ci sentiamo dei privilegiati per aver potuto essere tra i primi in Europa a poter ascoltare live la musica di questa giovane musicista statunitense: non è solo l’intimità del suo sound, seppur semplice e piuttosto scarno, ma è anche e soprattutto la sua capacità di entrare nei cuori di chi la sta ascoltando che rende i suoi concerti davvero speciali. Davvero brava Tomberlin: c’è una lunga carriera che l’aspetta.

 

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