OGGI “DIAMOND DOGS” DI DAVID BOWIE COMPIE 45 ANNI

 
24 maggio 2019
 

”Diamond Dogs” fu uno dei dischi più belli e controversi mai prodotti da David Bowie. Inizialmente pensato come un concept su uno dei romanzi più amati da David, “1984” di George Orwell, fu poi realizzato come una sorta di incubo sonoro a metà strada tra “Freaks” di Browning e “Nova Express” di Burroughs. Ambientato in una città immaginaria, “Hunger City”, completamente in rovina e con grattacieli spogli alle cui sommità alcuni umanoidi, i cani diamante guidati da “Halloween Jack”, un tipo tosto che vive sui tetti di Manhattan Chase, tengono sotto scacco la città. Gli esseri umani sono incapaci di agire e sono alla ricerca disperata di sesso promiscuo e droghe facili, per annientare la volontà ed anelare ad una sorta di orgasmo artificiale, proprio come i personaggi che popolano i romanzi di Burroughs. Qui Bowie infatti utilizza per la prima volta la tecnica del cut-up cara allo scrittore americano per colorare testi pieni di angoscia, sofferenza e alienazione.

La canzone che apre il disco, “Future Legend” descrive alla perfezione lo scenario apocalittico in cui è ambientato il disco, con quel synth lugubre introdotto da un ululato che sembra un guaìto di sofferenza e la voce salmodiante di Bowie che ci presenta la desolazione e la miseria del mondo.
Questo non è Rock ‘n’ Roll! Questo è Genocidio! Urla David allargando la prospettiva di suicidio rock ‘n’ roll inaugurata da Ziggy Stardust ed estendendola a tutta l’umanità, mentre un poderoso riff garage alla Stones ci porta alla ‘title track’ ed all’epopea di “Halloween Jack” e dei cani diamante.

E’ un disco difficile, che rispecchia lo stile di vita di David Bowie dell’epoca, sempre più risucchiato dal vortice della cocaina ed intrappolato dai fantasmi della celebrità. L’incedere marziale di basso, batteria e sax di “Sweet Thing”, la furia rock di “Candidate” e la ripresa rassegnata del tema iniziale di “Sweet Thing” con “Sweet Thing (reprise)” possono essere considerate il vertice del disco e rendono alla perfezione l’alienazione drogata di David Bowie. Musicalmente “Diamond Dogs” è un ibrido tra la decadenza hard rock di “The Man Who Sold the World”, i feticci glam di “Ziggy Stardust”, il garage rock degli Stones e il ‘Philly Sound’, ovvero la soul music che si tramuta in disco.

Se “Rebel Rebel”, con quel suo riff essenziale e caracollante può essere quasi una continuazione di “Brown Sugar” di Jagger e soci, 1984 tradisce una parentela stretta con il tema di “Shaft” di Isaac Hayes. “Rock n’ Roll With Me” è invece una canzone romantica alla Bill Withers con la quale Bowie cerca una via d’uscita, la necessità di una vita stabile alla riscoperta delle sue radici, recise dal troppo girovagare.
Ma è troppo tardi: l’incubo di “We Are the Dead”, la frase disperata che Winston e Julia pronunciano un attimo prima che la psico – polizia li catturi, non lascia speranze: il lugubre tappeto di synth e la chitarra fuzz suonata dallo stesso David, suonano come un rintocco a morto delle campane. L’epitaffio prog di moog e mellotron di “Big Brother” chiude il disco con la coda strumentale di “Chant of the Ever Circling Skeletal Familiy” dove l’urlo Brother viene spezzato in bro, bro, bro… con un effetto di disco che salta, chiaro omaggio al “Sgt. Pepper” dei Beatles.

David precipiterà sempre più giù, per poi risorgere come un’araba fenice che vola nei cieli plumbei di una Berlino Est al suono dei Kraftwerk , dei Can e dei Neu!
Ma questa è un’altra storia.

David Bowie – “Diamond Dogs”
Etichetta: RCA
Pubblicazione: 24 maggio 1974
Durata: 38:25
Produttore: David Bowie

Tracklist:
1. Future Legend
2. Diamond Dogs
3. Sweet Thing
4. Candidate
5. Sweet Thing (Reprise)
6. Rebel Rebel
7. Rock ‘n’ Roll with Me
8. We Are the Dead
9. 1984
10. Big Brother
11. Chant of the Ever Circling Skeletal Family

 

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