MOTORPSYCHO: LA TOP 10 BRANI

 
27 maggio 2019
 

Trent’anni di carriera. Decine e decine di album ed EP alle spalle. Un nutrito gruppo di cultori sparsi in tutto il mondo. Nella loro terra natale, la Norvegia, sono delle vere e proprie superstar, con all’attivo svariati numeri uno in classifica.

Eppure i Motorpsycho restano un piccolo mistero per tanti ascoltatori. Per un unico, macroscopico motivo: che genere fanno? Progressive, psichedelia, heavy metal, hard rock, indie rock, space rock, alternative rock, pop rock, fusion, ultimamente persino doom e stoner…impossibile etichettare la creatura di Bent Sæther e Hans Magnus ‘Snah’ Ryan. Sarebbe un’impresa ardua per chiunque – forse anche per loro stessi, arrivati a questo punto.

Un po’ più semplice redigere una classifica di dieci tra i loro migliori brani (più due bonus track), pescati qua e là tra i lavori degli esordi e il recentissimo “The Crucible”, pubblicato lo scorso 15 febbraio. Ben cinque le date programmate in Italia per promuoverlo: si parte il 28 maggio da Trezzo sull’Adda, poi a seguire Bologna (29 maggio), Avellino (30 maggio), Ciampino (31 maggio) e, in chiusura, Genova (1° giugno). Quale occasione migliore per rinfrescarsi la memoria con una bella top ten di (non solo) vecchi classici? Decidetelo voi l’ordine di preferenza. Buon ascolto!

PSYCHOTZAR

2019, da “The Crucible”

Immaginatevi i Black Sabbath a bordo di un’astronave alla deriva. Totalmente persi in uno spazio psichedelico. Aggiungeteci colpi di gong e campanacci a iosa. Ed ecco a voi l’imponente “Psychotzar”, tratta dall’ultimo album dei Motorpsycho.

BARTOK OF THE UNIVERSE

2017, da “The Tower”

Un altro bel macigno prog metal proveniente da universi sconosciuti. Doom, math, qualche traccia di King Crimson…qua c’è un po’ di tutto.

CLOUDWALKER – A DARKER BLUE

2014, da “Behind The Sun”

Siamo sempre dalle parti di un progressive estremamente vivace ma molto meno elettrico. Chitarre acustiche, armonie vocali e mellotron a infondere quel pizzico di anni Settanta che non guasta mai.

THEME DE YOYO

2003, da “In The Fishtank 10”

Dall’EP collaborativo con i connazionali Jaga Jazzist, sette minuti e mezzo di acidissimo funk dalle forti tinte fusion. Con un giro di basso davvero strepitoso.

PLAN #1

1993, da “Demon Box”

Un classico bello possente degli esordi, tratto dall’album che pose i Motorpsycho all’attenzione internazionale. Solo io ci sento qualche traccia di slowcore?

WALKING ON THE WATER

1997, da “Angels and Daemons at Play”

Tanto per cambiare, un altro giro di basso da applausi. Questa volta, però, niente fusion: un bel mix tra progressive e alternative rock di chiara matrice ‘90s.

IN OUR TREE

2006, da “Black Hole/Black Canvas”

L’energia cruda dell’hard rock. I tempi inconsueti del progressive. Ma soprattutto, una classe pop davvero invidiabile. Tutto questo e altro ancora in “In Our Tree”, dall’eccellente “Black Hole/Black Canvas”.

GO TO CALIFORNIA

2001, da “Phanerothyme”

Una delizia prog pop, a metà strada tra Yes e Beach Boys. Le voci di Bent Sæther e Hans Magnus ‘Snah’ Ryan creano armonie di una raffinatezza memorabile. E che assolo di piano elettrico!

VORTEX SURFER

1998, da “Trust Us”

Nove minuti. Ecco quanto dura uno dei brani più epici e intensi mai scritti dai Motorpsycho. Poco da fare: siamo dalle parti del capolavoro.

S.T.G.

1996, da “Blissard”

In una top ten dei Motorpsycho che si rispetti non può mancare un brano estratto dal monumentale “Blissard”. “S.T.G.” è un treno in corsa che travolge con la forza del miglior alternative rock anni Novanta. C’è tanta psichedelia, ma io personalmente ci sento anche una dose abbondante di Swervedriver.

Bonus track: FEEL

1994, da “Timothy’s Monster”

Anche quando si tratta di scrivere canzoni brevi, i Motorpsycho sanno dire la loro. In questo caso, però, fanno qualcosa di più: realizzano una delle più belle ballate alt rock degli anni Novanta.

Bonus track: THE OTHER FOOL

2000, da “Let Them Eat Cake”

Non me la sentivo di lasciare fuori dalla lista uno dei miei brani preferiti di Sæther e Ryan. Tra l’altro, nel verso di chiusura di “The Other Fool” si cela un consiglio che è l’essenza stessa della musica dei Motorpsycho: Let’s get some weed and chill out to Pink Floyd

Credit Foto: Geir_Mogen

 

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