MI AMI 2019
Giorno 2 @ Idroscalo (Milano, 25/05/2019)

 
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26 maggio 2019
 

Piove sugli orizzonti sfuocati, sui nostri tempi deviati” cantano i Baustelle, la pioggia però, in modo altrettanto poetico, ha toccato il Mi Ami che, dopo un inizio annacquato, ha imparato a nuotare e ha scacciato ogni nuvola sulla seconda giornata di festival.

Fatta questa doverosa parentesi da Colonnello Giuliacci, possiamo partire con le nostre considerazioni.

RICCARDO SINIGALLIA – LA BELLEZZA DELLE PICCOLE COSE

Il frastuono del cambiamento, si sente, si tocca e muta in felicità, spensieratezza vera sul palco.

Riccardo Sinigallia è un flusso di coscienza impegnativo ma irrefrenabile: il suo lavoro, anche sulla colonna sonora de “Lo Spietato”, testimonia questa continuità assoluta in un’attività creativa prolifica e soprattutto fuori dall’ordinario percepire.

Il live è un portale che connette il pubblico al passato, al presente e al futuro di un artista che ha veramente trovato una dimensione espressiva ideale.
Riccardo Sinigallia porta sul palco un’idea del fare musica in modo artigiano, concreto. Tutto ciò culmina in un alone (quasi un profumo) diffuso di bellezza assoluta, presente anche nei momenti più intimi e semplici del set.

Riccardo Sinigallia è un ponte generazionale e averlo in festival così è importante per chiunque: per chi ascolta, per chi suona e per chi scrive.

MAHMOOD

Solitamente tutti noi siamo spinti ad andare alla ricerca di ciò che riteniamo più simile alla nostra identità musicale e culturale, poi però è arrivato Mahmood con il suo melting pot di bilinguismi, crossmedialità e culture. Il suo è un live che si costruisce con uno storytelling molto forte e appigliato al disco d’esordio, al suo rapporto con Milano e alla sua storia personale. La sua attitude crea un’immagine pop sofisticata che fa bene, molto di più di chi pensa di reinventare, con delle clonazioni, l’idea del rock o del cantautorato. Mahmood è futuro.

CASO – L’UNIVERSO CAOTICO DEL NON-CANTAUTORE 6.0

Tornando alla questione cantautorato e al capitolo “cura delle parole”, fortunatamente non ci sono solo appassionati di “Clone Wars” ma anche artisti rari e splendenti come Caso. Il suo è un progetto longevo, dalla chiara deriva punk, che si ciba di parole, anche piuttosto semplici.
Difficile immaginare un live così esatto: ogni passaggio arriva accompagnato dalla frase giusta. Il caos è il cibo che deve mangiare il cantautorato, e l’arte in genere, per riscoprirsi puro, incontaminato e post-punk. Facendo un semplice anagramma, anzi scambio di lettere, indovinate cosa viene fuori dalla parola caos? Coincidenze?

MOTTA – LA SANA MALINCONIA

Una danza continua di suoni e figure nell’oscurità, le luci che si muovono sul palco mi riportano, non so per quale motivo preciso, alle coreografie di “Suspiria” di Luca Guadagnino. Motta ha un’impalcatura di live che gioca sulle policromie, sui chiaroscuri dei suoi meravigliosi brani. Tutto è centrato: l’idea di iniziare in solo con la chitarra ci lega ad un concetto di live pensato non come un semplice Big Bang unidirezionale, ma piuttosto come una sinfonia che sappia trovare le intercapedini giuste in cui infilare anche della sana malinconia.

MARGHERITA VICARIO – POLIFONIA ARTISTICA

L’improvvisato set in power trio è un regalo per tutti. Il suo breve live è un accenno di dialogo tra una serie di mondi, di domande e di esigenze. La grandezza di Margherita Vicario è tutta nella capacità di parlare al presente con una meravigliosa sfacciataggine. Lei è Bansky della scena pop italiana e non perché si celi dietro chissà quale anonimato, ma le sue anime artistiche sono così variegate da immergere la sua stessa figura in un alone misterico e profondo, tra il teatrale e il religioso.
L’oscurità e il non sapere in che direzione andrà questo progetto artistico è un valore aggiunto al set, il dolce peso dell’imprevedibilità.

MENZIONE D’ONORE AI COSMETIC, VERI GUERRIERI DEL MI AMI 2019

Ma che band meravigliosa sono dal vivo i Cosmetic? Il loro live è un rendering primordiale di tutta una serie di emozioni che, per alcuni di noi quasi-ex-giovani, sono costitutive.
Tutto è impreziosito da suoni sguaiati, urlanti e ululanti: una vera medicina per l’acufene e per il cuore. Meravigliosamente stoici, imperterriti e duraturi.
W i Cosmetic, una band che ha fatto del titanismo romantico uno stile di vita, un genere musicale.

La parola della giornata numero 2 di Mi Ami è “viaggiare”, tranquilli Lonely Planet non ha pagato uno spazio del mio recap, ma semplicemente credo sia importante per legare delle idee e delle realtà così forti, come possono essere quella di Mahmood, Caso e Riccardo Sinigallia. C’è, in fin dei conti, bisogno di un’idea precisa di viaggio e dell’itineraio da compiere.

Il pensiero è sintetizzato meravigliosamente da Montaigne, che sicuramente alle 2 di notte era più abile di me ad affilare i suoi appunti: “Travel is in my opinion a very profitable exercise; the soul is there continually employed in observing new and unknown things, and I do not know, as I have often said a better school wherein to model life than by incessantly exposing to it the diversity of so many other lives, fancies, and usances, and by making it relish a perpetual variety of forms of human nature”.
La varietà e la molteplicità di colori di un festival, alla fine, in una serata dal tempo variabile, si rincontrano in un filo di un gomitolo, molto lungo, che lega suoni impensabilmente perfetti per ritrovarsi insieme.

Canzone della serata
“A cuor leggero” – Riccardo Sinigallia

 

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